La poesia che resiste #1. La ginestra. Versi di conforto e fratellanza ai tempi dell’emergenza

Qualche giorno fa è stata la Giornata Mondiale della Poesia e, sulla scia dell’emozione dei versi abbiamo deciso di celebrare la poesia che resiste con un nuovo appuntamento ricorrente.
La pandemia da Coronavirus sta colpendo duramente le nostre vite e, bollettino dopo bollettino, paura e angoscia crescono insieme ai nuovi casi. In questi giorni bui allora possiamo ritrovare conforto nei versi dei maestri di ieri e di oggi, condividere con loro uno sguardo sull’universo e cercare una stanza eletta per evadere dall’incubo che ci incupisce.

La ginestra o Il fiore del deserto è la lirica che chiude i Canti di Giacomo Leopardi, per una precisa scelta in quanto funge da testamento spirituale dell’autore. E’ stata composta a Torre del Greco nel 1836.

Nella canzone Leopardi si rivolge alla ginestra descrivendola come un fiore profumato (odorata) che cresce sereno sulle pendici del Vesuvio, il monte sterminatore, simbolo della natura crudele e distruttiva dove nessun’altra pianta accetta di vivere.

Nobil natura è quella
che a sollevar s’ardisce
gli occhi mortali incontra
al comun fato, e che con franca lingua,
nulla al ver detraendo,
confessa il mal che ci fu dato in sorte,

 e il basso stato e frale;
quella che grande e forte
mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire
fraterne, ancor più gravi

d’ogni altro danno, accresce
alle miserie sue, l’uomo incolpando
del suo dolor, ma dà la colpa a quella
che veramente è rea, che de’ mortali
madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
congiunta esser pensando,
siccome è il vero, ed ordinata in pria
l’umana compagnia,
tutti fra sé confederati estima
gli uomini, e tutti abbraccia
con vero amor, porgendo
valida e pronta ed aspettando aita
negli alterni perigli e nelle angosce
della guerra comune.
 (vv. 111-135)

Il delicato fiore coraggiosamente risorge sulla lava pietrificata e con la fragranza dei suoi arbusti sembra rallegrare queste lande desolate. La ginestra resiste a tutto e diventa il simbolo di una nuova poesia che auspica la fratellanza tra gli uomini 

E tu, lenta ginestra,
che di selve odorate
queste campagne dispogliate adorni,
anche tu presto alla crudel possanza
soccomberai del sotterraneo foco,
che ritornando al loco
già noto, stenderà l’avaro lembo
su tue molli foreste. E piegherai
sotto il fascio mortal non renitente
il tuo capo innocente:
ma non piegato insino allora indarno
codardamente supplicando innanzi
al futuro oppressor; ma non eretto
con forsennato orgoglio inver le stelle,
né sul deserto, dove
e la sede e i natali
non per voler ma per fortuna avesti;
ma più saggia, ma tanto
meno inferma dell’uom, quanto le frali
tue stirpi non credesti
o dal fato o da te fatte immortali
. (vv. 297-317)

Leopardi in questo canto mette in contrapposizione la smisurata potenza della Natura con la debolezza e fragilità, quasi impotenza, del genere umano: da un lato la Natura che tutto può e dall’altro l’uomo che deve subire ciò che la divinità superiore con i suoi “decreti” ha stabilito per lui. L’unico modo per contrastare il destino così maligno verso gli uomini è quello di comportarsi come la ginestra. Gli esseri umani, afferma il poeta, nonostante le straordinarie conquiste dovute al progresso le magnifiche sorti e progressive, sono sempre usciti sconfitti dall’eterna lotta contro la natura, ma l’uomo nobile può, come la flessibile e saggia ginestra, accettare di soccombere al fuoco del vulcano in modo dignitoso.

Leopardi conclude il suo canto rivolgendosi con rispetto e ammirazione al fiore gentile che, consapevole di non essere immortale, piega il capo innocente senza chiedere codardamente pietà e senza opporre una resistenza folle e violenta (forsennato orgoglio).

La ginestra è il simbolo della forza e della saggezza che possono sostenere e arricchire gli uomini quando accettano la verità senza farsi illusioni.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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