Il Teatro Manzoni di Milano si tinge di Storia con la rappresentazione di Inimitabili, una trilogia che celebra i protagonisti che hanno plasmato l’identità nazionale italiana. Con l’attenta drammaturgia di Angelo Crespi e l’interpretazione di Edoardo Sylos Labini, la rassegna si articola in tre appuntamenti dedicati a Gabriele D’Annunzio (andato in scena il 4 novembre), Filippo Tommaso Marinetti (previsto per il 2 dicembre), e Giuseppe Mazzini (7 gennaio 2025).

Il primo incontro, dedicato al poeta-soldato Gabriele D’Annunzio, ha visto la presenza straordinaria del Presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa e di Federico D’Annunzio, bisnipote del Vate, in un evento che coniuga memoria storica e critica sociale.
L’interpretazione di D’Annunzio da parte di Sylos Labini si è rivelata una rilettura dal taglio piuttosto didattico, che restituisce il personaggio storico con accuratezza, ma senza guizzi particolarmente innovativi. I testi di Crespi, ben documentati, richiamano fortemente il tono di un documentario storico più che di una pièce teatrale vera e propria, lasciando poco spazio all’interpretazione drammatica di un personaggio così emblematico e sfaccettato.
L’approccio di Sylos Labini, seppur abile, a tratti risente di una retorica eccessiva, apparendo più come un racconto che un omaggio immersivo alla personalità audace e contraddittoria di D’Annunzio.
La scenografia, curata da Alessandro Chiti e costruita attorno a una cornice luminosa al neon che racchiude il palco, serve a proiettare dagherrotipi e scatti color seppia dell’epoca, restituendo un’ambientazione storica suggestiva. Il frame, pur efficace nel creare una finestra temporale, risulta talvolta poco adatto alla teatralità grandiosa tipica del Vate, facendo sembrare la scena quasi statica e distaccata, come a richiamare una lezione scolastica più che una rappresentazione teatrale.
Nonostante il tono formale della serata, Sylos Labini riesce a sorprendere con un’interpretazione sentita e misurata della celebre Pioggia nel Pineto, che emerge come il punto più teatrale e coinvolgente della performance.
Questa interpretazione rappresenta una finestra sull’animo poetico di D’Annunzio, priva di faziosità e di una retorica costruita, e consente al pubblico di percepire la dimensione più intima e lirica del Vate, spostando finalmente il focus dalla narrazione alla pura espressione emotiva.
L’accompagnamento delle musiche originali del Maestro Sergio Colicchio dona alla rappresentazione una sfumatura da recital che decora e arricchisce leggermente la recitazione. Questo arrangiamento musicale è il tocco che completa la narrazione, conferendo un po’ più di profondità e intensità alla scena e accompagnando con discrezione i passaggi più significativi della vita di D’Annunzio, mantenendo il pubblico avvolto in una trama sonora abbastanza ricercata.
Il tentativo che emerge durante alcune scene dello spettacolo è – di nuovo – quello di difendere Gabriele D’Annunzio dal marchio filo-mussoliniano. Se da un lato una buona dose di spettatori simpatizza per le sue uscite aforistiche e per gli sbandieramenti alla X MAS, dall’altro, c’è chi prova a trovare in D’Annunzio l’espediente di un contenuto ideologico libero e indipendente che superi la sua stessa forma poetica.
Il problema è che ci si ostina troppe volte a giustificare un artista per non aver detto di più di quello che avrebbe potuto dire, specialmente quando costui è l’incarnazione stessa dell’edonismo e della mera politica, e ancor più grave è non capire che la forma, sia in lirica sia in prosa, sono anch’esse contenuto.
Giustamente, un Genio non va giustificato, né esaltato post mortem, altrimenti si corre il rischio di cancellare l’eroe e di ridurlo a metodica e spenta mitologia.
In conclusione, Inimitabili si presenta come un ciclo dal valore storico e divulgativo, sebbene la scelta di tono limiti l’esperienza a uno spettacolo di forte impronta documentaristica, lasciando parzialmente in ombra la potenza teatrale dei personaggi che dovranno essere rappresentati con caratteri sicuramente unici e differenti.
Classe 1995. Nasce, (soprav)vive e cresce in provincia di Varese. Laureato in Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Milano, si specializza in critica letteraria del '900 italiano con una tesi su Sandro Penna e Giorgio Caproni. Collezionista di emozioni trascinanti e profonde, sognatore coatto ed esteta della parola e del suo magico utilizzo. Insegnante scapestrato di letteratura al Liceo e fervido consumatore di atti teatrali, intima passione che non nasconde, ma che divulga e proselitizza tra alunni, amici e lettori.








