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Don’t shoot the negro moon [Non sparare alla luna nera]

di Jo Gabel

“Dicono che ci sia abbastanza religione nel mondo per far sì che gli uomini si odino, ma non abbastanza per far sì che si amino”,  Louis Cyphre nel film Angel heart
Feci ruotare la sedia e osservai il diario sulla scrivania: Don’t shoot the negro moon erano le ultime parole che aveva scritto, poi aveva fatto i bagagli ed era partita senza avvisare nessuno.

Pola non aveva parenti, tranne una zia. Quando costei mi aveva telefonato informandomi dell’accaduto, avevo ammesso di non saperne niente della decisione della mia amica, ma dissi che l’avrei aiutata a capire cosa fosse successo. Aggiunsi che sarebbe stata una buona idea cercare qualche indizio a casa di Pola.

L’indomani la zia mi consegnò le chiavi dell’appartamento dove la nipote aveva vissuto negli ultimi 20 anni, all’incrocio tra via dei serpenti e via degli zingari, e ora guardavo dalla finestra da cui si scorge la fontana.
Anche senza delfini era bellissima sotto il sole autunnale.

Don’t shoot the negro moon

Quel quadernino nero continuava ad attrarre la mia attenzione, la frase misteriosa possedeva un fascino speciale. Accuratamente piegate tra le pagine c’erano delle strisce di carta, usate come segnalibro, in cui Pola commentava questo o quel passaggio del diario. Aveva ricevuto istruzioni precise per procurarselo e finalmente l’aveva trovato rovistando in uno di quei negozietti di New Orleans dove vendono erbe per riti magici.

Si trattava del diario originale di Margareth Krusemark, la cartomante resa famosa dal film Angel heart, con la vera storia di Johnny Favorite. O almeno della persona che la letteratura e il cinema avevano reso noto con quel nome. Lo stesso Johnny che aveva avuto l’ardire di imbrogliare Lucifero in persona…

Durante le riprese del film il diario della Krusemark era scomparso. Per anni le ricerche erano state vane, quando finalmente la mia amica l’aveva rintracciato non era in vendita, così aveva deciso di ricopiarlo. Recandosi nel retrobottega del negozio, seduta sui sacchi di erbe, aveva continuato a trascrivere per giorni.

La proprietaria la raggiungeva di tanto in tanto assicurandosi i dollari promessi, abituata a clienti stravaganti non faceva domande; probabilmente l’avrebbe lasciata fare anche senza compenso, ma ormai la trattativa era conclusa.

Il quadernino di pelle nera, di quelli con il bordo pagina tinto di rosso, esalava un odore pungente di erbe e palo santo. Su alcune pagine erano incollate delle foglie di piante i cui nomi ed usi erano annotati con una calligrafia minutissima, seguita da glifi misteriosi vergati con inchiostro color sangue. Anche l’inchiostro era stato preparato secondo le istruzioni della Krusemark.

Pola non era tipo da lasciarsi suggestionare, ma dal modo in cui parlava dell’autrice del diario sembrava che la temesse.  Non si trattava di un personaggio nato dalla fantasia di uno scrittore: era esistita davvero.

Continuando la lettura appresi che William Hjortsberg, autore del romanzo, non era stato solo un brillante scrittore di quel genere poliziesco inaugurato da Raymond Chandler, che mescolava temi occulti e humor anglosassone, ma anche un fine conoscitore di magia.

Così aveva creato il personaggio del detective Harry Angel che dava la caccia a Favorite in una storia noir. Un noto cineasta aveva ignorato due sceneggiature scritte da Hjortsberg, per riscrivere di suo pugno il racconto e regalarlo al cinema col titolo Angel heart.
Non proprio il Falling angel del libro di Hjortsberg perché c’erano stati già troppi angeli caduti. Rielaborare una storia era indispensabile per l’efficacia della trasposizione, assicurò Alan Parker che era stato regista di spot pubblicitari.

 “Vedere un film tratto da un tuo romanzo è come vedere i tuoi buoi trasformati in dadi da brodo”, sentenziò una volta Le Carré, ma la Krusemark era di un altro parere: “I predestinati saranno attratti dal film ed intuiranno quello che il romanzo avrà tempo di chiarire…”.

Per un attimo rimasi sorpresa: chi era stata Margareth Krusemark? Somigliava alla indimenticabile Charlotte Rampling del film? Aveva anche lei quello sguardo per cui un critico inglese aveva coniato il verbo to rample che significa ipnotizzare uomini e donne con uno sguardo ambiguo, magnetico ed erotico?

Era stata solo una cartomante da baraccone sulla baia di New York? Oppure da Coney Island era tornata lì, in quella Royal Street della Louisiana, dove gli scenografi allestirono la dimora dalle pareti ocra della Krusemark? Ma siamo sicuri che fosse stata una casa disabitata da 60 anni?

