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Nel dubbio della verità: La denuncia di Ivan Cotroneo

di Matteo Resemini

Al Teatro Elfo Puccini di Milano va in scena La denuncia, nuovo interessantissimo lavoro scritto e diretto da Ivan Cotroneo: un atto unico che si articola in tre movimenti e che si impone come un’indagine teatrale sul potere, sul desiderio e sull’ambiguità morale, senza però mai concedere allo spettatore la comodità di un giudizio pienamente definitivo.

immagine per lo spettacolo La denuncia di Ivan Cotroneo. Teatro Elfo Puccini di Milano - Ph. Manuela Giusto
La denuncia di Ivan Cotroneo. Teatro Elfo Puccini di Milano – Ph. Manuela Giusto
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La denuncia di Ivan Cotroneo. Teatro Elfo Puccini di Milano – Ph. Manuela Giusto
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La denuncia di Ivan Cotroneo. Teatro Elfo Puccini di Milano – Ph. Manuela Giusto

Cotroneo costruisce un dispositivo scenico tanto semplice quanto perturbante: sin da subito lo spettatore è quasi chiamato a incarnare la figura silenziosa del dirigente scolastico, destinatario istituzionale delle versioni contrastanti delle due protagoniste. Fin dal primo momento, il meccanismo drammaturgico si fonda su una dialettica di opposti – Clelia in verde e Alice in rosso – che richiama un immaginario semaforico, dove l’“alt” e il “via” si alternano incessantemente, mentre il pubblico resta sospeso nel dubbio. È una scelta registica che non solo coinvolge, ma responsabilizza: guardare equivale a giudicare, e giudicare si rivela… impossibile.

Nel secondo quadro, il racconto si fa corpo scenico. L’analessi è ambientata in un’aula scolastica che diventa teatro di una manipolazione sottile e feroce: Alice, determinata a ottenere il punteggio minimo per accedere a una prestigiosa università, orchestra una strategia che ribalta i ruoli di vittima e carnefice. La tensione cresce fino all’esplosione fisica – sedie e banchi rovesciati, urla, la costruzione di una falsa prova – in una sequenza di forte impatto visivo ed emotivo.

Qui la regia dimostra una notevole abilità nel dirigere il ritmo: il climax non è solo narrativo, ma etico. La rivelazione a sorpresa della registrazione da parte della docente introduce un ulteriore livello di ambiguità, insinuando nello spettatore il sospetto che la verità, pur documentata, non basti mai a ristabilire giustizia.

Il terzo momento, un flashforward di rara delicatezza, scioglie (solo in parte) i nodi precedenti. L’incontro tra le due donne, anni dopo, si colloca fuori dallo spazio scolastico e dentro una dimensione più intima e umana. Clelia confessa la propria attrazione per Alice e ammette la scelta di non aver voluto usare le prove a proprio favore, avendo invece accettato una forma di esilio volontario.

È un finale che rinuncia alla catarsi per privilegiare la complessità: nessuna assoluzione piena, nessuna condanna definitiva, ma un addio che pesa come una sentenza sospesa.

Sul piano attoriale, Marta Pizzigallo offre un’interpretazione di straordinario rigore. La sua Clelia è insieme autorevolezza e fragilità, norma e desiderio: una figura che incarna il ruolo pubblico del docente senza rinunciare alla propria dimensione privata. Pizzigallo lavora per sottrazione, costruendo un personaggio fatto di gesti misurati e silenzi eloquenti, capace di generare nel pubblico una tensione emotiva che oscilla tra empatia e inquietudine.

Accanto a lei, Elisabetta Mirra dà vita a un’Alice sfaccettata e disturbante. La sua interpretazione è giocata sul filo di una crasi ambigua che la riveste da “vittima” manipolatrice, da adolescente fragile e da lucida stratega. Mirra riesce a mantenere entrambe le possibilità aperte, rendendo il personaggio un enigma morale che si sottrae a ogni semplificazione.

La scrittura di Cotroneo, lineare nella struttura ma densa nei contenuti, evita volutamente artifici eclatanti per concentrarsi su un confronto serrato tra due generazioni femminili. Ne emerge un testo che non nasconde la verità, ma la espone come un campo di forze in tensione, dove desiderio, potere e percezione sociale si intrecciano in modo inestricabile.

In controluce, La denuncia di Ivan Cotroneo si impone anche come una riflessione amara sul presente: la scuola, luogo deputato all’educazione e alla formazione delle coscienze, è oggi più che mai uno spazio fragile, dove il principio del rispetto rischia di incrinarsi sotto il peso di giudizi affrettati e dinamiche sociali sempre più polarizzate. In questo scenario, non di rado sono proprio i docenti a pagare il prezzo più alto, esposti a sospetti, accuse e narrazioni che si cristallizzano prima ancora di essere comprese.

Lo spettacolo affonda il bisturi in una società incapace di sostenere la complessità, che fatica a riconoscere i due volti della medaglia e preferisce rifugiarsi in una semplificazione immediata, spesso feroce. L’educazione, allora, torna a essere non solo trasmissione di saperi, ma esercizio etico del dubbio, capacità di ascolto, responsabilità nel giudicare. Perché comprendere fino in fondo significa accettare zone d’ombra, contraddizioni e verità scomode.

Non è un caso che La denuncia sia, prima ancora che un atto narrativo, un atto politico: la denuncia evocata dal titolo non riguarda soltanto l’episodio raccontato, ma si allarga a un sistema di ipocrisie diffuse, a un meccanismo collettivo che preferisce il silenzio alla verità, l’apparenza alla giustizia. È una chiamata in causa diretta, che interroga lo spettatore nel suo ruolo sociale prima ancora che teatrale.

Ne emerge uno spettacolo di taglio realistico contemporaneo, sorprendente e raffinato nella sua unicità, capace di insinuarsi nelle crepe del nostro tempo con lucidità e coraggio.
Da vedere, soprattutto perché, in fondo, la verità non è mai ciò che appare, ma ciò che siamo disposti ad affrontare.

immagine per Matteo Resemini
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Classe 1995. Nasce, (soprav)vive e cresce in provincia di Varese. Laureato in Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Milano, si specializza in critica letteraria del '900 italiano con una tesi su Sandro Penna e Giorgio Caproni. Collezionista di emozioni trascinanti e profonde, sognatore coatto ed esteta della parola e del suo magico utilizzo. Insegnante scapestrato di letteratura al Liceo e fervido consumatore di atti teatrali, intima passione che non nasconde, ma che divulga e proselitizza tra alunni, amici e lettori.

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