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Agarthology: addentro alle segrete cose

di Jo Gabel

In certe regioni dell’Himalaya, tra i 22 arcani di Hermes e le 22 lettere di alcuni alfabeti sacri, l’Agartha forma lo zero mistico, l’introvabile, una scacchiera colossale che si estende sotto la terra, attraverso tutte le regioni del globo.
(Saint-Yves d’Alveydre, Mission de l’Inde en Europe, Paris, Calman Lévy, 1886)

Tutto iniziò vedendo Orizzonte perduto di Frank Capra. O forse no, era successo prima, passeggiando di fronte ad un edificio di Parigi. Simile a tanti altri, l’avresti detto adibito a uffici o abitato da famiglie, invece la porta d’ingresso era dipinta e le finestre erano cieche: faceva parte di quei luoghi del mondo dove si ergono costruzioni che sono solo facciate.

Si trova tra la Gare du nord e la Gare de l’est ma ce ne sono altri, uno a Londra in via Leinster Garden, al numero 23 di Paddington, oppure a Brooklyn, molti a Toronto. E altrove. Forse non nel Kentucky collinoso e aspro, perché Google si affretta a spiegare che trattasi di sfiatatoi, prese d’aria per la metropolitana, sottopassaggi, condotte camuffate da edifici per mantenere la continuità urbanistica. Ma è davvero questo il motivo che spinse gli architetti del passato a progettarli? E non è strano che i lavori per la metropolitana nelle grandi città del nord del mondo fossero iniziati quando i trasporti terrestri si servivano ancora dei cavalli?

Sentivo un’impressione sinistra risalire dal profondo, quella che provi di fronte a cose apparentemente note che svelano d’un tratto un lato sconosciuto, che suscitano curiosità mista a timore… das unheimliche la definì Freud. Quel giorno mi sorpresi a pensare che quei palazzi potessero nascondere accessi ad un mondo sotterraneo.

Le porte di Agarthi potrebbero trovarsi ovunque e le leggende non pongono limiti alla fantasia: al polo sud e al polo nord, nel deserto dei Gobi, nei Pirenei e, dato che i templari c’entrano sempre, a Rennes-Le-Château, nell’isola Bisentina, a Bolsena…

immagine per Agarthi immaginaria
Agarthi immaginaria

Decisi di saperne di più, ma il viaggio si rivelò irto di sfide…

“Sono scomparsi i miei appunti. Il titolo è Agarthology, mi sono costati un anno di ricerche!”

Era una mattina piovigginosa di settembre quando mi ero apprestata a trascrivere le pagine di Agarthology addentro alle segrete cose ed ora erano introvabili.
La risposta dall’assistenza Evernote non era tardata:  “Sono Abigail, controlleremo nei registri di sistema, ci fornisca le seguenti informazioni… la ricontatteremo presto”.

Cercare una via breve per Agarthi non era stato semplice. Ora rischiavo d’aver perso tutto e ne ero stizzita: aprendo l’applicazione, quella mattina, il programma mi era apparso un po’ diverso, con le note scollocate. Un aggiornamento, avevo pensato dapprima, ma poi mi ero accorta che “Agarthology, addentro alle segrete cose”  era scomparso.

Avevo cercato nel cestino, sia mai lo cancelli per errore lo ritrovi lì: niente. Controllo le altre note che contenevano lo scheletro dell’articolo, ma pure quelle sono introvabili. Esamino tutte le voci degli ultimi due mesi, e poi le mie 1500 annotazioni contenute nel programma. Ancora niente: Tutti gli altri articoli sono al loro posto, ma che ne è stato delle note di Agarthology?

Per quanto mi sforzassi, i ricordi di quel che avevo scritto fluttuavano disordinati e, tra le reti smagliate, emergevano solo informazioni oggettive, fattuali. Le riflessioni che mi avevano affascinata, certe deduzioni che avevo soppesato, relazioni su cui avevo a lungo indagato, potevano essere perdute per sempre. Avevo sognato tutto?

Ne parlai con un mio beta reader: no, non avevo sognato, gliene avevo letto degli stralci. Ma questo non faceva che aggravare la mia sofferenza, mi sentivo preda di un dolore immenso, accompagnato da un senso di disfacimento. Scrivere a lungo su di un argomento è un po’ come una gravidanza.
Come avrei fatto se Evernote non le avesse più trovate? Conveniva che presentassi ai lettori quel che rimaneva del mio lavoro? L’argomento era talmente fumoso che poteva mettere a dura prova la ragione, ma la loro immaginazione avrebbe potuto colmare i vuoti.

