Storie delle ragazze di ieri. Teatro e passione femminista si incontrano

Donatella Allegro con il suo intenso ed emozionante monologo, ha inaugurato la nuova edizione de L’Aperossa, manifestazione, ideata dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, che fa parte del programma dell’Estate Romana 2019 promosso dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale. Storie delle ragazze di ieri, è dedicato alla Casa Internazionale delle Donne, centro propulsore della cultura al femminile, in cui lotta, amore e immaginario si intrecciano per costruire un futuro appassionante e partecipato.

Abbiamo incontrato l’attrice per farci raccontare la genesi di questo monologo che ha lei stessa scritto ed interpretato.

immagine per Donatella Allegro
Donatella Allegro

Donatella, tu sei nata nel 1981 quando la storia di questo luogo-patrimonio al femminile era in piena evoluzione. Quali motivazioni ti hanno spinto a misurarti con un tema così complesso e articolato?

Questa sceneggiatura nasce lo scorso aprile quando Aurora Palandrani dell’Archivio Audiovisivo mi ha contattato per un contributo teatrale a queste serate dell’Aperossa, chiedendomi qualcosa che parlasse di donne in modo molto generico perché lei sa che io cerco di unire più possibile il lavoro del teatro alla mia passione femminista. Non ho esitato a risponderle sì.

Non avevo però intenzione di proporre qualcosa che avevo già realizzato; avevo bisogno di esprimermi con una cosa nuova e sentivo il bisogno di dire qualcosa di attuale e mi è sembrato molto opportuno parlare della Casa Internazionale delle Donne di Roma, pur essendo io di Bologna, perché ritengo che sia una vicenda urgente e al tempo stesso fortemente simbolica.

Ho presentato questa proposta di sceneggiatura anche se mi sono sentita in imbarazzo perché ho pensato: ma io chi sono? Come oso parlare a nome della Casa Internazionale delle Donne di Roma io che sono di Bologna? È vero che io a Roma ho studiato e ci lavoro anche spesso; ho inoltre diversi contatti con i collettivi di qui, però mi sentivo un’abusiva a dire il vero!

Decisivo è stato poi il primo colloquio che ho avuto con una delle donne che erano all’occupazione del Governo Vecchio che mi ha rassicurata dicendomi che quasi nessuna di loro era di Roma e che forse sarebbe stato meglio che questa storia venisse narrata da una persona di fuori che “non sa” di Roma e che forse avrebbe potuto vedere le cose in modo diverso e in effetti così è stato.

Io so bene di aver raccontato una storia forse troppo idealizzata, come so bene che ci sono stati mille contrasti, mille conflitti, mille spaccature e mille indecisioni che non ho voluto censurare ma che però ho voluto raccontare in modo differente.

La mia intenzione non era ripercorrere la storia della Casa Internazionale passo per passo, bensì raccontare la storia di un’idea, la storia dello spazio. Per raggiungere questo obiettivo mi sono documentata intervistando alcune donne presenti ai tempi dell’occupazione. Ho inoltre parlato anche con altre attrici mie coetanee che frequentano quel luogo e, naturalmente, ho letto dei libri sull’argomento e ho partecipato all’ultima conferenza stampa della Casa Internazionale.

immagine per casa internazionale delle donne

In questo momento storico di grande disgregazione sociale che visione hai come donna della Casa Internazionale?

Proprio perché non posso parlare in senso politico della Casa Internazionale, che naturalmente ha un suo direttivo, provo a esprimermi come rappresentante media di una generazione interessata da queste vicende. Sono una persona che ha ereditato questa storia, come tante mie coetanee, e che cerca di portarla avanti; non sono tra quelle che non ne sanno nulla né tra quelle che l’hanno vissuta.

Sono esattamente la generazione con la responsabilità del tramite.

Quando ho parlato con Oria Gargano, che per me è un personaggio capitale della Casa Internazionale, e le ho chiesto se avrebbero potuto saldare il debito contratto, lei mi ha risposto di sì, aggiungendo che i soldi non erano destinati solo agli affitti e all’utenze ma che erano necessari per offrire servizi che sono a disposizione di tutte le donne.  Sembra una banalità ma non lo è affatto, a mio avviso, perché questi servizi non sono solo culturali, sociali e assistenziali ma sono anche di immaginario, sono ovvero l’idea di un punto che raccoglie le donne.

Io ho l’impressione che in questo momento l’attenzione sia troppo puntata sul fatto contingente della trattativa con Roma e che si stia perdendo il concetto di idea. Per questa ragione ho deciso di inserire nel mio monologo richiami ad Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, caposaldo dell’autodeterminazione.

Ho ritenuto indicativo proporre il passaggio in cui l’autrice prova a immaginare come sarebbe stata la vita di un’ipotetica sorella di Shakespeare, nella realtà morta molto giovane, una «poetessa che non scrisse mai una parola».

Magari sarebbe stata molto dotata ma i genitori, in quanto donna, non l’avrebbero mai mandata a scuola e quando avesse provato a leggere qualcosa l’avrebbero chiamata per controllare uno stufato o rammendare le calze. Magari l’avrebbero amata e sarebbe stata la pupilla del padre, ma sarebbe sempre stata una donna, niente di più.

Ecco la storia, quindi, di una donna che avrebbe avuto lo stesso genio di Shakespeare. Un saggio che trasmette un messaggio chiaro alle donne affinché si facciano spazio nel mondo e riescano ad avere quella stanza tutta per sé di cui hanno bisogno per esprimersi.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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