Mi sa che fuori è primavera. Il teatro incontra il mondo. Irina Lucidi, la storia in uno spettacolo

“Sono una madre, lo sarò sempre. Senza figli ma madre. Non servono figli per essere madre.”

Il racconto straziante ed intenso del dolore di una madre che ha perso la ragione per cui vivere e che tenta, per quanto possibile, di sopravvivere a questa mancanza.

Una vicenda realmente accaduta nel 2011 nell’impeccabile Svizzera che ha scosso l’opinione pubblica: la scomparsa delle due gemelline Alessia e Livia di sei anni, le figlie di Irina Lucidi, ad opera dell’ex marito poi suicidatosi a Cerignola in Puglia.

immagine per Mi sa che fuori è primavera
Mi sa che fuori è primavera: Gaia Saitta, foto di Chiara Pasqualini

Il progetto teatrale, ispirato all’omonimo romanzo di Concita De Gregorio Mi sa che fuori è primavera” è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale,è andato in scena, con la regia di Giorgio Barberio Corsetti e la superba interpretazione di Gaia Saitta, nei Giardini di Villa Carpegna.

Gaia Saitta, nei panni di Irina Lucidi, è una donna che rimarrà nel cuore di ognuno di noi perché è ostinata, determinata, colta. Racconta la sua storia con una delicatezza e un amore infinito, con il cuore lacerato ma con la forza di chi non si arrende e non si fa piegare dal dolore perché, se anche ci fosse “una sola possibilità su cento” che Alessia e Livia siano vive, lei deve far di tutto per continuare a cercarle. E nonostante tutto, la vita va avanti, l’amore può tornare e dopo l’inverno più freddo e buio arriva comunque la primavera.

Abbiamo incontrato la protagonista Gaia Saitta al termine della sua emozionante e commuovente interpretazione per farci raccontare questa esperienza.

Partiamo dalla costruzione scenica che dà vita alla narrazione con il coinvolgimento di 9 spettatori da te chiamati a prendere le parti mancanti; una straordinaria commistione che abbatte i confini tra palcoscenico e platea: da cosa ha origine questa scelta?

Questa storia ha la forza di una tragedia antica, una sorta di Medea all’inverso: qui è Giasone che fa sparire i figli e nega alla madre la ritualità del lutto, condannandola ad un’attesa infinita. Una storia che possiede dunque questo potere archetipico mantenendo allo stesso tempo l’attualità di una donna che potevo essere io e che volevamo guardare, non a distanza, ma da dentro allo scopo di mettere in moto una riflessione collettiva. Noi infatti condividiamo ogni passaggio con il pubblico che vogliamo si senta parte della storia e ci poniamo insieme delle domande abbattendo così la distanza di tempi e di contesti.

Irina, sola contro il mondo, sopravvive alla sua vita stessa, scongiurando la tentazione di sparire lei stessa: può incarnare questa donna il simbolo della resistenza contemporanea?

Irina è l’exemplum della resilienza, per usare un temine contemporaneo, ed è questa la ragione per cui io ho fortemente voluto portare in scena la sua storia: lei non ma parla mai da vittima, non cita mai il dolore, al contrario lei invoca il diritto alla felicità. Irina è l’emblema della forza positiva che deve contaminare tutti noi, spronandoci a far fronte in maniera positiva alle difficoltà, a coltivare le risorse e la forza che si trovano già dentro di noi, per risorgere.

Che sensazione hai provato come donna quando l’hai incontrata in Svizzera tre anni fa?

Irina è venuta a prendermi alla stazione e la sintonia è stata immediata. Da una parte sembra una “cattedrale di cristallo” perché il suo sguardo calmo e rassicurante esprime la sua capacità di avere una visione del mondo proprio perché lei, suo malgrado, ha conosciuto “i limiti del dolore” che le hanno offerto degli strumenti di cui noialtri siamo evidentemente sprovvisti. D’altro canto Irina è una donna sorridente, familiare, capace di trasmettere entusiasmo e stabilire una forte empatia.

Torniamo al titolo di questo progetto Mi sa che fuori è primavera che ci restituisce un messaggio di speranza; la protagonista vive un inverno senza tempo, quando all’improvviso raggiunge quella consapevolezza e accettazione che la portano in una primavera di rinascita: è questo il percorso di Irina?

Irina stessa afferma spesso che “il tempo non esiste”: è come se le quattro stagioni fossero sempre con lei; Una donna che non dimentica e che porta dentro sé questo profondo dolore ma che nonostante tutto è riuscita a ritrovare l’amore grazie all’incontro con Louis, il nuovo compagno. Da quel tunnel buio e tenebroso, arriva una luce abbagliante, una nuova possibilità per essere felice.

Lo spettacolo Mi sa che fuori è primavera tornerà a grande richiesta nella capitale in autunno.
Dal 26 Novembre all’8 Dicembre appuntamento al Teatro Basilica (Porta San Giovanni), Ex Teatro Sala Uno.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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