Sentivo di star partorendo una creatura zoppa, oppure il famigerato homuncolus degli alchimisti, quello tanto vituperato nel romanzo meno conosciuto di Somerset Maugham. Vada per i lacerti, speriamo che i lettori rimettano ordine, sopratutto se quel che avevo portato alla luce fosse stato reale. La congettura non era da trascurare…

Orizzonte perduto

Non mi sarebbe mai venuto in mente di andare a bazzicare tra memorie di templari e rosacrociani, se non avessi visto Orizzonte perduto (1937), il bel film di Frank Capra.

Orizonte perduto

Una rosacrociana l’avevo conosciuta davvero, lavorava in un catasto, luogo molto indicato, constatai tra me e me. Poi era stata la volta di un illustre cavaliere teosofo, di Malta e non templare, discepolo diretto di Madame Blavatsky. Ma ad introdurmi a quei temi era stato un regista hollywoodiano. Lui era convinto che il cinema avesse una missione e pensava che in quel periodo disgraziato in cui girò il film, dopo la crisi del 1929, con regimi dittatoriali che aspiravano ad impadronirsi del mondo e venti di guerra, occorresse lavorare su di un soggetto che rinsaldasse fede e speranza nel futuro.

Vi inciampò all’edicola di una stazione dove aspettava il treno, era il romanzo di un inglese, James Hilton, ambientato in quella che sarebbe divenuta la mitica Shan gri là, un luogo di delizie, senza guerre, né malattie, dove la gente non invecchiava mai: “Tu, figlio mio” diceva il Dalai Lama del romanzo al suo prescelto, un occidentale, “tu sarai il custode della memoria storica, l’arricchirai con la tua mente, accoglierai lo straniero stanco e gli insegnerai le leggi della saggezza e quando i sopravvissuti affranti e derelitti inizieranno a cercare consolazione e comprensione la troveranno qui, a Shan gri là”.

Capra lo lesse avidamente e ne ricevette un’impressione profondissima: in un baleno obbligò la casa di produzione a sganciare 2 milioni di dollari per realizzare il film e Bob Riskin a mettersi al lavoro per la sceneggiatura. Non sapeva che la realizzazione di quel film lo avrebbe impegnato strenuamente, al massimo delle sue forze, né avrebbe mai immaginato che sarebbe stata preludio di una tragedia personale.

Harrison Forman, noto esploratore e fotografo, descrisse il misterioso tetto del mondo, ritratto poi dagli schizzi magnifici di Steven Gooson. In Tibet non presero neanche in considerazione di andarci, Capra escogitò di far tenere in bocca ai suoi attori del ghiaccio secco serrato in una griglia, per simulare il vapore del respiro, espediente con cui un attore disattento si ferì gravemente.
Ebbe poi l’illuminazione di affittare un magazzino del pesce alto otto metri, provvisto di una macchina per fabbricare il ghiaccio, così i problemi furono risolti, ma molti attori si ammalarono. Poi fu la volta delle pellicole, inadatte per girare con temperature polari. Ostacoli alla realizzazione ne sorgevano ogni giorno, ma venivano affrontati con decisione e perseveranza.

Allestire l’ambientazione con il monastero della Valle della Luna Azzurra non era stato difficile, anche se aveva richiesto ingegno: i muri esterni erano stati ricostruiti a Burbank, in un ranch della Columbia; i portatori tibetani furono impersonati da indiani Pala delle colline di San Diego; dei vitellini ricoperti di pellicce avrebbero dovuto somigliare a degli yak… La ricerca del Dalai Lama pose maggiori problemi: ben due attori selezionati per la parte morirono a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, prima di iniziare le riprese. Alla fine trovarono eccellente l’interpretazione di un attore di mezz’età, adeguatamente invecchiato con il trucco.

Capra girò le scene iniziali dell’aeroporto con stile documentaristico, per non alimentare in alcun modo il misticismo, che sarebbe dovuto emergere poco per volta dalla storia. Terminate le riprese e i montaggi, mancava solo il plauso di Hollywood a coronare quest’opera ispirata all’ Agarthi buddista, ma das unheimliche, il perturbante, era in agguato…

Mentre Capra varcava in auto il cancello degli studios per recarsi allo straordinario evento organizzato per la prima internazionale, venne fermato da una guardia. Avrebbe dovuto chiamare con urgenza la moglie: il figlioletto, appena operato di una semplice tonsillectomia, era morto.

