Teatri di Vetro, Oscillazioni. #Tre, tra icone e sperimentazione creativa

“Come ha origine uno spettacolo? Come si sviluppa il processo di una poetica comica o ironica che deve necessariamente passare attraverso gli stereotipi? Come seguire un artista dal principio alla fine?

Questi i punti di domanda di chi si avvicina al nostro processo creativo. Come un pittore che mostra il disegno dell’opera che sta ideando, noi presentiamo il nostro percorso in modo del tutto informale: puntiamo a condividere la costruzione drammaturgica, stabilendo una relazione tra l’artista e il pubblico dal quale cogliamo le reazioni che contribuiscono all’avanzamento del nostro progetto”.

Con queste parole Silvia Gribaudi, che con Matteo Maffesanti dirige la compagnia Qui e Ora Residenza Teatrale, ci introduce alla presentazione di #Tre, andato in scena al Teatro India, nella sezione #oscillazioni, nell’ambito del Festival di arti sceniche contemporanee Teatri di Vetro, parte del programma di Contemporaneamente Roma 2019, promosso e sostenuto dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale.

La nuova produzione è l’espressione di una ricerca costante di confronto e inclusione, attraverso un linguaggio artistico che è l’incontro della danza con la comicità cruda ed empatica.

In scena tre corpi nudi, in biancheria intima che, contro gli stereotipi che vogliono il corpo femminile fermo all’adolescenza, si mostrano in modo autentico e genuino, senza censure e con le loro imperfezioni; il corpo può essere messo a servizio di un’opera d’arte, vivere autentici momenti di esplosione energetica e gioia pura, smontare lo sguardo critico che giudica soprattutto le donne, appiattendole ad un immaginario oggettificante.

L’indagine dei corpi si arricchisce di dati del contemporaneo e, attraverso spazi visivi, racconti fisici, frammenti video, conduce alla costruzione di immaginari collettivi. Scorrono, all’interno di una scenografia essenziale, proiezioni di numeri e parole che ci interrogano sul valore di un essere umano, sulle soddisfazioni e sulle insoddisfazioni che proviamo, sul modo in cui guardiamo gli altri con invidia, su come proiettiamo sogni e su quanto vorremmo impossessarci della vita dell’altro.

Protagoniste di questa prima fase creativa sono le icone in tutte le sfaccettature: icone a cui ognuno di noi cerca di assomigliare o da cui al contrario cerca di fuggire; icone popolari, irraggiungibili e di fama che hanno occupato e occupano il nostro immaginario, ma anche persone comuni che diventano per noi icone da imitare.

Una ricerca che vuole dimostrare la profonda unità che lega il prodotto artistico alla realtà, ovvero il ponte che rende possibile l’incontro tra le persone protagoniste della performance e la forma estetica rappresentata dal prodotto artistico stesso, dove il linguaggio coreografico, la danza e il teatro diventano progetto di cambiamento sociale.

E come un mosaico che via via si compone, apprendiamo dalla Compagnia stessa, che l’introduzione della drammaturgia del testo costituisce il prossimo tassello di questo raffinato e innovativo progetto creativo che si completerà in opera il prossimo 21 giugno con il debutto nella città di Verbania.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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