Letteratura Inaspettata #37. La legge del mare di Annalisa Camilli, dati e fatti contro fake news e propaganda

immagine per Annalisa CamilliNell’era della disinformazione Annalisa Camilli, giornalista di inchiesta che da anni si occupa di immigrazione, ha scritto il libro La legge del mare edito da Rizzoli: un testo prezioso che tramite la sua testimonianza diretta, portandoci a bordo delle navi Mediterranea e Open Arms e, soprattutto, tramite la forza dei numeri, ha smontato punto per punto la propaganda del recente governo gialloverde. L’autrice osserva come, dal 2015 al 2017, ha assistito all’esplosione di un clima di sospetto verso i soccorritori, i volontari e chiunque pratichi la solidarietà: “Un clima – scrive – che si è diffuso in tutta Europa, in particolare nei Paesi governati dai partiti di destra”.

Innanzitutto, il libro decostruisce la psicosi di massa che vuole un’invasione dei migranti in Italia. Dai sondaggi emerge infatti che l’immigrazione sia stata sovrastimata: 1/4 del campione ritiene che 1 cittadino su 2 in Italia sia di origine straniera. Una differenza abissale tra percezione e realtà, tra numeri reali e propaganda razzista. Malgrado ciò, nei vari talk show televisivi si è parlato di “esodi biblici”: eresie volte ad alimentare un clima di paura che fa presa nell’elettorato medio.

A chi conviene un dibattito costruito su narrazioni tossiche, propaganda e fake news tale però da indirizzare l’opinione pubblica e, quindi, l’agenda setting del Paese, le elezioni e la formazione dei governi? Sicuramente all’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini, e ai suoi adepti – gli stessi che negano l’emergenza climatica e considerano Greta Thunberg una “rompiballe” – che hanno costruito un impero di consensi sul clima d’odio. Così va letto lo scontro, tutto pretestuoso ed ideologico, tra il governo e le Ong. Uno scontro poggiato su bufale e affermazioni – come il fantomatico rapporto tra Ong e scafisti – mai dimostrate.

Nella vulgata sovranista le Ong vengono dipinte come “navi da crociera” dove i migranti farebbero happy hour; si parla di stranieri “corposi e ben nutriti”, o che sulle imbarcazioni farebbero la manicure – un capitolo del libro è dedicato al caso delle unghie rosse di Josefa nel 2008 e alla propaganda dell’estrema destra – o ancora di “forza lavoro pagata dalla finanza mondiale per abbassare la manodopera in Italia”. Chi si schiera con chi salva le vite in mare diventa, in un istante, antipatriottico.

Nel testo c’è anche il caso Diciotti, quello che ha acuito lo scontro tra il governo gialloverde e le Ong fino al lancio sovranista dell’hashtag #portichiusi. Qui assistiamo ad un’altra narrazione tossica sostenuta da Salvini, ovvero che fermando i salvataggi delle Ong “buoniste”, si arresterebbe l’immigrazione clandestina.

Bloccare i flussi è un’illusione ipocrita venduta in maniera propagandistica dalle destre xenofobe. Oltre a venire meno i principi di solidarietà e i diritti umani sanciti dalla nostra Costituzione, è impossibile la paralisi della migrazione, in quanto essa è frutto di guerre e persecuzioni.

Di questo l’Europa ne è consapevole e mostrando il volto più cinico e crudele, ha deciso in questi anni di spostare le frontiere, stabilite a Schengen, più in là: prima in Turchia e poi in Libia, con tutte le conseguenze che abbiamo visto dei trattamenti disumani nei lager libici.

Le Ong danno fastidio perché sono testimoni oculari di ciò che avviene in mare, meglio non sapere, meglio rimanere indifferenti di fronte alla morte di centinaia di persone in fuga da guerre e carestie. “Ma strappare all’acqua chi sta affondando è un dovere per ogni marinaio e per ogni nave”, ricorda Camilli per poi ribadire che “in mare non ci sono stranieri o cittadini, clandestini o rifugiati, ma solo naviganti e naufraghi”.

Finché il tema migratorio – europeo, non solo italiano – sarà inquinato da fake news sovraniste, sarà difficile intavolare qualsiasi ragionamento sensato, per questo il lavoro di Camilli è illuminante e va divulgato poiché riporta elementi di realtà: dati e fatti contro fake news e propaganda.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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