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Omaggio a Giuseppe Morra. Dialoghi di una vita a Gibellina e non solo: l’intervista

di Loredana Troise

Figura tra le più intuitive e innovative a livello internazionale, studioso dei grandi classici, di compositori e filosofi come Nietzsche e Stirner, ma anche Mahler, Hauer, Bruckner, Wagner, Schönberg fino a Marx, Engels, Stirner, Schopenhauer, Giuseppe Morra ha attraversato oltre mezzo secolo di ricerca artistica assieme con alcuni dei protagonisti più radicali del secondo Novecento, che ha frequentato sia sul piano umano che professionale, costruendo un sistema di reti e archivi viventi per un patrimonio culturale inestimabile, dove memoria e presente continuano a ridefinirsi reciprocamente.

immagine per Giuseppe Morra Courtesy Fondazione Morra ph Fabio Donato
Giuseppe Morra. Courtesy Fondazione Morra, ph. Fabio Donato

Sin dagli anni Settanta, col Centro Europa e poi con lo Studio Morra, ha proposto attività di ricerca preziosissime (Body Art, Azionismo Viennese, Fluxus, Living Theater, Gutai, Poesia Visiva e Sonora) tessendo connessioni con intellettuali, critici e giganti dell’arte, ma anche con figure più defilate, distanti dai dettami del mercato (penso a Aldo Mondino, alle Sculture nella città di Bruno Munari nel 1990 sul lungomare di Napoli, a Sergio Lombardo o anche a un fuoriclasse come Luca Maria Patella) contribuendo in maniera decisiva a rendere Napoli un punto di propagazione e ricezione artistica a livello internazionale.

Negli anni Novanta costituisce la Fondazione Morra Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive, per la riqualifica di quei quartieri socialmente difficili sotto la cui egida impianta le sue prestigiosissime sedi:

  • il Museo Hermann Nitsch (2008) dedicato all’opera dell’amico e sodale artista viennese, strutturato in dipartimenti-studio-ricerca-approfondimento;
  • Casa Morra, Archivio d’Arte Contemporanea (2016) presso Palazzo Ayerbo D’Aragona Cassano, un complesso di 6.200 mq., centro di ricerca, archivi, workshop, formazione, residenza per artisti e studiosi, oltre che sede ideale per l’esposizione della sua collezione personale, proposte al pubblico a tappe, fino al 2116, seguendo il criterio del Gioco dell’Oca;
  • l’Associazione Shimamoto (2017) luogo per la ricognizione critica e storiografica del lavoro del maestro Gutai, oltre che di organizzazione e gestione del suo archivio generale.
  • E, non per ultima, la Vigna San Martino, 75.000 mq. di terreno prospiciente il golfo di Napoli, che Giuseppe Morra ha sottratto dall’incuria, trasformandolo in un’Azienda agricola riconosciuta dal Ministero come bene monumentale.

Una costellazione di spazi sotto il segno de Il Quartiere dell’Arte, la cui governance si fonda su una visione reticolare sostenibile, inclusiva, per la ricerca e per la formazione learning by doing e smart community integrate a buone pratiche congiunte tra i diversi settori.

La dimensione collettiva per la salvaguardia e la rigenerazione dei siti si è oggi rinnovata a Caggiano, un incantevole borgo del Vallo di Diano che diviene laboratorio sperimentale per una rinnovata alleanza tra natura e saperi.

Nell’ambito del programma Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, il mese di ottobre si è aperto con uno straordinario calendario espositivo che celebra anche l’impegno del noto intellettuale napoletano con Omaggio a Giuseppe Morra.

