ultimi articoli dell'autore

David Bowie, L’uomo delle stelle (& dont look down)

di Jo Gabel

Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto immagini del vostro pianeta. E abbiamo visto l’acqua. Infatti il vostro pianeta lo chiamiamo “il pianeta dell’acqua”. (Dal film L’uomo che cadde sulla terra, 1976)

Il mare è un antico idioma che non si riesce a decifrare, ha scritto Jorge Luis Borges e una canzone può venire lanciata come una pietra legata ad una fune, per scendere in profondità. Come i vecchi pescatori finirò per guardarmi dentro, anziché intorno?

I wish you could swim, cantava David Bowie, l’uomo delle stelle, che avrebbe compiuto 75 anni l’8 gennaio 2022. A 6 anni dalla sua morte, e a 46 anni dall’uscita di The Man who fell to earth (1976), la sua migliore interpretazione cinematografica, noi fans gli rendiamo omaggio con i nostri ricordi.

Like the dolphins, like dolphins can swim
Though nothing, nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever
Oh we can be Heroes, just for one day

Anche David è stato un esploratore del tempo, come quegli altri, quelli sperduti, arrivati da chissà dove a bordo delle astronavi: grotte sotterranee, continenti sommersi dagli oceani nell’antichità, graffiti sulle rocce, messaggi alieni:

There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us
But he thinks he’d blow our mind

Note di una canzone dallo walkman, il mare a marzo e noi fragranti di mimose appena colte: we can be heroes just for one day, sommerse dalle onde, a scuola in ritardo coi capelli bagnati, nota sul registro e un sacchetto caldo di krapfen.

Chi-c’era-c’era-chi-non-c’era-non-sa.
Quando Ostia era Ostia, di salsedine, ardori e confusioni, Bowie suonava dai palchi di Berlino, tante Christiane vorticavano nei caleidoscopi.

È facile mescolare i ricordi, per Bowie diventano rimpianti per la fanciullezza, specie nelle composizioni dei primi settanta del secolo scorso, che ricordano William Blake, fino a Scary Monsters, nella malinconia di Hours, Heaten e Reality. E se pare che un refolo triste investa tutta una serie di canzoni, serve a suggellare il legame di Bowie tra spiritualità, religione e ricerca interiore.

Una canzone è un vento che soffia sulle pagine di una generazione: parole, emozioni, sensazioni, melodie, danze, ebbrezza da solitudine, escatologie: quest’articolo è una conchiglia.

Contiene un po’ di imperativi dimenticati: da Dont look down, il brano di Iggy Pop riarrangiato reggae da Bowie, al Dont look now delle premonizioni, che fu il titolo inglese di Venezia: un dicembre rosso shocking, opera del regista Nicolas Roeg (lo stesso che diresse Bowie ne L’uomo che cadde sulla terra). Fino all’oggi di Dont look up!

Dont look…

Invece Bowie, da buon capricorno, voleva vederci chiaro, anche se il paradigma cambia velocemente e finisce che puoi solo nuotarci attraverso.

Ma a seguire le correnti c’è da perderci la testa, lo giurarono dei ragazzini all’obiettivo della mia handycam: l’oggetto era luminoso ma non emetteva rumori, aveva sorvolato il mare e li aveva raggiunti sulla spiaggia, poi era rimasto immobile, sospeso a 15 metri sopra le loro teste .

The ghost in the machine.
Lo videro in tanti e volli filmare il racconto dei testimoni per non dimenticare.

Pure Bowie gli alieni li aspettava da un pezzo e, considerate le recenti dichiarazioni della NASA, le sue divengono verosimili:

“C’è una cosa che probabilmente non sapete” disse il cantante nel corso di un’ intervista negli anni 70 “perché il governo americano sta cercando di tenerla nascosta, in Canada già ne parlano tutti, è successo 3 o 4 settimane fa a Akron nell’Ohio, del tipo di quello che, a detta del professor Carr, accadde nella base di Patterson (https://aadl.org/node/198259 ndr). C’è stato un incidente causato da una decompressione incontrollata, sono stati ritrovati i resti di un velivolo e dei cadaveri alti 40 cm, razza caucasica ma con la pelle schiarita, organi simili ai nostri, cazzi e tutto il resto, ma con cervelli più grandi. E poi sapete, no? Che Barry Goldwater ha deciso di lasciare la politica per diventare presidente di un organizzazione che si occupa di ufo? In realtà non ha nessuna intenzione di ritirarsi ma ha capito che non riusciranno a mantenere il segreto a lungo e vuole trovarsi al comandi quando la cosa si verrà a sapere. E si verrà a sapere molto presto”.
( https://ufoalieni.it/david-bowie-ufo-crash-del-1974/ )

L’ uomo delle stelle, che aveva espresso la metafora della solitudine umana sia nell’album Space Oddity, che nel video di Ashes to ashes  di cui aveva disegnato lo storyboard, asseriva che l’uomo del futuro sarebbe stato geneticamente adattato per diventare una sorta di superuomo, un cyborg, che gli extraterrestri vivevano tra noi e l’apocalisse era alle porte:

“La presa di coscienza dell’inevitabilità dell’apocalisse, in qualsiasi forma essa possa manifestarsi: ecco in sostanza cosa significa. Invece di descrivere la forma che assumerebbe, perché per me sarebbe stato oltremodo triste, ho semplicemente provato a comunicare quel sentimento…

Gli domandarono se credesse nell’ipotesi delle civiltà cicliche, ma rispose in modo vago e fece uno sgambetto a chi lo volesse considerare un guru: le parole non sono importanti, non quanto il messaggio scaturito dalla musica.

