Più Libri Più Liberi 2019 #11. Rodari: La fantasia che ci connette al reale

In occasione del centenario della nascita di Gianni Rodari, l’Istituzione Biblioteche di Roma propone, tra le numerose iniziative dedicate, l’incontro presieduto da storici, tecnici e scrittori esperti conoscitori dell’eclettico Maestro.

Al termine degli interventi, abbiamo approfondito alcuni temi con la scrittrice Maria Rosa Rossitto che con il suo saggio Non solo Filastrocche. Rodari e la letteratura del Novecento, da poco tornato in libreria, presenta un ritratto inedito sull’evoluzione del pensiero poetico del Maestro che conduce alla linea sperimentale della letteratura del ‘900.

Maria Rosa, il titolo dell’incontro introduce subito al ruolo della fantasia come canale privilegiato di accesso alla realtà, dove gli eroi di Rodari sono i bambini veri e non proiezioni ideali.

 Rodari si accosta alla letteratura per l’infanzia partendo dal giornalismo perché lui pensa fortemente che i bambini non debbano restare chiusi nel loro mondo e cerca pertanto con tutta la sua abilità di scrittore di intellettuale, di renderli partecipi anche di contenuti che potrebbero sembrare un po’ fuori dalla loro portata, usando dei livelli di discorso.

Le avventure di Cipollino e Gelsomino nel paese dei bugiardi contengono l’idea di contribuire al progetto di maturazione civile delle nuove generazioni che sono il simbolo della speranza per costruire una società più giusta. In contrapposizione con il messaggio di De Amicis in Cuore, romanzo letto da Rodari in età fanciulla, in cui si esortava ad amare la patria così com’è, Rodari in Favole al telefono rivolge ai lettori un chiaro invito all’azione: rimbocchiamoci le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

Rodari scrive in presa diretta con la realtà ed essa entra nei suoi testi nei modi più vari: La torta in cielo, scritto con l’aiuto dei bambini della scuola elementare al Trullo, è un romanzo che tiene conto del periodo storico, gli anni della guerra fredda, e non si limita a raccontare la minaccia della catastrofe atomica, ma pone delle domande sul ruolo dello scienziato che avanza nelle sue ricerche senza preoccuparsi delle conseguenze sul mondo. Lo stesso tema, da qui torniamo al Rodari intellettuale, è trattato in molti suoi articoli di giornalista: la dimensione di scrittore e giornalista, infatti, si riversano l’una nell’altra e si arricchiscono reciprocamente.

Dall’analisi della struttura narrativa della produzione rodariana in età più matura si delineano alcuni elementi, la contaminazione tra generi, la ripresa parodica, il rovesciamento che convergono nella sperimentazione della letteratura del novecento con particolare riferimento alla corrente surrealista.

Siamo negli anni ‘60 in cui questi temi erano attualissimi e Rodari segue con grande interesse gli sviluppi della linea sperimentale letteraria. ll citato romanzo La torta in cielo è un’opera che si distingue non solo per i contenuti ma anche per la ricerca che Rodari conduce sulla struttura del testo che gioca un po’ sui meccanismi combinatori della narrazione.
Stesso indirizzo esprime la raccolta delle
Novelle fatte a macchina che può essere accostata al Marcovaldo di Calvino e che ci racconta il presente degli anni ‘70, cioè di un’Italia in cui è avvenuta la mutazione antropologica, in cui si è affermato il consumismo e il circuito di produzione che ha quasi privato gli uomini della dimensione di individuo riducendolo a consumatore; anche in questa opera c’è una sperimentazione che Rodari realizza decidendo di scrivere questi racconti tutti al presente indicativo attraverso fumetti in prosa.

E proprio su una delle tante riviste letterarie che ama leggere, Prospettive, incontra le tecniche dei surrealisti e nella raccolta di Frammenti di Novalis trova un’affermazione che lo illumina: se avessimo una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare. Nasce nel ’73 La Grammatica della fantasia in cui questo pensiero si evidenzia pienamente: la creatività è intesa come capacità comune a tutti, come pensiero divergente e come antidoto all’appiattimento e al conformismo culturale.