Qualunque successo avesse riscosso in futuro quel film, per il regista sarebbe per sempre rimasto legato a quella tragica scomparsa; ci fu chi azzardò che doveva essersi trattato della maledizione che circondava la città sacra e che il film era stato una sorta di profanazione. Si dicono molte sciocchezze e gli attori sono gente superstiziosa, si sa.

Le mie riflessioni erano state interrotte dal suono del messaggio del team di Evernote: “Buongiorno, sono Abigail… dalle verifiche interne i registri sembrano essere tagliati, la preghiamo di ripetere la procedura…”.

Dimostrava che ci stavano lavorando, forse la app di appunti non era stata hackerata. Ma la parola tagliati non mi convinceva. Tagliati da chi, poi? Come sarebbe stato possibile manipolare i registri interni del programma? E perché? Era solo uno pezzo scritto per Halloween, avevo raccolto notizie, collegato certi puntini, ma era stato un gioco.

Nell’attesa della verifica di Evernote, mi dissi che non c’era nulla di male a tentare di ricostruire la stesura dell’articolo. Ricordo che avevo riso divertita quando avevo scoperto che Martin Mistère, dei fumetti Bonelli, ad Agarthi era di casa. Se ne era occupato anche Hugo Pratt che aveva fatto incontrare Corto Maltese con un famigerato generale zarista e buddista in un fumetto dal titolo Corte Sconta detta Arcana.

Per capire bene quella storia di Pratt dovetti risalire ad un personaggio reale, Ferdinand Ossendowski. Costui era un russo, forse una spia, dapprima ministro del governo rivoluzionario siberiano, più tardi in fuga dall’armata rossa. Attraversando l’Asia centrale si imbatté, a suo dire, in questo Generale sanguinario e pazzo, il Barone Roman Nicolaus von Ungern-Sternberg che, nonostante l’aria truce, non lo uccise, anzi, lo fece partecipe di una sua conoscenza molto speciale, un monaco/mago/guerriero di nome Tuscegun Lama, molto vicino al Dalai Lama e alle segrete cose di una città misteriosa.

Agarthi e la Shan Gri là inventata da Hilton, sebbene una nel sottosuolo e una sopra, diverranno sinonimi di luogo favoloso, un regno occulto, con la capitale Shamballah dove il re del mondo decide delle sorti dell’umanità (lo stesso re del mondo che tiene prigioniero il cuore degli uomini nella canzone di Franco Battiato).

Misteri e complotti di Agarthi

Il Lama mette a parte Ossendowski dei misteri del sotterra, alimentati da antichissime leggende buddiste: circa 60000 anni prima, quando Atlantide stava per scomparire inghiottita dalle acque, un prode condusse il suo popolo a scavare sotto la superficie del globo e là costruirono interi regni illuminati dal Vril, una sorta di energia eterna o fuoco verdognolo che alimenterebbe spostamenti supersonici attraverso gallerie labirintiche (così stupefacenti che al confronto quelle progettate da Elon Musk sulla superficie sembrano il trenino del Luna park). Secondo alcuni ufologi, la stessa energia alimenterebbe i campi magnetici controrotanti degli oggetti volanti provenienti da Agarthi.

Durante il suo viaggio, Ossendowski raccoglierà molte notizie su Shamballah che pubblicherà nel suo diario di viaggio Bestie, uomini e Dei (1922). Hitler rimase affascinato dalla leggendaria città del sotterra e dai suoi abitanti altissimi e biondissimi in cui rivedeva gli antenati ariani del popolo tedesco. In seguito Agarthi venne fatta coincidere con la Thule, un mondo perduto descritto nell’antichità da cui prese il nome un’associazione populista, razzista e antisemita che acquisì connotazioni esoteriche, adottando una svastica speculare a quella simbolo della vita e della luce del regno di Agarthi. Il führer sguinzagliò pure delle missioni di ricerca i cui esiti rimasero segreti, alimentando leggende e film (come I predatori dell’arca perduta, 1981), mentre gli amanti dei misteri ripercorsero in lungo e in largo il mito della terra cava fino ai nostri giorni.

