Follie d’inverno e Adele Astaire Over the top!

Mentre su Londra volteggiavano I fantasmi degli Zeppelin, le follie d’inverno di una New York più sfavillante che mai, videro alla ribalta la sorella maggiore di Fred Astaire.
Il suo nome fu Adele e in questo racconto, sarà Over the top! come lo spettacolo che la portò in auge.
In un’epoca in cui le stelle di Broadway accendevano il volto degli spettatori di stupore e meraviglia, i due fratelli Astaire comparvero in locandina dopo un altro nome, quello di Justine Johnston. Il suo spettacolo, che in corso di lavorazione s’intitolava ancora Oh Justine, fu inaugurato addirittura alle 21, eliminando i matinées (cioé gli spettacoli del pomeriggio, destinati al pubblico popolare).

Col suo innegabile talento, Justine aveva sbaragliato tutte le concorrenti, comparendo nelle revues di Irving Berlin, Jerome KernSigmund Romberg e per un certo periodo tentò anche il cinema, finché non arrivarono per lei i Fratelli Schubert (Sam, Lee, Jacob) che nel vaudeville di allora dettavano legge.

E così, il 28 novembre 1917, al teatro della 44 esima Strada di New York, Justine Johnson, Mary Eaton,T. Roy Barnes, Craig Campbell, Ted Lorraine, Joe Laurie, the Oakland sisters e Betty Pierce con i due Astaire, suonarono ed interpretarono diversi numeri musicali:

The land of frocks and frills; My rainbow girl; The girl for me; Posterland; The airship of mine; Greenwich village bells; Over the top; Algerian girl; Where is the language to tell; A bit of airy camouflage; Oh Galatea; Golden Pheasent.

E da ultimo, Justine Johnson rag, che offriva anche il numero degli Astaire.

Nonostante le premesse, lo spettacolo non apparve sensazionale, ma si prestò ad offrire ai ragazzi l’attesa visibilità in una rivista che non fu una delle tante perché si propose come una specie di rivoluzione delle nove di sera.

Immaginate per un attimo cosa stesse accadendo fuori dal teatro, nel mondo, con i doughboys (soprannome per il corpo di spedizione americano nella prima guerra mondiale) che erano partiti per l’Europa, dopo che gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra agli Imperi Centrali. Per le strade di N.Y. risuonavano le musiche militari e George. M.Cohan, un famoso artista, aveva reso più patriottica la sua canzone Over there!

Pensate ai corrispondenti di guerra che riempivano i giornali di notizie dalle trincee, narravano di come la vita fosse gettata via da migliaia di giovani sul fronte europeo, al comando: Over the top!

E allora i giovani uscivano di corsa dalle trincee delle fanterie mandate all’assalto, baionetta in canna…

Un sussulto nazionalistico indusse i fratelli Shubert a fare di Over the top! il titolo definitivo dello spettacolo.

Ora seguitemi tra le scenografie: le scene mostravano campi di battaglia, reticolati, perfino aerei americani che colpivano postazioni tedesche: in breve tutto quello che un pubblico, in cerca di allegria, non si aspetta di trovare in un intrattenimento. E i fratelli impresari se ne accorsero subito che qualcosa era cambiato nel gusto della gente, perché le musiche di Sigmund Romberg, sebbene deliziose, non fecero presa come un tempo. L’esile trama che cuciva le scene, con la fanciullina che sognava il suo ragazzo oltre le linee nemiche, non commosse come si voleva. A peggiorare la situazione, un tale attore –T. RoyBarnes– addetto ad aggirarsi in scena per spiegare la trama, innervosiva il pubblico…

Ma un mistero chiamato destino volle che i fratelli Astaire si muovessero agevolmente tra le pieghe del racconto, costituendo quello che fu definito un winter garden in miniatura. La struttura rivistaiola era stata provvidenziale a due come loro, divenuti abili alla scuola del vaudeville.

Così Over the top! non fu proprio un insuccesso; Barnes fu sostituito da Ed Wyne che diede più colore a quel personaggio in scena (the plot) e gli spettacoli furono saggiamente riportati alle matinéese al consueto spettacolo delle 20,30.

