La Salamandra di Carmine Sorrentino. L’argonauta dello spirito Marisol nella mattanza di Srebrenica.

immagine per Srebrenica
La Salamandra di Carmine Sorrentino, cover

L’ultimo romanzo di Carmine Sorrentino, edito da Ensemble, è una storia ricercata e ben costruita caratterizzata da articolate strutture narrative, con frequenti intrecci tra storia e leggenda e uno stile elegante e poetico i cui si alternano realtà e immaginazione. Abbiamo incontrato l’autore con il quale abbiamo approfondito alcuni temi della sua opera.

Pur evocando continuamente un avvenimento storico tristemente noto, il genocidio di Srebrenica, hai creato una storia intrigante in cui la dimensione esoterica accompagna e detta gli sviluppi della trama.

Quando mi sono recato a Srebrenica per fare le mie ricerche, ho percepito da subito un’aria molto pesante nonostante la bellezza del paesaggio circostante. Camminando per le strade della cittadina, una sensazione di tristezza profonda mi premeva il petto. Era come se la brutalità della guerra avesse congelato per sempre gli animi dei suoi abitanti. Tra l’altro, i segni devastanti del conflitto erano ancora del tutto evidenti: mura crivellate dai proiettili delle armi, ruderi di case bruciate, ma soprattutto una diffidente distanza tra le diverse etnie.

Così ho capito immediatamente che, per raccontare ciò che era successo, dovevo ricostruire una quotidianità “antica” della comunità cittadina, raccontare relazioni solidali fra vicini, episodi divertenti e inserire, un personaggio “fuori misura” che, con il suo sentire particolare, potesse ravvivare l’intero contesto urbano. Il personaggio di Marianela Castillo, Santera cubana e giovanissima sposa di un maturo militare serbo-bosniaco, nasce per ridare calore e colore a quel luogo così devastato dall’odio.

Per questo motivo, ho voluto che il romanzo partisse da Cuba, luogo di straordinari sincretismi, di musica e di cielo, in netta contrapposizione all’humus austero di Srebrenica, cittadina montuosa di una regione senza mare.

Visioni e reazioni cutanee sono le due sensibilità con cui la protagonista Marisol convive: appartiene ad una stirpe di sciamane cubane, dall’antenata fino alla mamma Marianela Castillo, dalle quali ha ereditato le doti di veggente e fin da bambina è affetta da una sindrome che rende la sua epidermide talmente delicata da non tollerare nemmeno un lieve contatto di una mano, pena l’immediata desquamazione.
C’è un nesso tra le doti medianiche e il morbo e cosa ti ha spinto a drammatizzare il personaggio con tale quid pluris?

Certamente. La particolare malattia genetica di Marisol amplifica le qualità del suo dono. La predispone a riconoscere i segni tragici del mondo esterno. Per esempio, i discorsi d’odio del padre contro la comunità musulmana durante le riunioni con altri serbi in casa, discorsi che lei origlia dalla sua stanza, non sono più soltanto parole in libertà, ma hanno la capacità di imprimersi fisicamente sulla sua pelle come stigmate, ferite che la inducono automaticamente ad avere visioni senza la necessità di un culto.

L’idea del suo personaggio si materializza visitando il Memoriale di Potacari, il luogo dove sono sepolti gli oltre ottomila civili bosgnacchi, bosniaci musulmani, trucidati dalle truppe paramilitari serbe. Aggirandomi tra le tombe, la sensazione di tristezza aumenta, ma è diventa un macigno quando visito gli spazi dell’ex fabbrica, ora museo, situata di fronte al cimitero. Proprio in quel luogo, si erano ammassate le vittime, erroneamente convinte di ricevere la protezione delle truppe della Nato di stanza là.Nella penombra di quegli enormi spazi desolati, la mia percezione si altera: avevo freddo, nonostante facesse caldo e un groppo in golasembrava volesse soffocarmi. La paura che aveva dovuto sconvolgere le menti di donne, uomini e bambini inerti non solo trasudava da ognimuro del grigio complesso industriale, ma mi si manifestava fisicamente.