La vicenda raccontata dal russo ha di sicuro radici nel libro di un medico ed esoterista  francese, Joseph Alexandre Saint­-Yves marchese d’Alveydre che alla fine del 1800 pubblicò Mission de l’Inde en Europe, testo in cui descrisse la cupola sotterranea dalla quale proverrebbe la luce al regno di sotto, attraverso specchi opportunamente costruiti, e dove migliaia di pundit, signori o consiglieri del re del mondo, studiano una lingua sacra, il Vattan. Tutti compresi nel loro ruolo, si occupano di gestire i mutamenti geofisici, le folgori, il tempo atmosferico ed eseguono esperimenti genetici incrociando le specie e creandone di straordinarie, quasi quanto quelle nate dalla fantasia dell’autrice di Harry Potter...

Ad Agarthi la leggenda vuole che si siano rifugiati i templari superstiti, mentre il popolo zingaro, che di lì è originario, ne venne esiliato a causa di un’antica colpa che non è dato di sapere. La sinarchia del re del mondo era il pallino di Alveydre che nutriva l’aspirazione ad un regime sinarchico gestito da un’elite predestinata, comunicante con le gerarchie superiori di Agarthi.

Nel 1927, apparve un saggio intitolato Il Re del Mondo scritto dall’esoterista francese René Guenon che pretendeva di conoscere bene la verità su Agarthi e sul suo re, il Manu, reincarnazione e avatar del Dio Vishnu che compare sulla terra per condurre la gente.

Nel 1929, Vivian Postel Du Mas e Jeanne Canudo proposero un progetto sinarchico che opponesse al capitalismo la cooperazione: cenacoli occultistici e complotti, filiazioni antisemite, contrarie alla lotta di classe, molti politici presero spunto dall’opera di Alveydre. Gli anni 40 del secolo scorso pullularono di sinarchici che aspiravano ad un ordinamento europeo guidato da saggi, facendovi confluire anche esponenti del governo di Vichy.

Della stessa matrice fu la Cagoule, un’organizzazione segreta francese di azione rivoluzionaria finanziata da Mussolini. Di voler instaurare una sinarchia furono accusati persino i gesuiti, tesi sostenuta da un uomo di sinistra, Roger Mennevée e ovviamente Hitler, che alcuni ben informati dicevano rosacrociano e massone. Insomma, i complotti non sono cosa nuova per la gente del mondo e arrivano fino a Pierre de Villamarest, negli anni 60 del secolo scorso, per il quale la sinarchia era gestita da tecnocrati dell’ordine mondiale che avrebbero appoggiato stragi, strategie della tensione, colpi di stato, possedendo caratteristiche molto simili al Sim, lo stato imperialista delle multinazionali combattuto dalle Brigate Rosse…

Di là sotto, il re del mondo, incarnazione del potere mondiale, mandatario dei superiori sconosciuti, avrebbe favorito le diverse fazioni attraverso i secoli, incarnando di fatto l’esatto opposto del sovrano benevolo delle leggende: il polo negativo di un nuovo asse.

Helena Blavatsky si era detta certa dell’esistenza del re del mondo, indicando la sede dell’oligarca sotto il deserto dei Gobi, mentre lo scrittore Willis George Emerson aveva riportato la storia di un marinaio che sosteneva di aver navigato nel mare del sotterra entrandovi dal polo nord. Fui grata ad Alice Bailey, teosofa inglese: il Manu di Alveydre, cioé il governatore che conosceva i pensieri di tutti gli uomini, non era il re del mondo ma il responsabile dei regni inferiori, mentre la vera gerarchia occulta era formata da una fratellanza di esseri di luce. In tutti i casi, il sinarca supremo sarebbe tornato in superficie al tempo stabilito per salvare gli uomini da guerre e malattie, dando inizio ad una nuova età dell’oro. Più o meno lo stesso scrisse Edward George Bulwer Lytton nel suo libro La razza ventura e forse ad Agarthi ci pensò pure Jules Verne, romanzando su di un Viaggio al centro della terra.

Avevo studiato per un anno i dedali di coloro che avevano almanaccato sulle favole buddiste, di quelli che avevano ordito e supposto complotti, laddove forse non c’era stato nulla se non l’istinto dell’uomo volto a fomentarli. Un esercizio appassionante, se non si finisce per prenderlo sul serio, come pure il mistero della terra cava, realtà impossibile per gli attuali riscontri tecnico scientifici.