Adele Astaire aveva 20 anni, appena un anno e mezzo più grande di Fred ed aveva la danza come vocazione. Erano nati a Ohama, nel Nebraska e il padre aveva cambiato il loro cognome, Austerlitz, che in casa finì per rammentare solo una battaglia di Napoleone. Adele iniziò a studiare danza alla Chambers Dancing School con enorme profitto, mentre vi sorprenderà sapere che il fratello la osservava con scarso interesse.

Poco per volta, vederla volteggiare iniziò a stimolare in lui un senso di emulazione. Così la madre iscrisse entrambi alla scuola d’arte La Neva di Claude Alvienne.

Era il 1905 quando si trasferirono a New York e la città offrì ai due giovanissimi tante occasioni per assistere a nuovi spettacoli. Uno in particolare li colpì, quello di Adeline Gené (il vero nome era Anita Jensen, una valente artista danese). La madre li assistette con pazienza, lasciandoli liberi di coltivare le loro attitudini e contribuendo alla loro preparazione psicologica per la futura professione.

Per la sua prima esibizione pubblica, a Fred toccò un ruolo femminile, Roxane, mentre Adele fu Cyrano, dalla pièce di Rostand. Come vedremo in seguito, Fred usava spesso lamentarsi con la sorella e quella volta le giurò che non avrebbe più interpretato ruoli femminili da allora in avanti. Neanche la sorellina ebbe più ruoli da maschietto, perché sbocciò come un fiore di primavera, un vero piacere vederla danzare tra abiti vaporosi e sorrisi birichini. Questo quello che si disse di lei, ma a ben guardare, esistevano troppe barriere sociali, culturali, sociologiche, per permettere a certi talenti femminili di avanzare nella carriera, almeno per far sì che fosse ritenuto giudizioso anteporla a tutto il resto. Ma oggi ci chiediamo: di quanta professionalità, precisione e capacità era dotata Adele per far vibrare così il suo pubblico?

Nel 1905 i fratelli debuttarono nel New Jersey, cambiarono costume, ballarono, lui già in cilindro e frac, salirono e scesero una scala che appariva dal nulla, nel momento in cui in scena si apriva una grande torta. Il titolo dell’atto era infatti Torta di nozze.

Di loro il Keyport review commentò: Sono i più bravi bimbi del vaudeville.

Anni dopo Fred avrebbe commentato: Sarebbe stato bene se il cronista avesse aggiunto “visti a Keyport”.

Ciononostante Alvienne fu orgogliosissima dei ragazzi e continuò a procacciargli ingaggi per il vanto della sua scuola. Finché anche il papà degli Astaire non trovò loro un nuovo lavoro, per 20 settimane, a 150 dollari a settimana, all’Orpheum Circuit.

La immaginate Adele, col suo viso d’angelo, mentre si adopera a sembrare più grande in sala trucco? O dietro le quinte, con Fred, mentre osserva divertita gli allestimenti della troupe? Così conobbero W. E. Whittle, il ventriloquo, la London Fire Brigate e Joe Cook,Iwan Teschernof e i suoi poniesI Piano Phends di Jessie Lasky (vecchie glorie di cui troverete notizie nelle antologie del musical).

Joe Cook era bravissimo nel nut act, ovvero nella comicità demenziale, come si direbbe oggi. Eccolo apparire in scena tirandosi dietro un villino di cartapesta, poi iniziava una lite con un inquilino invisibile che non pagava l’affitto e dato che non riusciva a persuadere l’inquilino a pagare, si trascinava via tutto il villino: era nato il one man vaudeville show, cioè l’uomo che da solo poteva reggere l’intero varietà. A questo proposito, se vi capitaste di rivedere il numero di Astaire, That’s entertainment, con Buchanan e Nanette Febray nel film Band Wagon (Spettacolo di varietà, 1953), forse vi ricorderà qualcosa… Certo, non voglio dire che Astaire lo rubò a Joe Cook, ma si capisce che lo vide.

Tutto andava benone per il duo, quando la mannaia cadde: la Gerry Society intervenne ad impedire ai fratelli di prodursi in spettacoli. Era successo che un noto e temuto avvocato, Elbidge Gerry, che si batteva contro ogni forma di sfruttamento minorile, sopratutto teatrale, aveva preso di mira l’impresario. Per due anni i ragazzi non poterono più lavorare e, aspettando i 16 anni richiesti per poter di nuovo calcare le scene, frequentarono il Ned Wayburn Studio of Stage dancing (Ned Wayburn divenne poi un famoso coreografo).

