La parola al teatro #21. Il teatro nel teatro di Pirandello. L’Enrico IV riletto da Gianluca Riggi.

L’Enrico IV, con la regia di Gianluca Riggi andato in scena al Teatro Furio Camillo, parla dei temi più consueti della poetica di Pirandello: l’intreccio di normalità e follia, la perdita d’identità e il rapporto tra reale e maschere che indossiamo o che gli altri ci costringono a indossare. Le due facce della stessa medaglia: finzione e realtà.

È questo il gioco psicologico e teatrale adottato da un uomo, interpretato dallo stesso Riggi che, dopo una caduta da cavallo nel corso di una rievocazione storica, decide di fingersi mentalmente disturbato, entrando nel personaggio dell’Imperatore Enrico IV di Franconia di cui era interprete nella finzione.

Al termine della pièce abbiamo incontrato Gianluca Riggi regista e attore ma anche adattatore per farci raccontare questa esperienza.

Nel protagonista si materializza il fantasma di un Amleto intriso di ironia, attraverso il dualismo dell’essere e dell’apparire simboleggiato dalla cornice con la quale si muove in scena.

La relazione tra ciò che noi vogliamo mostrare agli altri di noi stessi e quel che siamo in realtà è certamente rappresentata dalla cornice che Enrico IV sostiene come se fosse proprio lui un’immagine all’interno della stessa; un continuo rapporto con l’immagine in cui “è rimasto incastrato” che lui vuole dare di giovane di ventisei anni ma che nella realtà ne ha cinquanta.

L’adattamento del testo pirandelliano, alleggerito di qualche obsolescenza e ridondanza, attualizza il protagonista in chiave caricaturale per farne un uomo dei nostri giorni.

Pur rimanendo fedeli al testo, abbiamo voluto attualizzare questo rapporto che Pirandello stabilisce sull’epoca tra essere e apparire che abbiamo trovato estremamente contemporaneo e moderno, pur risalendo a un secolo fa: la manipolazione e l’auto manipolazione di cui come allora ancora oggi ognuno di noi è sempre più protagonista nella società dell’immagine contemporanea. Abbiamo pertanto cercato dei riferimenti, i social, il bullismo, il sessismo, per cui un ragazzo di oggi potesse ritrovare nelle parole di Pirandello una sua attualità.

Interessante la scelta di affiancare ad un Enrico IV fedele all’originale, il Monaco Giovanni, interpretato da Riccardo Cananiello, completamente reinventato.

Il Monaco Giovanni, che nell’Enrico IV originale ha un ruolo senza dubbio marginale nei primi due atti, limitandosi a servire il protagonista senza mai parlare, nel nostro adattamento acquista molta rilevanza già dal primo atto recitando anche la parte dei quattro Consiglieri, Bertoldo, Arialdo, Landolfo e Ordulfo. E’ lui che dispone la scena, la crea, e si tasforma in un amico badante, che accudisce Enrico, che lo asseconda anche nella sua pazzia, senza mai giudicarlo.

Questo rapporto tra i due si chiarisce ancora di più al termine del secondo atto quando, coerentemente al testo pirandelliano, Enrico IV svela la vera identità del Monaco Giovanni, l’unico che abbia scritto una biografia positiva di Enrico IV: “tu hai scritto questa biografia e loro vorrebbero riderne”.  

La presenza delle cinque sedie sul palco occupate da altrettanti spettatori che coinvolti sul momento, forniscono risposte ideologiche e culturali, sottolinea il registro polisemico del teatro pirandelliano con l’abbattimento della quarta parete e l’approdo al metateatro.

Pirandello ha abbattuto la quarta parte e noi giochiamo con le macerie.
La relazione diretta con lo spettatore è una chiave molto stimolante per un attore e la nostra Compagnia ha una forte propensione a creare incursioni di spettacolo e performative con modalità non propriamente tradizionali. Il mio Enrico IV, sempre alle prese con il saio da sistemare e un pannolone per incontinenti, è compiaciuto di sentirsi più un capocomico che un Imperatore, non nascondendo il suo disprezzo per coloro che si prestano a recitare per lui, riservando loro, fra le varie invettive, anche l’appellativo di buffoni.

La scena finale è una vera e propria “resa dei conti”, con Enrico che lascia intendere che la caduta da cavallo sia stata provocata dal suo rivale, con l’intenzione di ucciderlo.
Tuttavia, in un ennesimo cambio di prospettiva, Enrico continua la farsa uccidendo con una “pugnalata” il suo rivale.

Un gesto, che resta sospeso tra la follia e l’intenzionalità. Una tragedia che si chiude in farsa, riscoprendo, grazie al lavoro di Riggi, un Pirandello ribaltato, ironico e più pazzo dell’originale.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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