Omaggio a Giuseppe Morra, a Gibellina, non è solo una mostra, piuttosto un racconto vissuto da te in prima persona, la cui trama è leggibile fra le opere esposte (installazioni, fotografie, video, sound e performance) e concretizzata assieme con i tuoi compagni di vita: Hermann Nitsch, Allan Kaprow, Vettor Pisani, Luca Maria Patella, Shozo Shimamoto, Cai Guo-Qiang, Julian Beck, J. Jacques Lebel, Vito Acconci, Giuseppe Desiato, Al Hansen, Joseph Beuys, Luciano Caruso, fra i fra I Giganti dell’Arte dal Teatro, e Andrea Cramarossa, Maurizio Elettrico, Libero de Cunzo, Fabio Donato, Mario Franco, Thorsten Kirchhoff, HH Lim, Diego Perrone, Andrea Rossi Andrea, Matteo Fraterno, Roberto Paci Dalò, Paul Renner, Mary Zygouri, fra i contemporanei.
In filigrana, è il lavoro dalla Fondazione Morra e dei suoi protagonisti più rappresentativi.
Come hai concepito la realizzazione di questo tuo ultimo grande impegno?

Ho immaginato quest’esposizione come un viaggio segnato da rivelazioni e visioni.

Scandito da capitoli artistici che interrogano luoghi dell’anima, in un discorso estetico poetico, capace di affrontare i brani del tempo, la natura delle cose, la ruvidità della storia, le voci degli artisti frammiste a quella di tutti i numerosi ospiti che, effettivamente, sono venuti a Gibellina nei tre giorni inaugurali: 9, 10, 11 ottobre, fra mostre e tavole rotonde, performance teatrali, di poesia e di sound elettronico, video e film d’arte, installazioni sonore, quartetti sinfonici e pièce teatrali, in cui il confine tra arti visive, azione, poesia, teatro e vita è stato azzerato.

Una cartografia eccentrica e un po’ anarchica: ecco come intendere questa esposizione.

Da seguire nelle sue tante suggestioni, in cui solo lo sfioramento tra le opere può far sorgere nuovi significati e fascinazioni, da un artista a un altro a un altro ancora, attraverso cui interrogare il presente.

La bellezza e l’amore per l’Arte sono il motore che ti ha dato il giusto slancio anche per questo progetto.

Sì. Ho cercato di sondarlo da più angolature, ripercorrendo storie, intercettando risonanze. A me piace la conversazione, la corrispondenza, l’intesa con gli artisti, con cui amo passeggiare, mangiare e bere insieme. E meditare.

La condivisione permette di trovare modi di rimettere in discussione il limite, la necessità di un processo generativo per nuovi spazi interni e orizzonti di realtà altre. Dialoghi di una vita è confronto creativo, dove le idee si contaminano e si trasformano.

Cruciale non è l’opera in sé, ma l’accadere, il succedere, lo svolgersi del tempo come flusso, la forma come processo, come energia. Una filosofia propria della Fondazione Morra che promuove eventi, residenze e tolk internazionali, in questa direzione, con le maggiori Istituzioni culturali nazionali e internazionali.

Parlo della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il MACRO di Roma; la Fondazione Mudima di Milano e la Fondazione Bonotto di Molvena; il Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna; Anthology Film Archives di New York, Al Hansen Archive e Allan Kaprow Estate in California, con il Museo Hermann Nitsch di Mistelbach, il Living Theatre di New York, il Ministero della Cultura Austriaca, la Biennale dell’Avana, il lavoro degli Archivi e in particolare quelli di Shozo Shimamoto, del Living Theatre, di Hermann Nitsch, di Luca Maria Patella, Vettor Pisani, Arrigo Lora Totino, Jackson Mac Law, e tanto altro ancora di poesia visiva, concreta, oggetto di continuo studio a rete di materiali con il Getty Center di Los Angeles, ad esempio, o con l’Istituto Universitario di Victoria, di Vancouver, con la Yale University o la Beineck Library.

A Gibellina hai portato una vasta planimetria di volumi delle Edizioni Morra, che recupera da una parte la tradizione delle produzioni militanti, dall’altra il piano ermeneutico e la scientificità letteraria impegnata a far emergere le ragioni sottese agli sperimentalismi.

