Nel cuore dell’estate milanese, tra le corti silenziose di Palazzo Sormani, la guerra di Troia non si combatte più con spade e cavalli di legno, ma con battute, monologhi e sorrisi amari. È il Troy Comedy Club, spettacolo firmato dal collettivo meneghino Terzo Segreto di Satira, a trasformare l’epica in stand-up, l’epos omerico in un lungo “Open Mic troiano”, e i suoi eroi in personaggi contemporanei, fragili e contraddittori come il nostro presente.

Una proposta fuori dagli schemi, accolta all’interno della rassegna “Menotti in Sormani”, manifestazione giunta alla sesta edizione, nata durante l’emergenza sanitaria come risposta concreta alla chiusura dei teatri.
Allora era un modo per garantire che la voce del teatro continuasse a circolare, in sicurezza, nelle sere estive. Oggi è diventato un simbolo: un progetto culturale stabile e necessario, che restituisce il teatro alla città nel tempo sospeso delle vacanze, quando la cultura rischia troppo spesso di finire tra le parentesi.
Il cortile di Palazzo Sormani diventa così un’agorà contemporanea, dove l’epica incontra la satira e il mito si dissolve nel microfono acceso di una serata da Stand-Up Comedy.
Ma non si tratta di un semplice esercizio di stile: dietro la leggerezza del format, il Troy Comedy Club rivela la sua natura di spettacolo riflessivo, capace di parlare della guerra senza retorica, usando l’ironia come filtro, il paradosso come grimaldello, la battuta come detonatore.
Sul palco, si alternano personaggi che più che decostruire il mito, lo portano a vivere in mezzo a noi. Achille, interpretato da Maurizio Bousso, domina la scena con il suo narcisismo esasperato: “nero – e non solo di pelle –, di destra, bisessuale e innamorato del proprio mito”, un eroe post-moderno dalla cadenza romana che alterna autoironia e provocazione politica. Achille diventa così specchio di un mondo dove persino il guerriero più potente ha bisogno di ridefinirsi attraverso etichette e slogan.
Paride, con il volto e la voce partenopea di Francesco Arienzo, abbandona i panni del seduttore per vestire quelli – ironicamente improbabili – del “bravo ragazzo”, goffo e disorientato, vittima più che causa della guerra, come se rubare Elena fosse stata solo una svista di percorso.
Ed è proprio Elena, interpretata da una convincente Alice Redini, a conquistare il pubblico: non più femme fatale passiva nella narrazione maschile, ma “Elena di Sparta”, ci tiene a precisarlo, capace di rivendicare il proprio ruolo nella storia e nella tragedia, brandendo il femminismo come un’arma e accusando persino Omero di essere “un molestatore letterario”. La sua comicità tagliente diventa la voce di tutte le figure femminili schiacciate dalla retorica eroica.
Il testo è costruito con abilità: il Terzo Segreto di Satira non tradisce l’ossatura dell’Iliade, ma la piega con ironia, lasciandone emergere le contraddizioni senza snaturarne il valore.
La guerra di Troia resta lo sfondo, ma diventa pretesto per parlare delle guerre di oggi: il pacifismo si insinua nelle battute, gli attuali conflitti internazionali si fanno presenza discreta ma costante, mai citati apertamente, ma evocati da ogni sorriso sospeso.
Curiosa (o forse sintomatica) l’assenza scenica di Ettore e Ulisse. Promessi dalla trama, ma mai apparsi fisicamente sul palco, restano evocati a parole dai personaggi presenti. Forse una scelta drammaturgica deliberata, forse una necessità dettata dal cast ridotto. In ogni caso, una sottrazione che funziona: anche gli eroi, nella confusione del nostro tempo, possono essere lasciati fuori scena. O, peggio, dimenticati.
Il pubblico ride, ma con consapevolezza. Lo spettacolo – che non è impegnativo, ma non è nemmeno superficiale – si propone come “intrattenimento riflessivo”, usando la comicità per veicolare un messaggio serio senza diventare pedante. Una forma teatrale nuova, che rilegge l’epica attraverso la lente della stand-up ma non rinuncia alla profondità della narrazione.
A chiudere la serata, quando i microfoni si spengono e gli applausi si affievoliscono, resta la frase più dolceamara di tutte: “Cantami o diva del silenzio”.
Un’invocazione finale che restituisce al mito la sua solennità e riporta il pubblico alla realtà, lasciando nella corte di Palazzo Sormani un silenzio carico di domande inneggiato dal presentatore Marco Ripoldi.
Troy Comedy Club è solo uno degli appuntamenti di “Menotti in Sormani”, la rassegna che continuerà fino al 1° agosto, portando spettacoli di vario genere nel cuore della città. Ma questo piccolo esperimento teatrale – tra il microfono di un comico e il verso di un poeta – merita di essere ricordato come uno degli esempi più riusciti di come il teatro contemporaneo possa ancora parlare della guerra. E farlo, sorprendentemente, con un sorriso.
Perché, come dimostra il Terzo Segreto di Satira, raccontare la guerra si può. Purché si abbia il coraggio di riderne. E di farne memoria.
Classe 1995. Nasce, (soprav)vive e cresce in provincia di Varese. Laureato in Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Milano, si specializza in critica letteraria del '900 italiano con una tesi su Sandro Penna e Giorgio Caproni. Collezionista di emozioni trascinanti e profonde, sognatore coatto ed esteta della parola e del suo magico utilizzo. Insegnante scapestrato di letteratura al Liceo e fervido consumatore di atti teatrali, intima passione che non nasconde, ma che divulga e proselitizza tra alunni, amici e lettori.