E che fine aveva fatto la vecchina novantenne proprietaria dell’altro appartamento, anche quello perfettamente arredato, dove avevano girato la morte del dottor Fowler nel film? Defunta da tempo, spiegarono. Certo era stata una vera fortuna disporre di quella bicocca polverosa che conservava intatte le suppellettili degli anni 40…

Rendere commerciale un affare delicato come la vendita di un’anima al signore delle tenebre necessita di una buona dose di fegato. E chi si celava sotto il nome fittizio di Johnny Favorite aveva i suoi buoni motivi per scegliere di vivere sotto pseudonimo…

Ammettiamo per un attimo che Hjortsberg avesse vagato per New Orleans alla ricerca di stimoli per il suo libro. Lo coglie d’improvviso una pioggia torrenziale di quelle tipiche della Louisiana, si rifugia in un jazz club del quartiere francese e lì incontra un personaggio bizzarro con cui si intrattiene fumando sigari e parlando dei bei vecchi tempi del blues.

Chiacchierando viene fuori un nome, Robert Johnson (che non è proprio Johnny Favorite ma qualche assonanza la mantiene). Costui, morto da tempo, è una leggenda del Delta Blues. Devil Blues per l’esattezza: pare che una notte senza luna quel musicista avesse incontrato il diavolo in abito da sera ad un crocevia e che gli avesse offerto la sua anima per divenire un chitarrista unico, fuori dall’ordinario.

Hjortsberg si appassiona alla storia, approfondisce e scopre che quel signore con cui ha amabilmente conversato tutta la sera è un houngan, cioè un sacerdote voodoo che lo inizia alle arti magiche. Partecipa a delle cerimonie, incontra altri simpatizzanti, tra i quali riconosce una sua vecchia amica di New York con la passione per i tarocchi e per gli oroscopi, la Krusemark, e… una sacerdotessa vestita di bianco con uno straccio avvolto sul capo e la pelle color cannella…

Quest’ultima è l’officiante del rito che ancheggia al ritmo dei tamburi, ma prima accende i ceri e li dispone accanto alle oferendas:

Laroyé Exus, laroyé

Secondo la leggenda a stringere il patto con Robert Johnson era stato un’entità di nome Met Kalfou che ama i sigari e il blues. Ma non sappiamo chi stia invocando la sacerdotessa mentre impasta dendé, manioca e delle polveri rubra encantador in una ciotola di terracotta. Intona una nenia in una lingua arcaica assieme a parole in creolo, altre in francese, spagnolo, tedesco che indicano il destino e la luna nera…

Don’t shoot the negro moon

A filmare la scena ci vorrebbe Mike Roberts, quello che azionò la telecamera di Alan Parker nel film, esaltando il personaggio di Epiphany (interpretata da Lisa Bonet) nella danza estatica dell’incorporazione. E che dire del coreografo Louis Falco che aveva già lavorato in Saranno Famosi? Erano i nastri registrati di una vera cerimonia haitiana quelli che aveva studiato per realizzare la danza del rito…

Alcune carte sudice, consumate e sfilacciate di tarocchi erano distribuite tra le pagine del diario, riconobbi il bagatto: “Era alto e di corporatura robusta, aveva un viso molto comune, ma possedeva un atteggiamento provocatorio che poteva infastidire, con una specie d’insolenza innata, volta ad instaurare un qualche grado di familiarità. Mickey Rourke fu fantastico nel ruolo dell’investigatore Harry Angel. Nei suoi occhi brillava una strana luce, come quella del chitarrista della leggenda”.

Parker osservò cinicamente che se Mickey fosse morto dopo Angel heart sarebbe diventato più famoso di James Dean.

A molti, prima di Johnny, fecero gola fama o denaro e per ottenerli intrapresero la strada della magia, alcuni inseguendo il miraggio erano giunti allo studio della cartomante e se ne erano andati con una radice di Giovanni il conquistatore e qualche parola di incoraggiamento.

Pochi avevano chiesto ciò che lei avrebbe davvero potuto offrirgli. Invece con Favorite non aveva avuto dubbi: lui voleva il successo come l’ossigeno da respirare. Poteva far uso di una spietatezza senza limiti, avrebbe osato quello che ad altri non era riuscito, dal re Saul passando per Faust, fino ai Kremmertziani. Come pure l’attore descritto da Ira Levin in Rosmary’s Baby (1967), era disposto a tutto e si reputava più furbo del diavolo.

Grazie a Margareth, Johnny Favorite ebbe l’aiuto delle forze demoniache e una volta suggellato il patto, ottenne il successo desiderato inventando un genere. Forse non il genere musicale di cui raccontano nel film. A che arte fosse dedito il novizio non era dato di sapere dal diario. Scriveva anche di musica, questo sì.

Poi Johnny tentò di tutto per non pagare il suo debito all’inferno. Non discese con quell’ascensore perché adottò uno stratagemma in cui Madame Krusemark lo aiutò.

Intanto Lucifero, che è sempre comprimario di certe storie, si recava a Roma, mentre a New York era atteso nei ristoranti italiani:

“Prenota il tavolo vicino al telefono pubblico”

“Arriva presto e prendi il posto d’angolo. Assicurati che la sedia di fronte, quella che dà le spalle al ristorante, sia vuota. È lì che mi siederò”.