L’editoria ha trovato spazio nei i miei intenti culturali e divulgativi già dal 1969 quando, con il Centro d’Arte Europa, accanto ad un’attività prevalentemente politica, affiancato in seguito da Stelio Maria Martini e Luciano Caruso, avevo testato la sperimentazione delle avanguardie estetiche e filosofiche e fondato la rivista “Silence Work”.

Le Edizioni Morra, sono indirizzate verso una concezione artistica ampia, che propone libri, saggi, appunti, testimonianze, progetti inediti in edizioni multiple, e più di recente, anche audio e video digitali, contribuendo – in tal modo – alla diffusione dell’arte e della cultura.

Spesso sono realizzati personalmente dagli artisti che nel tempo hanno stabilito con me  un particolare rapporto culturale condividendo momenti di grande gioia, passione e riflessione.

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Gibellina, Teatro Consagra. Edizioni Morra, foto di Diana del Franco

In particolare, fra i tanti artisti con cui hai stabilito una particolare empatia, con Hermann Nitsch è stata comunione di intenti a prima vista, un  sodalizio che è durato dagli anni Settanta…

Attraverso Günter Brus, ho conosciuto Hermann Nitsch; dopo qualche settimana lui e Beate erano a Napoli.

La nostra amicizia è iniziata così. Parlavamo di filosofia e di cosmologia, del concetto di opera d’arte totale, di musica, poesia, letteratura, filosofia e del teatro antico. Nel ‘74 realizzammo la 54.esima Azione. Intervennero  circa trecento spettatori.

Hermann realizzò un’indimenticabile Azione. Ne compresi subito la differenza e la sacralizzazione di un’ideale tradizione pittorica, messaggera di una teatralità speciale,  che si coniugava al dramma umano tradotto in gioia di vivere. La sua arte è qualcosa di estremamente significativo.

Credo che solo un artista ed un uomo fortemente sensibile come Nitsch sia capace di dare e di intendere così profondamente la passione per la vita, per il colore, la luce, per l’esultanza della contemplazione del cielo stellato, della natura, del cosmo.

È stato un grande maestro. Il Museo a lui dedicato, affacciato sul Golfo, fra mare e cielo, è un centro pulsante per comunicare, agire, incuriosire e vivere l’arte del maestro viennese attraverso la rotazione periodica delle installazioni e dello spettacolo sinestetico che generano, rendendo lo spazio un luogo in continuo divenire.

A lui devo la consapevolezza di aver superato i miei stessi traguardi, addentrarmi in un percorso privilegiato fatto da intese reciproche e meravigliosi svelamenti. La sua Arte dona sempre gioia.

Tra gli artisti amici, compagni di strada, oltre a Nitsch, vorrei chiederti di ricordare anche altri punti cardinali come Allan Kaprow, i protagonisti del Living, Vettor Pisani, Shozo Shimamoto.

Dagli anni ’70, continuo a proporre artisti amici, compagni di strada, come tu li definisci. Con Kaprow  riproposi nel ’91, 7 Environnement  – in collaborazione con la Fondazione Mudima di Gino Di Maggio a Milano – eseguiti dall’artista fra il 1957 e il 1964. L’opera d’arte diventava un’esperienza artistica aperta: intesa cioè come possibilità di partecipazione.

L’anno seguente allo Studio Morra presentai Allan Kaprow – 5 Environments, “reinvenzioni” e non “ricostruzioni” come teneva a dire Kaprow, perché portavano con sé l’idea di trasformazione che stimolava l’intervento dello spettatore.

Oggi a Casa Morra è allestita la Stockroom, realizzata tra il 1957 e il 1964, che trae il suo sviluppo dalla percezione e dall’esperienza che ogni visitatore vuole partecipare.

Mi chiedi del Living Theatre: nel ’95 con Judith Malina, al Teatro Mercadante, inaugurai una mostra fotografica sul lavoro del Living, che raccoglieva le loro esperienze teatrali attraverso le opere dei più importanti artisti fotografi napoletani.