Ciò che mi preme sottolineare è che comunque la ricerca letteraria di Rodari continua negli anni senza mai arrestarsi e ogni sua produzione è diversa dalle precedenti: C’era due volte il Barone Lamberto è un’opera straordinaria perché si colloca nella ricerca sulla forma del romanzo che anche altri autori facevano in quegli anni, da Manganelli a Calvino; proprio quest’ultimo la definisce come l’opera narrativa più piena di Rodari: un’opera che si muove proprio come romanzo umoristico e romanzo corale alla maniera dell’ultimo Palazzeschi e che ha uno spessore filosofico molto forte perché racconta la storia di un ringiovanimento. Una riflessione esistenziale che caratterizza la produzione dell’ultimo periodo che si fa più pressante per via dei problemi di salute dello scrittore; una storia che non finisce nel senso che anche questa volta c’è l’invito rivolto ai lettori ad essere sempre parte attiva e a non lasciarsi spaventare dalla parola “fine” e a riscrivere eventualmente un nuovo finale dell’opera.
Questa scelta richiama la mia memoria anche a Tante storie per giocare che è una raccolta di racconti che nasce dalla collaborazione tra Rodari e la radio Rai alla fine del ‘69 quando Rodari in trasmissione realizza, con l’aiuto in diretta dei bambini, le storie che non si concludono o meglio terminano con tre finali diversi cosicché ogni lettore possa scegliere quello che desidera oppure inventarsi il proprio.

Per molti anni Rodari è stato accusato di essere conservatore rispetto al ruolo della donna nella società e di aver messo in scena una versione reazionaria della famiglia mentre in realtà, come testimoniano molte delle sue opere – Atalanta unico esempio di romanzo italiano di quegli anni ad avere come protagonista un’eroina – emerge, in linea con il suo impegno civile per la giustizia e la lotta di classe, la sua azione sistematica a scardinare ogni gerarchia strutturata, su tutte quella familiare.

Questo equivoco nasce anche da alcune sue considerazioni: siamo all’inizio degli anni ’70 in cui le sue fiabe sono accusate, in particolare dalle femministe, di essere portatrici di valori conservatori. Lui replica che non si possono però scrivere delle fiabe femministe in cui si comunica prima il messaggio e poi la fiaba altrimenti arriverà ai bambini un prodotto che vuole indottrinare in un senso o in un altro ma che non risulta una narrazione autentica; afferma pertanto che bisogna ideare una storia partendo da una problematica e se quella storia contiene un messaggio, i bambini saranno portati a riflettere su un argomento.

Per quanto riguarda la produzione di Rodari, oltre all’attenzione posta come giornalista nei suoi articoli molto interessanti su Paese Sera sulla questione della parità uomo-donna, io farei riferimento in particolare ad un personaggio che è Delfina, la protagonista femminile del Barone Lamberto, personaggio straordinario perché determinata e grintosa poco incline a lasciarsi conquistare dai complimenti. Tracce analoghe anche nei racconti tra i quali quello contenuto nell’ultima raccolta Il gioco dei quattro cantoni pubblicata nell’‘80 che si apre con un incipit che è una sorta di non-sense: un personaggio femminile, una casalinga di Rovigo, che ogni sera è costretta a mettere le scarpe nel frigo dal marito che fa il cameriere in un ristorante e vuole che le scarpe gli procurino un certo refrigerio ai piedi; questa casalinga, insieme ad alcune amiche, inventa un modello di frigo-scarpa ed ecco che partendo dalla rima con il nome di città che attiva il meccanismo creativo, Rodari costruisce una storia molto interessante in cui c’è una donna che prende in mano il proprio destino e che ribalta completamente quello che è il suo ruolo subalterno all’interno della coppia.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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