“Va bene, Bob”.

Alan Parker racconta che incontrare Robert De Niro per proporgli la parte non fu facile. Si era pensato a lui per il ruolo di Harry Angel, ma l’attore trovò più confacente la parte del diavolo, un sardonico Louis Cyphre. Eccellente cast quello messo assieme dal regista, ma ancora mi chiedevo perché fosse stato necessario cambiare la sceneggiatura di Hjortsbert, nascondeva forse qualcosa che non poteva essere svelato subito?

Don’t shoot the negro moon…

Trascorsero molti anni, la mia amica non fece più ritorno, da una email appresi che viveva in un luogo magnifico con l’amore della sua vita: una foto allegata ritraeva una giovane donna dallo sguardo sfavillante. Aveva deciso di non sparare alla sua luna nera, scriveva. Avrà scovato il filtro dell’eterna giovinezza? Guadagnato enormi ricchezze? Il mistero è rimasto tale, a meno che qualcuno di voi, leggendo il romanzo o vedendo il film, non rinvenga qualche pista certa. Me lo faccia sapere e riprenderemo l’indagine.

Ascensore per l’inferno, come fu intitolato il film di Alan Parker in Italia, non fu quello più riuscito del regista e neanche il mio preferito, non come Birdy, comunque. Ma è innegabile che la maestria con cui realizzò Fuga di mezzanotte; Fame; The Wall; The committment; Mississipi Burning; Le ceneri di Angela fece scuola.

Fu uno dei registi più dotati del novecento, i suoi film meritarono 10 Oscar, 10 Golden Globe e 19 Bafta. Ma non c’è miglior omaggio per un autore nell’al di là che dimostrare che la sua storia gli sopravvive.

Il romanzo mi colpì come colpì il regista (Hjortsberg era un eccellente creativo che firmò anche Legend di Ridley Scott) e mi dissi che il protagonista di una storia spesso somiglia al suo autore… attraverso uno spin off i motivi del racconto si riaffermano e i fans possono seguirne gli sviluppi nel presente, così i vecchi film divengono epica dell’umanità.

A meno che… scostata la cortina delle certezze e della logica, potessimo intravedervi un darkverse in cui la vita e la morte non siano i soli punti di riferimento. Forse anche Hjortsberg si era chiesto se la fortuna gli avrebbe arriso vendendo l’anima al diavolo? Ed era possibile non rispettare l’accordo se l’obbligo fosse stato trasferito ad un’altra persona prima dell’agnizione?

Ma Satana è davvero così ingenuo?

Alan Parker, a proposito del film, si espresse in modo criptico, citando il lato oscuro di un regista, in relazione al lato oscuro della sua storia. E che dire di quel 666 che il caso assegnò al ciak della cerimonia voodoo?

Di una cosa potevo dirmi certa: Pola sapeva che avrei letto il diario. Voleva che lo ricopiassi come aveva fatto lei? O che scrivessi una storia della storia, come Alan Parker e prima di lui Hjortsberg? In una perpetua fuga dall’abisso…

Don’t shoot the negro moon.

Epilogo:

Vale la pena leggere Angel heart in autunno, al bagliore delle candele che illuminano le zucche intagliate. Considerando la crisi energetica, l’idea di accomodarsi in poltrona accanto ad un caminetto dal fuoco vivace può essere di conforto. Ah, dalla storia si può evincere ancora qualcosa riguardo il lato oscuro, perciò non dimenticate di gettare nelle fiamme un pezzettino di carta da pane con su scritti i vostri desideri e aggiungete un mazzetto di foglie di salvia essiccata, non si sa mai…

Halloween è il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. (Steven King)

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Fulminata sulla via della recitazione a 9 anni, volevo fare la filmmaker a 14 e sognavo la trasposizione cinematografica dei miei romanzi a 17. Solo a 18 anni ho iniziato a flirtare col cinema d'autore ed a scrivere per La Gazzetta di Casalpalocco e per il Messaggero, sotto lo sguardo attento del mio​ indimenticato​ maestro, il giornalista ​Fabrizio Schneide​r​. Alla fine degli anni 90, durante gli studi di Filosofia prima e di Psicologia poi, ho dato vita ad un progetto di ricettività ecologica: un rifugio d'autore, dove gli artisti potessero concentrare la loro vena creativa, premiato dalla Comunità Europea. Attualmente sono autrice della rubrica "Polvere di stelle" sul magazine art a part of cult(ure) e collaboro con altre testate giornalistiche; la mia passione è sempre la sceneggiatura, con due progetti nel cassetto, che spero di poter realizzare a breve.

4 risposte

  1. Scrivi benissimo, ma, non avendo visto il film nè letto il libro, per capirci qualcosa, dovrò rileggermelo… la trama è troppo complicata fra flash back nel tempo e nello spazio!!! Grazie!

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