Ma il fulcro dell’evento furono due spettacoli – al Teatro Mercadante – Mysteries and smaller pieces, un lavoro del ’64 che è stato il vero capostipite di tutto il teatro di ricerca degli anni successivi e Utopia, un lavoro in 8 quadri concepito da Hanon Reznikov e diretto da Judith Malina.

A Castel Sant’Elmo nel 2003, nell’ambito della mostra Living Theatre/ labirinti dell’immaginario, ho esposto il lavoro pittorico di Julian Beck, che per la prima volta in Italia venne testimoniato con tanta ricchezza.

Inoltre i film di Jonas Mekas, le serate di poesia con Judith Malina, Hanon Reznikov, Ira Cohen, John Giorno, Jack Hirschmann, Nanni Balestrini, che accompagnarono la mostra fino al debutto dell’ultimo spettacolo della compagnia Enigme.

Ho invitato a Napoli Shozo Shimamoto, che già ammiravo e conoscevo da tempo e nel 2006, nella storica piazza Dante realizzammo la straordinaria performance Un’arma per la Pace, seguita dall’esposizione Shozo Shimamoto. Opere anni ’50-’90.

Successivamente, nel 2008 una performance a Punta Campanella, coinvolgendo un gruppo di danzatrici vestite da spose con la testa ricoperta da bicchieri saturi di colore; due giorni dopo nel chiostro della Certosa di San Giacomo a Capri la performance Vento d’Oriente bottle crash seguita da una mostra di lavori su tela.

Nel 2011 A volo radente, curata da Achille Bonito Oliva, presso la Basilica di Santo Stefano a Bologna, nell’ambito di Arte Fiera Off. Nel 2017 è nata l’Associazione Shozo Shimamoto che si configura come spazio permanente di esposizione, ricerca e approfondimento di questo grande artista.

Per quanto riguarda Vettor Pisani a Caggiano, componendo un incrocio di tre mostre personali da lui realizzate nel tempo per la Fondazione Morra, in un arco temporale di sette anni, L’Angelo dell’Occidente (2004, Napoli), Nostalgia volo di ritorno (2006, Ischia) e Apocalypse now (2011, Napoli) ho dedicato un ampio spazio a Palazzo Morone che contiene anche il suo archivio, ritratto di un artista – amico e sodale – con cui ho condiviso esperienze ed emozioni.

Il lavoro della Fondazione Morra agisce anche sul fronte della formazione, non per altro la Fondazione nasce come Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive. Il ruolo del promotore dell’arte è anche quello di educare a comprendere. In che modo la tua attività estetica è anche etica?

Se per estetica si intende la una profonda ed equilibrata armonia dinamica, e per etica la capacità soggettiva di concepire e compiere azioni capaci di mantenere sano ed equilibrato il legame con il sociale, etica ed estetica sono due facce della stessa medaglia, sono entrambe rispecchiamenti che aiutano a conoscere, ad ampliare gli orizzonti.

La mia attività è strettamente connessa ai due termini, nella misura in cui l’etica consente di mantenere l’estetica e quest’ultima ci serve da guida nell’operare etico a cui si legano concetti importanti quali la libertà, la felicità, lo scopo del vivere.

“Creare ed amare. La bellezza è essenziale all’esperienza di felicità”. Su questa tua emblematica affermazione hai impiantato appunto, a Caggiano, un altro tuo sogno in armonia con il tuo pensiero filosofico: Atlantide – Nuova Atlantide è una rinnovata alleanza tra uomo e natura che ha contribuito ad ampliare la proposta culturale del paese e a rafforzarne l’identità, inserendo Caggiano in una rete di esperienze artistiche e culturali di più ampio respiro. Qual è l’obiettivo?

Cosa vogliamo trovare nella nostra esistenza, nel nostro vivere? Questo dobbiamo chiederci per il futuro. Ho cercato per anni un nuovo territorio per uscire dai grandi centri. Non perché non rappresentino più niente per me – sono profondamente legato a Napoli – ma per ritrovare nuove risposte, vivibilità, natura, gioia, il significato delle vere necessità dell’uomo.