Adele mise a punto con Fred un act di cui Ned fu l’autore. S’intitolava Baseball act o Rainy saturday afternoon, che in qualche modo mi è sembrato riecheggiare nella leggerezza romantica de Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen.

Presentato al Broadway Theatre come spettacolo di beneficenza, riscosse un buon successo e i due strapparono un buon ingaggio in un teatro della Quinta Strada.

Ma quando Adele si avvide della locandina, trasecolò: il loro numero sarebbe stato il primo. Per due interpreti così giovani, prodursi all’inzio di una rivista era impensabile. Era ritenuto un suicidio scenico e terrorizzava anche attori maturi. Poteva accadere di esibirti mentre la gente prendeva posto e chiacchierava, o al peggio di fronte ad una platea ancora deserta… e fu proprio questo che capitò ai due fratelli. Ma per fortuna, dopo alcune repliche, iniziarono a farsi conoscere, ad essere apprezzati, ed ebbe inizio la tourné.

A Chicago andò molto meglio: la bellissima Adele, con la sua grazia innata si propose con eleganza e scioltezza e molte ballerine dell’epoca ne furono gelose; un giornale di Detroit scrisse così: Adele Astaire con la sua personalità oscura ogni altra ballerina apparsa su queste scene.

Alla grazia aggiunse una grande determinazione e la voglia di fare sempre meglio, tanto che con Fred iniziarono a studiare uno stile che fosse unico. Per lui invece fu molto più difficile farsi valere, con quel suo fisico smilzo e l’aria delicata, spesso confidava alla sorella i suoi crucci. Quando capitò loro di veder danzare Vernon Castle con la sua compagna Irene, certo non aspiravano a danzare nelle sale e né Adele, né Fred amavano il ball room o la danza classica, ma di Vernon ammirarono la classe tipicamente inglese. Un disappunto tutto americano di quel tempo: essere inglese possedeva uno speciale fascino. D’altro canto per Adele e Fred, l’Inghilterra era sempre stata un richiamo irresistibile: lui sognò tutta la vita di essere un nobiluomo inglese, con un castello in campagna e un team di cavalli da far correre al Derby, come la stessa regina era solita fare. E, a pensarci, non fu tale il personaggio di Fred al cinema? Per Adele quel sogno divenne realtà.

Andarono avanti con questo numero per circa due anni, quando il padre di Astaire presentò loro il signor Coccia e la signora Coccia (Minnie Amato), che avevano grande esperienza nel vaudeville, perché dessero consigli ai giovanetti. Misero in piedi un altro spettacolino, Fred and Adele Astaire in new songs and smart dances, portato in tour dal 1915 al 1916 : erano qualcosa di nuovo e nei grandi teatri lo notarono, una coppia irreale e fantasiosa, regale, spiritosa, agile, languorosa, ma non sensuale.

Passarono dal primo al terzo posto della locandina cantando Love made me a wonderful detective, di Ted Snyder e facendo impazzire Eddy Cantor che aspettava tra le quinte in attesa di entrare per il suo numero, ma gli applausi alla coppia non finivano mai.

Nello show si esibirono Eduardo ed Elisa Cansino (sì, i genitori di Rita Hayworth), ma le vecchie volpi del varietà, procacciatori di talenti che aspettavano tra gli spalti, raccomandarono Fred e Adele per il famoso Keith Circuit.

E fu a loro che gli Schubert offrirono Over the top!

Come in un libro animato, le pagine si sfogliano in successione, mostrandoci da questi primi passi sul palcoscenico, la bravura di Adele Astaire e di suo fratello: The passing show (1918),  Apple blossom (1919); The love letter (1921) con la canzone di George e Ira Gerschwin, A foggy day in London town, un hit senza tempo che volle cantare anche David Bowie:

Seguirono: For Goodness sake (1922); The Bunch and Judy (1922); Lady be good (1924); Funny face (1927); Band Wagon (1931); Gay divorce (1932) e tutti gli spettacoli a Londra (Stop flirting; Lady be good; Funny face…)

Quasi tutti show perfetti, tranne per una cosa: Adele fu sostituita dopo Band wagon.

