La parola al Teatro #34. Il teatro di Pirandello “in casa” con Così è (se vi pare) di Filippo Dini

In questo periodo così drammatico per il mondo dello spettacolo, il Teatro Stabile di Torino ha scelto di portare direttamente nei nostri salotti una delle edizioni più applaudite di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello. Dopo una lunga tournée, doveva, infatti, andare in scena al Teatro Carignano, ma la pandemia non ha consentito il suo debutto, così lo Stabile torinese ha deciso di renderlo gratuitamente fruibile on line.

immagine per Così è (se vi pare). ph Laila Pozzo
Così è (se vi pare). ph Laila Pozzo

L’adattamento è diretto e interpretato da Filippo Dini, nei panni di un insolito Laudisi in sedia a rotelle, accompagnato da un cast di primo piano: Maria Paiato, Andrea Di Casa, Benedetta Parisi, Nicola Pannelli, Mariangela Granelli, Francesca Agostini, Ilaria Falini, Carlo Orlando, Orietta Notari, Giampiero Rappa, Mauro Bernardi.

In un claustrofobico interno borghese, il mistero della signora Frola e del signor Ponza, suo genero, assume i contorni surreali di un sogno. Il signor Ponza, la sua misteriosa moglie e la suocera, signora Frola, sono i protagonisti della trama da poliziesco che Luigi Pirandello costruisce nel 1917 con Così è (se vi pare).

Un gioco di enigmi sul tema, caro al drammaturgo siciliano, della dimensione sempre tragicamente soggettiva della verità, che non esclude una potente dimensione grottesca.

A sfidare questo classico del teatro italiano, con il quale si sono cimentati mostri sacri e mattatori, è il pluripremiato Filippo Dini che scardina la tradizione del “pirandellismo” con un Pirandello che guarda a Buñuel: il confronto tra i personaggi si consuma come un gioco al massacro, violento e crudele.

La coralità è la forza del testo perché il mistero che supporta la commedia ruota attraverso le opinioni di una decina di personaggi: è un intreccio insensato, vuoto, infausto, più procede e più si ingarbuglia.

L’allestimento si muove in una dimensione onirica e surreale: non c’è verità se non quella mutevole e soggettiva dell’inconscio, del sogno. Nel palleggio di attribuzione della pazzia su cui Pirandello fonda la sua commedia – il folle è il signor Ponza che crede defunta la moglie ancora viva o è matta la signora Frola che ha perso il senno dopo la morte della figlia?- Dini indica una strada via: pazzi sono i borghesi del paese, gretti e pettegoli, che osservano e giudicano dall’esterno, simili agli spettatori di un grande show permanente, come del resto è il mondo attuale.

Arte e vita si disintegrano sulle tavole del palcoscenico, e a distanza di un secolo Così è (se vi pare) è ancora una potente metafora sull’incertezza delle relazioni.

Riallestire oggi Pirandello, in questa messinscena profonda che scorre e argina distrazioni o noia, è coraggioso. La lingua e la drammaturgia del grande genio del novecento hanno portata secolare, con il fascino di suoni inconsueti, di parole rare, di strutture sintattiche elaborate, non per questo o non a tutti lontane.

Lo spettacolo ha vinto il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2019 per la miglior regia e le migliori luci ed è stato riconosciuto come una delle più autoriali letture registiche degli ultimi anni.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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