Ho capito in quelle ore che la guerra la puoi raccontare solo se ne sei stato travolto. La mia generazione è vissuta in pace. Conosce la guerra grazie alla Storia, al cinema o alla letteratura, ma ignora completamenteil peso reale della sua devastazione. Devastazione che diventa ancora più potente nelle guerre fratricide, come quella nei Balcani. Quindi, per avventurarmi nel racconto di Srebrenica, avevo bisogno di un “artificio”. Avevo la necessità di far emergere Marisol.

“.. Da quel momento in poi, le divenne chiara la novità del suo “ministero”: sarebbe stata la santera di tutte le donne, e in particolare di quelle musulmane”. Questo passaggio stabilisce un legame non casuale con il tema della violenza di genere e i cosiddetti stupri di guerra, consumati durante quel conflitto di venticinque anni fa, che sono da sempre considerati una potente e strategica arma di guerra per terrorizzare e distruggere l’etnia avversaria, violando, umiliando, annientando ‘le donne del nemico’ e la comunità di appartenenza. 

Nel conflitto dei Balcani, lo stupro delle donne dei nemici è stato sistematico. Si dice che molte donne abbiano partorito i figli generati dallo stupro nei boschi per abbandonarli là. Per quelle donne il frutto in grembo, generato dalla violenza carnale subita, non era altro che “il figlio del diavolo” di cui liberarsi. In Bosnia, lo stupro di massa non è stato un danno collaterale degli eventi bellici, ma una vera e propria operazione studiata e programmata a tavolino. Quindi, il legame di cui parli certamente non può essere casuale. Ho cercato di rendere chiaro questo legame, raccontando le relazioni di amore e d’affetto che Marisol sviluppa con i componenti della famiglia musulmana che vive nella casa di fronte alla sua.

Il rapporto epistolare tra Marianela e Marisol, madre e figlia, ancora di più rispetto all’altrettanto potente incrocio di comuni destini, alimenta incredibilmente la tua narrazione i cui sottotesti- la guerra, la morte, l’amore, la nostalgia, la speranza e le atmosfere oniriche – si aprono come la corolla di un fiore.

 Credo che quando ci si accinge a raccontare una storia, i personaggi, inizialmente marionette dell’autore, diventino via via sempre più indipendenti. Anzi, il più delle volte si trasformano in veri despoti nei confronti di chi li ha evocati.

Sono loro che decidono la via da percorrere. Sono loro che ti fustigano quando cerchi di sfuggire alla loro serrata dettatura. Sono loro, che con i loro silenzi, determinano il sottotesto. In alcuni momenti, la volontà che esercitano sull’autore è talmente forte da ridurlo – lui che pensava di essere un demiurgo – in un insignificante burattino.

Dalla Salamandra alla bambina farfalla passando per l’argonauta dello spirito, la bolla magica, l’oceano interiore e l’isola oltre la luna, solo per citare le più ricorrenti, la tua narrazione guidata dalla tua abile penna, è un profluvio di straordinarie metafore che conquistano l’immaginazione del lettore suscitando grandi emozioni.

Ricollegandomi alla risposta precedente, dico che è stata Marisol che ha voluto imprimere uno specifico movimento a tutta la storia che parla della sua vita. Un’esistenza che poteva avere uno scopo solo se la luna avesse mitigato la sua ansia, se il mare di Cuba si fosse rintanato nella sua grande anima e se l’amore per Ibrahim, il vicino musulmano, avesse sfidato la fragilità estrema della sua pelle. E’ stata una sua scelta il porsi dalla parte opposta della barricata, il difendere, inoltrandosi oltre il tempo e lo spazio, le vite di chi amava, le vite del “nemico”.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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