Tra i borghi che più mi hanno affascinato, Caggiano può darmi queste possibilità.  Caggiano è la quint’essenza di come immagino il mio futuro. Nietzsche è il filosofo che mi ha fatto concepire un altro concetto di spazio. Se l’uomo, anche soltanto in parte, riuscisse a intenderlo, avrebbe la capacità di non essere più soltanto nel mondo, ma nell’universo.

Un pensiero ispirato tanto alla mitica isola narrata da Platone, quanto all’opera New Atlantis di Francis Bacon. Atlantide Nuova Atlantide, a Caggiano è agorà visionaria che mette in gioco l’occhio, il suono, il pensiero, la natura, la vita stessa.

Oggi qui abbiamo spostato oltre che il cospicuo fondo archivistico di Vettor Pisani, a Palazzo Morone, anche quello del Living Theatre, donato da Judith Malina, e ora a Palazzo Prospero Morone-Giuseppina Morone Bonito Oliva, per ulteriori interessanti prospettive anche sul versante delle pratiche laboratoriali attivate fra artisti, curatori e tanti giovani che partecipano che hanno compreso come la Fondazione Morra sia un moltiplicatore ideale per tramandare le loro esperienze.

La multidisciplinarietà, contribuisce alla complessità del mosaico consolidato delle attività della Fondazione Morra e crea le basi di una programmazione a lungo termine.

Natura e Arte, un binomio per te inscindibile…

Tutte le cose nascono per una necessità e valorizzano le esigenze dello spirito. Il mio interesse per il mondo dell’arte è nato dalle mie prime esperienze sensoriali. Sin da bambino ero a stretto contatto con la natura, con gli alberi, l’erba, i fiori. Osservavo tutto come con una lente di ingrandimento.

Erano esplorazioni libere dalle catene delle convenzioni, per cui acquisivo una visione un po’ diversa da tutto ciò che si vive genericamente. L’approfondimento del mio vedere era nel significato e nel valore che man meno attribuivo alle cose e di conseguenza ha condizionato le scelte che avrei compiuto “da grande”.

Poi ho iniziato a viaggiare con i miei amici, mi piaceva (come ancora oggi) perdermi nelle grandi capitali ma anche nei piccoli paesi, osservarne i profumi, la gente, i sapori, ritrovarne il racconto e lo spirito; amavo (come anche oggi) le cene nelle trattorie tipiche e decentrate, con pochi che, come me, erano mossi dalla curiositas della ricerca.

Visitavo musei, gallerie, biblioteche, (come oggi ancora faccio) dove gli incontri sono stati frequenti e fondamentali: tutto ciò è stato sicuramente importante per questo lavoro che poi si è mosso  da sé.

Informazioni

  • L’esposizione Dialoghi di una vita. Omaggio a Giuseppe Morra è curata da Andrea Cusumano e Giuseppe Morra. Visitabile fino al 10 dicembre,  è distribuita su più luoghi della città di Gibellina, il MAC, il Teatro Consagra,  l’Atelier Fondazione Orestiadi, l’ex Chiesa Gesù e Maria.
  • Tutti i testi in mostra e gli apparati sono di Loredana Troise, Raffaella Morra, Diana del Franco.
  • Fondazione Morra, Salita San Raffaele, 20/C –  80136 Napoli
  • info@fondazionemorra.org
immagine per Loredana Troise
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Storica e critica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata  con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio di Napoli; l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch/Casa Morra/Associazione Shimamoto) della quale è membro del Consiglio direttivo. Docente di italiano e latino, conduce lab-workshop di scrittura creativa e digital storytelling; è docente di Linguaggi dell'Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È autrice di cataloghi e numerosi contributi pubblicati su riviste e libri per case editrici come Skira, Electa, Motta, Edizioni Morra, arte’m, Silvana ed.

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