A noi interessava che si potesse ballare.
Ma non puoi ballare/volare come una strega, sorella, se ti rimane attaccato l’asfalto ai tacchi delle scarpe.
È più facile incenerirti in un film di Nicolas Roeg: con Bowie alieno messianico, ne L’uomo che cadde sulla terra, vinci ogni volta che perdi il centro.

Me lo ricordo Nic: alle sue spalle una carriera sfolgorante, esperienze che si accesero sin dai suoi esordi con David Lean, e più tardi direttore della fotografia in tanti movies, tra cui Fahrenheit 451, prima di approdare alla regia.

In particolare ricordo una pausa in sala di registrazione. Una notte strana, col sottofondo del disco sulfureo dei Led Zeppelin, si parlò di Kenneth Anger (il regista di Hollywood Babilonia), di Donald Campell (artista singolare, vicino di casa di quell’Alister) e della sua salda amicizia con Roeg che condusse alla realizzazione di un film con Mick Jagger
Roeg dalla fotografia sensibilissima, le linee narrative sovrapposte.

Me lo ricordo: era diabolico tanto da disvelare l’alieno in noi. E quello fuori di noi:

“C’è qualcosa di perverso nel modo di pensare di Nic, qualcosa che ha toccato il suo Zenith o il suo Nadir… i film di Nic non sono mai troppo chiari, l’impressione che si ricava non è mai quella giusta…”

Infatti il film sul novello Icaro fu considerato ottuso, noioso, difficile da seguire, tanto che il produttore americano provò a farlo rimontare, rendendolo inguardabile; per fortuna in Europa fu rispettato il progetto originale, ecco cosa scrisse in proposito il montatore Graeme Clifford:

“Nic ha sempre considerato l’adesione servile alla “trama” in gran parte inutile. La sua attenzione si è principalmente rivolta all’esplorazione dei sentimenti interiori, delle emozioni visibili e dell’effetto (risultante) della “trama” sulla psiche umana. In altre parole, per entrare nei suoi personaggi, progetta le sue immagini e modifica i suoi dialoghi nel tentativo di raggiungere questo obiettivo. Di conseguenza, i suoi film richiedono più attenzione e concentrazione da parte dello spettatore. In effetti, considera il pubblico come un partecipante al film. Come nella vita, non sempre si capisce cosa sta succedendo o perché in un determinato momento… ”

Lo spiegò anche David Jones in arte Bowie, alias Major Tom sperduto nello spazio cosmico, Ziggy Stardust o il Fine Duca bianco: come aveva profetizzato Roeg, da allora sarebbe divenuto Starman. Se per molti versi il film differì dallo straordinario romanzo di Walter Tevis, da cui è tratto, l’aderenza di Bowie al personaggio di Newton fu ideale: alto, magro, efebico, coi capelli chiarissimi.

Fu facile calarsi nei panni dell’extraterrestre spietato che alla fine del film diviene umano proprio a causa della corruzione del nostro mondo.

Umano tanto quanto il robot poeta di Blade Runner, perché Roeg ha segnato anche Ridley Scott:
“Lo spirito puro scende sulla terra e loro mandano tutto all’aria. C’è questo che serpeggia per tutto il film, ma alla fine ti accorgi che non è così...” osservò Bowie parlando del glaciale Newton di TMWFTE (The Man Who Fell To Earth), condannato all’isolamento da una parte e dall’altra vittima di una società ben più sordida degli schemi alieni. E concluse:

Nei film di R. c’ è una specie di rito magico, un’atmosfera ritualistica… ho potuto decidere solo del mio guardaroba, di tipo giapponese: tra i giapponesi e gli extraterrestri c’è analogia … la colonna sonora che mi era stata  promessa non mi fu più affidata…”.

Però dal repertorio di Bowie scelsero alcuni brani da inserire e ci fu chi scrisse che il cantante non stesse recitando ma “subliminasse grazie al controllo di Roeg, con in corpo 10 grammi di cocaina al giorno…”

Alla fine di quella prova nel deserto del Nuovo Messico, dove a nessuna troupe inglese fu più consentito l’accesso, il cantante era stremato: compose dei brani per un album in cui Dio sembrava essere l’unica salvezza e si appese al collo una piccola croce. A distanza di tempo definì Nic vecchio stregone, anni più tardi lo citò parlandone come di un genio. Fu entrambe le cose.
Credo che nel film italiano Sei giorni sulla terra ci sia qualcosa di Roeg.