Una revue quest’ultima che non ebbe un difetto, come scrisse anche il Graphic di New York. Fece eco il New York times: Band wagon inizia una nuova era. E poi l’Evening News:Band wagon da via a qualcosa di nuovo.

Tanto bello che, quando il cinema si impadronì di questo spettacolo, divenne uno degli ultimi grandi musical di Hollywood.

Eppure Adele abbandonò il teatro. Aveva colto al volo l’amore ed anche il suo sogno di divenire una nobildonna inglese.

Non volle raccontare come fosse avvenuto, quanto fosse costato ai due fratelli darsi l’addio sulle scene.

Adele Astaire era già fidanzata con Lord Cavendish e sarebbe facile pensare che Fred impazzisse di gelosia, ma in realtà era già distratto dalla bella Phillys Potter che avrebbe sposato nel 1933.

Più realisticamente immagino che Adele e Fred avessero raggiunto una grande sintonia: la perfezione del fratello nella danza sarebbe stata impossibile senza la stabilità e la continuità che Adele gli offriva.

Non fu un addio triste” scrisse Astaire, “qualche lacrima sì, ma poi la nostra gaiezza prese il sopravvento”. Questo senso di privacy potrebbe essere qualcosa da recuperare, anche se di certo lui e Adele affrontarono molte sfide.

Quando lui ballò per la prima volta con un’altra partner, (in Gay divorce, dove Cole Porter lo volle protagonista), Adele gli inviò un telegramma: Non dimenticare di lagnarti, Minnie! “Minnie la lagna” era il soprannome con cui lo prendeva in giro, vista la sua pignoleria nelle prove, il disappunto per i ritardi, l’insofferenza al coreografo, la sua stessa insicurezza…

Forse solo grazie al cinema Fred ritrovò un’altra partner ideale con cui danzare, quando diede l’addio a Broadway per muoversi verso Hollywood.

Fu così che Adele divenne leggenda e Fred realtà eterna…

Per una bibliografia essenziale, considerati i limiti di quest’omaggio, a questo elenco che segue sono stati tolti molti titoli che sarebbe stato divertente consultare, ma dato che “una ciliegia tira l’altra”, potrei indicarli a chi ne facesse richiesta nei commenti:

  • Stephen Harvey, Fred Astaire, ed. Pyramyd, New York, 1975
  • Michael Friedland, Fred Astaire ed W.H. Allen Londra, 1976
  • Stanley Green/Bart Goldblatt, Starring Fred Astaire, ed. W.H.Allen Londra, 1974
  • Bob Thomas, The man, the dancer, ed. St.Martin’s press New York, 1984
  • David Ewen, New complete book of the American music theatre, ed. Olt Rinehart & Winston, New York, 1970
  • Ethan Mordden, Broadway’s babies, Ed. Oxford University Press, New York, 1983
  • Gerald Bordman, American Operetta, Ed. Oxford University Press, New York 1981
  • Fabrizio Gabella. Singing and dancing on the screen 1928/1978: 2400 schede informative sul cinema musical americano
Jo Gabel

Jo Gabel

Fulminata sulla via della recitazione a 9 anni, volevo fare la filmmaker a 14 e sognavo la trasposizione cinematografica dei miei romanzi a 17. Solo a 18 anni ho iniziato a flirtare col cinema d'autore ed a scrivere per La Gazzetta di Casalpalocco e per il Messaggero, sotto lo sguardo attento del mio​ indimenticato​ maestro, il giornalista ​Fabrizio Schneide​r​. Alla fine degli anni 90, durante gli studi di Filosofia prima e di Psicologia poi, ho dato vita ad un progetto di ricettività ecologica: un rifugio d'autore, dove gli artisti potessero concentrare la loro vena creativa, premiato dalla Comunità Europea. Attualmente sono autrice della rubrica "Polvere di stelle" sul magazine art a part of cult(ure) e collaboro con altre testate giornalistiche; la mia passione è sempre la sceneggiatura, con due progetti nel cassetto, che spero di poter realizzare a breve.

1 commento

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  • Ho letto con immenso piacere il tuo secondo articolo (come da promessa) sugli Astaire. Un mondo magico come la loro danza sulle grandi musiche di quel “gaio” periodo.
    Mi è sembrato di capire che c’è qualcosa di nuovo? Avvertimi.