La parola al Teatro #15. DNA Dramma verticale. Le donne post femministe di Duska Bisconti

“Mi sono sempre chiesta se davvero con le lotte femministe degli anni passati, le donne si fossero emancipate da una “ ricetta” che allora le voleva vergini, donne di casa e madri dei figli”.

Con questo punto di domanda che l’autrice e protagonista Duska Bisconti rivolge a se stessa e alla società tutta, si apre il nostro incontro al termine del suo emozionante studio-spettacolo, DNA. Dramma Verticale, andato in scena allo Spazio 18/b, allestito con le opere visive di Elena Nonnis che, senza scivolare nella rigida formalizzazione scenica, si armonizzano straordinariamente, attraverso simboli e segni, con la scrittura drammaturgica.

Le scoperte scientifiche sul DNA mitocondriale, quella parte del DNA umano ereditato esclusivamente dal DNA materno preposto ad accumulare la memoria che sarà utilizzata nel corso della vita di ognuno, sono il punto di partenza su cui l’autrice ha condotto una ricerca sulla memoria trasmessa dalle genitrici ai figli e alle figlie in particolare.

I risultati riportano alla paura, la regina della nostra vita e di 5000 anni di storia, che nelle sue varie sfaccettature si contrappone all’energia creativa della vita.

La paura scandisce il tempo come fosse un corrimano di avvenimenti precisi, interpretati dalla protagonista, e si estende come una retta infinita nelle vicende del patriarcato che si è impossessato del principio della natura che prima apparteneva solo alle donne.

Duska, torniamo alla domanda di partenza su cui si stava interrogando: di quale femminile parliamo oggi?

Il femminile sembra una ricetta come quelle che servono a fare un buon piatto di degustazione da chef (uomo).

Un po’ di dolcezza q.b e q.b (quanto basta, quando basta).
Quattro spicchi di erotismo (anale, orale, vaginale, manuale).
Una dose corposa di resistenza alla fatica.
Una dose massiccia di indipendenza, ovvero la capacità di non chiedere aiuto agli uomini per nessun lavoro manuale.
Una quantità notevole di aggressività nella professione.

Rispetto delle caratteristiche minime per essere definita donna: senza cosce, senza fianchi, seno enorme, taglia 42, aspetto e abbigliamento androgino. Niente orpelli fantasiosi se non quelli rigidamente voluti dagli stilisti alla moda, quasi tutte omosessuali che hanno in testa stereotipi ben lontani da quello che è il femminile: le modelle tutte dall’aria imbronciata, triste, ossuta. Principesse tristi e anoressiche.

Partorire: sotto stretta sorveglianza dei medici, assolutamente con epidurale. Il diktat è: partorire senza dolore. Ma che cos’è il dolore del parto? E’ davvero così devastante o è il momento in cui una donna capisce e attraversa la sua forza creatrice?

Forse è proprio il dolore, il suo accoglimento mensile, il ciclo, a essere davvero la chiave di comprensione di cosa è – o era?- la forza del femminile.  Il femminile accoglie – il sesso, il feto…- e trasforma, con le erbe esistenti in natura, così come facevano coloro che erano additate e bruciate come “streghe”.
Il femminile è in stretto contatto con la natura proprio per la sua biologia.
E siccome la scienza di matrice patriarcale nega e annienta la natura stessa nelle sue manifestazioni, le donne sono adesso ancora una volta serve di questa concezione del mondo.

Schiave di nuovo e aggressive guardiane del nuovo ordine. Ecco le donne post femministe.

Lo spettacolo si conclude tuttavia con un segnale di speranza racchiuso in un sogno. Cosa rappresenta?

 Il sogno non è altro che un’esortazione a credere nei sentimenti e nell’amore; l’amore è un viaggiatore e noi siamo tutti figli dell’amore, anche quelli generati da altri ventri perché c’è sempre la comunità che li accoglie.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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