La poesia che resiste #4. 1° maggio 2020 – Il lavoro nelle poesie di Gianni Rodari

“Maggio viene ardito e bello con un garofano all’occhiello con tante bandiere nel cielo d’oro per la festa del lavoro”

Il 1° maggio di quest’anno si presenta in una forma inedita come mai era accaduto dal secondo dopoguerra. Il nostro Paese, insieme al resto del mondo, affronta da settimane un’emergenza sanitaria complessa.

Un tempo difficile in cui due diritti costituzionali fondamentali, il diritto al lavoro e la salute sembrano confliggere e scontrarsi. Alla pandemia, scandita dai numeri dei morti e dei ricoverati, si sta sommando l’emergenza sociale con centinaia di migliaia di imprese e attività ferme, milioni di lavoratori in cassa integrazione, disoccupati e, soprattutto, nuovi poveri.

I temi della salute e del lavoro dovrebbero attraversare il sentiero della ragione, superando le divisioni ideologiche e puntando, invece, ad individuare soluzioni mirate a migliorare realmente le condizioni di chi un lavoro ce l’ha e ad allargare la platea occupazionale riducendo le incertezze e aumentando le garanzie.

Il Covid ha colpito duramente due dimensioni essenziali dell’uomo: l’affetto e la capacità di costruire e creare. Ciononostante, facendo memoria dei traguardi raggiunti e senza dimenticare le tante ingiustizie che ancora perdurano nei luoghi di lavoro, abbiamo bisogno di ripartire e dobbiamo farlo dalla Costituzione, proprio dalle sue righe iniziali: è il legame con il lavoro che fonda l’Italia, che dà una forma alla nostra vita quotidiana personale e collettiva.

Il lavoro è tutto, è ciò che dà dignità ad una donna e ad un uomo, è ciò che trasforma la creatività dell’ingegno in progresso per il Paese, è ciò che libera la persona dal bisogno e che consente ad ognuno di noi di realizzarsi. Dobbiamo allora mirare ad un modello di sviluppo sostenibile che rispetti in pieno l’ambiente, la sicurezza di chi lavora e la dignità di tutti, a partire dalle donne e dai più deboli.

Se oggi il grande Gianni Rodari, poeta e narratore, ma anche raffinato intellettuale autenticamente impegnato nella vita politica e sociale, fosse stato ancora in vita, cosa ci avrebbe raccontato, in questa emergenza pandemica di questo primo maggio? Proponiamo tre delle sue poesie e filastrocche che hanno come tema appunto il lavoro e che possono rappresentare uno spunto di riflessione per tutti noi.

L’omino della gru 

Filastrocca di sotto in su
per l’omino della gru.
Sotto terra va il minatore
dov’è buio a tutte l’ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l’elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti…
ma più in alto, lassù lassù,
c’è l’omino della gru:
cielo a sinistra e cielo a destra
e non gli gira mai la testa.

Gli odori dei mestieri 

Lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri, sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.

Il più bel giorno 

S’io facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
cosi grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole, 

dorato, profumato come le viole.
Un pane cosi verrebbero a mangiarlo
dall’India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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