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Crisi di Nervi. Čechov secondo Peter Stein tra risate lacrime e sensibilità

di Matteo Resemini

Crisi di Nervi. Tre atti unici, lo spettacolo andato in scena al Teatro Menotti di Milano, porta la firma di un maestro indiscusso del teatro mondiale, il berlinese Peter Stein, qui impegnato in un ultimo lavoro di regia, tanto raffinato quanto draconiano. Gli adattamenti, curati dallo stesso Stein e da Carlo Bellamio, si basano su tre atti unici di Anton Čechov, condensati in 90 minuti molto coinvolgenti.

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Crisi di Nervi. Tre atti unici. Locandina

 

La rilettura compiuta da Stein si conferma – ancora una volta – come un esempio di visiva distinzione e fascino narrativo, avvalendosi sicuramente di una compagnia di nicchia che riesce a dar corpo e voce a personaggi in preda di crisi nervose, isterie e malattie; tutto ciò evoca l’esperienza diretta del Čechov scrittore, ma anche medico, di una penna di lucida e instancabile genialità che pubblicava a cottimo per potersi mantenere nella Russia zarista del XIX secolo.

Il primo atto, L’Orso, si apre con una ricca vedova (la bravissima e convincente Maddalena Crippa) che, nel lutto ostentato e artefatto per il marito defunto, si ritrova coinvolta in un acceso confronto con un rude “biadista” (Alessandro Sampaoli).

Il conflitto tra i due, inizialmente volto al saldo di un debito post-mortem, si conclude con un improbabile duello con pistole, degenerando in una proposta di matrimonio e offrendo un’esilarante rilettura del dualismo amoroso “andro-misogino”.

La comicità schietta e vivida di Sergio Basile, nei panni di un maggiordomo pavido e cardiopatico, regala un equilibrio perfetto tra leggerezza e tensione, con un sottotesto che suggerisce l’assurdità delle relazioni umane, dove l’odio e l’amore si sovrappongono in modo inestricabile come tema di sempiterna attualità.

Nel secondo atto, I Danni del Tabacco, il genio čechoviano vira verso una riflessione più intima e struggente. Gianluigi Fugaci interpreta un oratore che, sotto il pretesto di una conferenza sui danni del tabagismo, si lancia in un monologo denso di amarezza.

Attraverso il racconto della sua vita misera e delle nevrosi causate dal matrimonio, l’attore si rivolge al pubblico in dialogo diretto, con tenerezza, spezzando la quarta parete con un’intensità commovente.

Questo atto offre agli spettatori un momento di pausa riflessiva, in cui l’umorismo lascia spazio a un’esplorazione filosofica del disagio esistenziale, incarnando alla perfezione il teatro antropologico che scava nella fragilità dell’animo umano.

A chiudere lo spettacolo è La Domanda di Matrimonio, una celebre e vera esplosione di energia. Alessandro Averone, impeccabile in marsina verde di velluto, dà vita a un aspirante sposo che, travolto da fobie, tachicardie, spasmi e insicurezze, si scontra con il padre (Sergio Basile) e la figlia che intende sposare (Emilia Scatigno).

immagine per Crisi di Nervi. Tre atti unici. Averone-Scatigno. Ph. Tommaso Le Pera
Crisi di Nervi. Tre atti unici. Averone-Scatigno. Ph. Tommaso Le Pera

Tra discussioni sulla proprietà terriera e sui cani di razza, si costruisce un ditirambo frenetico, dove l’azione si intreccia a un umorismo situazionale irresistibile.

È soprattutto qui che la regia di Stein emerge con un tocco brillante, mantenendo alta la tensione comica senza mai scadere nel farsesco e rendendo ogni battuta una piccola perla di teatralità.

Inoltre, è doveroso notare che l’intera struttura dello spettacolo venga costruita attorno a un raffinato incrocio di posizionamenti temporali: da un lato, un climax discendente che esplora le crisi coniugali in tutte le loro forme – dalla vedovanza al matrimonio in crisi, fino alla proposta turbolenta; dall’altro, un’ascesa cronologica che ci porta sempre più vicini alla Russia rivoluzionaria, ancora sospesa tra la tradizione e l’inevitabile cambiamento storico.

Seduto in platea, Peter Stein, con il suo atteggiamento umile e schivo, lascia parlare la sua regia, che si distingue per un rigore filologico e una precisione quasi chirurgica di battute trancianti.

Non in ultimo, se le scenografie di Ferdinand Woegerbauer, volutamente essenziali, sono forse fin troppo spoglie per lasciare spazio alla ricchezza narrativa dei testi, i costumi di Anna Maria Heinreich, invece, spiccano per la loro eleganza e cura, immergendo lo spettatore nella Russia di fine ’800.

Crisi di Nervi è uno spettacolo ben riuscito, capace di far ridere, riflettere e commuovere con il suo equilibrio perfetto tra filologia e attualità. Dopotutto come Čechov stesso ha scritto: «Non c’è nulla di più comico della serietà con cui affrontiamo le nostre assurdità!».

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Crisi di Nervi. Tre atti unici. Ph. M. Resemini
immagine per Matteo Resemini
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Classe 1995. Nasce, (soprav)vive e cresce in provincia di Varese. Laureato in Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Milano, si specializza in critica letteraria del '900 italiano con una tesi su Sandro Penna e Giorgio Caproni. Collezionista di emozioni trascinanti e profonde, sognatore coatto ed esteta della parola e del suo magico utilizzo. Insegnante scapestrato di letteratura al Liceo e fervido consumatore di atti teatrali, intima passione che non nasconde, ma che divulga e proselitizza tra alunni, amici e lettori.

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