Per conto mio, una volta riavuti gli appunti, quella storia sarebbe tornata quello che era: uno sconfinamento della coscienza collettiva. In fondo, come scrisse Karl Popper la teoria sociale della cospirazione è una conseguenza del venir meno del riferimento a Dio e della conseguente domanda “chi c’è al suo posto?”.

 Il suono di un messaggio interruppe quelle considerazioni, era un tecnico di Evernote: “.. le note sono andate perse per un motivo sconosciuto… abbiamo fatto tutto il possibile… vogliamo che lei sappia che i nostri sviluppatori stanno lavorando a un miglioramento delle prestazioni…. C’è poco che possiamo fare per risolvere il disagio causato, ma abbiamo effettuato l’upgrade del tuo account per 6 mesi offerto da noi”.

L’unico modo di mettere in imbarazzo il diavolo è fargli credere che non ci credi  (Umberto Eco)

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Fulminata sulla via della recitazione a 9 anni, volevo fare la filmmaker a 14 e sognavo la trasposizione cinematografica dei miei romanzi a 17. Solo a 18 anni ho iniziato a flirtare col cinema d'autore ed a scrivere per La Gazzetta di Casalpalocco e per il Messaggero, sotto lo sguardo attento del mio​ indimenticato​ maestro, il giornalista ​Fabrizio Schneide​r​. Alla fine degli anni 90, durante gli studi di Filosofia prima e di Psicologia poi, ho dato vita ad un progetto di ricettività ecologica: un rifugio d'autore, dove gli artisti potessero concentrare la loro vena creativa, premiato dalla Comunità Europea. Attualmente sono autrice della rubrica "Polvere di stelle" sul magazine art a part of cult(ure) e collaboro con altre testate giornalistiche; la mia passione è sempre la sceneggiatura, con due progetti nel cassetto, che spero di poter realizzare a breve.

6 risposte

  1. Tutto fantastico,e tra le righe leggo qualcosa che mi fa credere che ci sia una connessione tra i governi e la massoneria,con complotti escogitati segretamente.Ci sono elementi per pensare che la tua ” indagine” non possa andare in porto dato che gli sviluppatori dei lprogrammi web sono anch’essi sotto il controllo dei massoni o spie internazionali.Anche io sono affascinata da questi misteri e allo stesso tempo spaventata.Mi piacerebbe pensare che non esiste il mondo sotterraneo o persone alte e bionde che non vedono il sole ,il cielo ,i fiori.Piuttosto mi incanta il Re che potrebbe tornare a portare vita,salute e gioia in questo mondo che sta morendo.

  2. Tutto fantastico,Jo,un viaggio nel mistero che incuriosisce e affascina! Tra tutte queste scoperte di mondi sotterraneo e di chi dovrebbe viverci; di complotti e massoni, c’è da pensare al nostro tempo che gli somiglia molto.Tra l’ altro ,in questa bella lettura mi piacerebbe che fosse vera la storia del Re padrone della terra che possa venire a salvarci riportando in ordine mondiale!!!

  3. Straordinario racconto Jo!!! È andata davvero così?! Mi incuriosice molto! Ho due foto preziose che non trovo più : in una ci sono io sullo scalone della Sacra di San Michele (Torino) e attorno a me ci sono bizzarre “sagome umanoidi” della consistenza di nuvolette bianche, che sicuramente non avevo notato attorno a me durante la gita alla Sacra, eravamo un bel gruppetto e facevamo un bel baccano…. Chi abbiamo svegliato? Nell altra foto scattata alle Isole Vergini Britanniche c è una striscia luminosa con estremità simili a fari con due raggi obliqui che arrivano nel mare… Il sole? No, era tramontato ed era alle mie spalle… Un amico ingegnere guardando la foto ha detto che nemmeno una sorgente laser potrebbe aver generato strutture luminose simili e che la proiezione di quei raggi copriva un estensione di mare enorme, nessuna apparecchiatura umana è in grado di far ciò….
    Non trovo più queste due foto, le ho cercate ovunque in casa, centimetro per centimetro… Questo è il mio piccolo mistero!

  4. La massoneria è presente e più ramificata di quanto noi si possa immaginare.
    Può essere massone il tuo vicino di casa.
    Riguardo alla Agartha o Agarthi, per quanto si possa dire, faccio ricerche già dal 1962 a 7 anni.
    Sono venuto a capire che si parla di porte che ci possono inviare a in altre situazioni temporali.
    Pare che anche in Perù questa pratica di pensiero sia conosciuta
    Grazie bell’articolo.

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