Starman fu anche il titolo della quarta traccia e primo singolo estratto dall’album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972): “Era vistosamente differente” ricorda Robert Smith dei Cure “e tutti quelli della mia generazione ricordano la volta che ha eseguito Starman a Top Of The Pops. La mia scuola era divisa tra quelli che dicevano che era un frocio e quelli che pensavano che fosse un genio.

Io ho pensato immediatamente: “Ecco. Ci siamo. Ha dimostrato che è possibile fare le cose a proprio modo; che ognuno può crearsi un il proprio genere senza preoccuparsi di quello che stanno facendo gli altri, il che secondo me equivale alla definizione di vero artista”.

È un pezzo che a una lettura superficiale dice:  “C’è un uomo delle stelle su nel cielo: Ehi bambini, ballate”, ma il vero significato è l’invito a considerare che nello spazio abiti qualcuno, e a provare entusiasmo alla prospettiva di incontrarlo. Vi convergevano interessi esoterici ed esperienze cabalistiche che aveva giá cantato nel 1971 in Quicksand: “I’m closer to the Golden Dawn, immersed in Crowley’s uniform of imagery.”

Queste esternazioni sollecitarono la stampa che mise in luce come Bowie avesse sempre assunto il tipico “atteggiamento da fantascienza” del quale sono impregnati i suoi personaggi, osservazione che rese l’artista insofferente alle etichette.

“A volte gli pareva d’impazzire come impazziscono i terrestri; eppure, teoricamente, per un antheano era impossibile diventare pazzo. Non capiva cosa gli stesse succedendo, o che cosa fosse successo. Lo avevano preparato alla tremenda difficoltà di quell’impresa, ed era stato prescelto proprio per la sua forza fisica e le capacità di adattamento…
E lui, l’antheano, l’essere prescelto di una razza superiore, stava perdendo il controllo di sé, stava diventando un degenerato, un ubriacone, una creatura sciocca e sperduta”.

L’interpretazione di Bowie ha fatto sì che fosse scelto come Nikola Tesla in The Prestige, ecco come ne parlò il regista Christopher Nolan:

“Tesla era questa figura ultraterrena, in anticipo sui tempi, e ad un certo punto mi è venuto in mente che era l’uomo di L’uomo che cadde sulla Terra. Essendo uno tra i più grandi fan di Bowie al mondo, una volta stabilito quel collegamento, sembrava essere l’unico attore in grado di interpretare il personaggio”.

Dai miei vecchi vinili era emersa la voce del Duca Bianco: nell’atmosfera allucinatoria di un miraggio, mi aveva condotta in fondo al mare, ad una musica che attraversava la luce, il vento e le nuvole che plasmano l’acqua.

Il presente a cui torno è una stanza buia, le campagne boccheggiano nella nebbia, le strade delle città sono deserte -silenzio marino- e mentre la conchiglia si sta per serrare, domando a Bowie se dal futuro verrà prima il meteorite o il predatore di Dont look up a far fuori i cattivi.

Io intanto seguo i delfini:

Like the dolphins, like dolphins can swim
Though nothing, nothing will keep us together
We can beat them, for ever and ever
Oh we can be Heroes, just for one day

+ ARTICOLI

Fulminata sulla via della recitazione a 9 anni, volevo fare la filmmaker a 14 e sognavo la trasposizione cinematografica dei miei romanzi a 17. Solo a 18 anni ho iniziato a flirtare col cinema d'autore ed a scrivere per La Gazzetta di Casalpalocco e per il Messaggero, sotto lo sguardo attento del mio​ indimenticato​ maestro, il giornalista ​Fabrizio Schneide​r​. Alla fine degli anni 90, durante gli studi di Filosofia prima e di Psicologia poi, ho dato vita ad un progetto di ricettività ecologica: un rifugio d'autore, dove gli artisti potessero concentrare la loro vena creativa, premiato dalla Comunità Europea. Attualmente sono autrice della rubrica "Polvere di stelle" sul magazine art a part of cult(ure) e collaboro con altre testate giornalistiche; la mia passione è sempre la sceneggiatura, con due progetti nel cassetto, che spero di poter realizzare a breve.

Una risposta

  1. Il fascino di David Bowie è intramontabile!! Lui così interessante ,un po’ effeminato:incuriosiva e attirava per il suo fascino e per la sua voce calda con cui cantava bellissime canzoni .Ogni volta che cambiava il suo trucco ,si mostrava sempre più curiosamente attraente: era l’idolo di ogniuno che amava l’ estrosità ,e la sua personalità era trascinante come le sue canzoni .Lo abbiamo ammirato per la sua eccellente interpretazione nel film L’uomo che cadde sulla terra,dove ha raggiunto il massimo del successo sorprendendo per la sua bravura nella recitazione e il fascino del personaggio.Avvincente e affascinante extraterrestre ci ha fatto sognare galassie lontane, luoghi da poter raggiungere un giorno non lontano e poterci trovare quello che sulla terra sembra che sia scomparso; la l’umanità e l’amore..Complimenti Jo ,hai detto tutto tu della grandezza di David ,quello che tra l’altro concordo è il suo perenne ricordo!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *