Tempo di poesia al Teatro sull’Acqua. Intervista a Dacia Maraini

Al via la nona edizione del Festival Teatro sull’Acqua 2019 ospitata ad Arona, piccola cittadina sul Lago Maggiore che dal 3 all’8 settembre si trasforma interamente in un teatro diffuso dove i confini tra palcoscenico e platea scompaiono e finzione e realtà si fondono in un unicum indissolubile.

immagine per Dacia Maraini
Dacia Maraini, direttore artistico del Festival Teatro sull’Acqua

L’offerta è straordinaria: spettacoli teatrali, incontri, dialoghi con autrici e autori del panorama letterario italiano tra cui due componenti della cinquina del Premio Strega 2019 (il vincitore Antonio Scurati e la scrittrice Claudia Durastanti); Simona Sparaco, vincitrice della prima edizione del Premio Dea Planeta e la filosofa e scrittrice Michela Marzano.

E ancora, una parata nel centro storico, spettacoli di teatro di strada, teatri mobili in un bus, camion che ospitano spettacoli unici e senza parole per massimo 35 spettatori alla volta e rappresentazioni nelle Ville Cantoni e Usellini, restituite alla città, oltre a quelle presso Villa Ponti e lungo le antiche mura del 1.400.

Fedele anche quest’anno all’impegno di “rendere possibile l’inaspettato”, abbiamo incontrato Dacia Maraini, Direttrice artistica del Festival, per farci raccontare di questa nuova incredibile impresa che sta per realizzare.

Questo è l’anno della poesia e lei ha realizzato, coerentemente all’unicità del progetto, una programmazione in cui essa è proposta con modalità e canali inconsueti: il Menù della Poesia e il coinvolgimento di poeti importanti come Fabio Pusterla, Vivian Lamarque, Maria Borio e Mariangela Gualtieri che offrono la loro vocalità. È una strategia per ridare vita ad un genere che, come confermato dalla scelta di molti grandi editori italiani di non pubblicare più versi, perde sempre più spazio rispetto alla narrativa?

Non è cambiato molto. Il destino della poesia scritta è disperante: la gente non compra libri di poesia. Ma quando si organizzano incontri pubblici con letture a voce alta, la gente interviene, eccome. Si fanno sempre gli esauriti. Vuol dire che la poesia ha bisogno della vocalità e della presenza di un corpo vivo per essere capita e apprezzata.

Che ruolo ha avuto la poesia nel suo percorso di vita?

Ho sempre letto poesia.  il luogo letterario dove la parola diventa musica e la frase ritmo. La poesia si gioca tutta sul ritmo e sulla musica. Ho anche scritto e pubblicato diversi libri di poesia, anche se non la considero la mia occupazione principale.

Nelle istituzioni, la scuola in primis, così come nella vita quotidiana, assistiamo ad un impoverimento del linguaggio e ad una banalizzazione dei contenuti che perdono molto spesso l’elemento della profondità. L’uso consapevole della parola che lei propone in questo progetto culturale intende promuovere un nuovo senso di cittadinanza? Il saper parlare può essere considerato un comune denominatore che lega le generazioni presenti e passate alla ricerca di un rinnovato concetto della polis

Sì certo, chi parla con consapevolezza rispettando la logica e la ragione, pensa anche bene. C’è anche chi usa il parlare colto per spargere idee fasulle, ma si chiama falsificatore. Costui compie un crimine sulla parola e sul pensiero.

Questa manifestazione, per la trasversale adesione della comunità locale, costituisce un esempio positivo di connubio tra cultura e benessere pubblico e si offre come modello culturale che crea economia: dalla valorizzazione e la riqualificazione degli spazi restituiti alla cittadinanza, al riconoscimento della Bandiera blu come sito lacustre, all’investimento sul futuro dei giovani. Una scommessa, quest’ultima, che si sta rivelando vincente pensando al teatro permanente dei ragazzi rivolto ad un pubblico pagante e ancora l’opportunità unica per loro di poter proseguire l’esperienza artistica per imparare un mestiere. Possiamo tracciare un bilancio di questi otto anni sulla sperimentazione di questo progetto socioculturale dei “Nativi teatrali”?

Quello che lei dice è vero. Il segreto del nostro successo sta nell’unione di tutti i cittadini nell’amore per l’arte e per il proprio territorio. Non ci sono mai stati scontri, risse, preclusioni, censure, odi, nonostante la diversità delle idee. Questo è dovuto principalmente ai due principali organizzatori: Luca Petruzzelli e Vanessa Travenzollo. Inoltre al sindaco e agli amministratori che sono sempre stati dalla parte della cultura, contro ogni questione di bandiera politica.

In questo immenso laboratorio di produzione artistica da lei definito “sottosopra”, spicca il teatro di immagine con la rappresentazione ‘Concertazione per elementi’ diretta da Monica Maimone. Lo spettacolo trasforma in immagini oniriche le parole dei poeti che evocano la Natura in tutte le sue sfaccettature. Mi domandavo se in questo senso sia la narrazione a seguire l’immagine o sia solo l’immagine a farsi narrazione. 

Poiché abbiamo dedicato il festival di quest’anno alla poesia, abbiamo voluto che anche lo spettacolo sull’acqua nascesse fa un progetto poetico e di immagine. Chi meglio di Monica Maimone che ha una grande esperienza in questo campo?

In conferenza stampa lei ha affermato che “la cultura è il petrolio del nostro Paese” e il successo di Arona è frutto certamente della politica delle buone pratiche; si ha al tempo stesso l’impressione che gli abitanti del luogo abbiano una particolare spinta motivazionale accompagnata dal desiderio di crescere e migliorarsi in termini culturali. Mi chiedo se luoghi con caratteristiche analoghe – Bolsena, Barrea, Bracciano, solo per citarne qualcuno – possano a suo avviso ambire a replicare il modello Arona. 

Chiunque può fare quello che abbiamo fatto noi. Si tratta di bandire le stupide competizioni di campanile, di sentirsi parte di una comunità che esprime il suo meglio nell’arte, di amare il teatro e cercare sempre di includere i giovani nei progetti comuni.

Lei che è tra le più popolari e importanti scrittrici italiane contemporanee di romanzi, opere teatrali, poesie e saggi tradotti ovunque nel mondo, ogni anno porta ad Arona una storia nuova. I contenuti di questo festival possono trovare ulteriore spazio per una sua nuova narrazione?

Questo lo vedremo. Certo il festival di Arona mi ha insegnato molto sul piano del lavoro comune, sul piano dell’intelligenza locale, ovvero del genius loci.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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