La poesia che resiste#3. Veglia di Ungaretti. La speranza contro gli orrori della guerra.

immagine per Giuseppe UngarettiSul suo taccuino Giuseppe Ungaretti racconta in poesia gli orrori della guerra. Alcune sono state pubblicate subito ne Il porto sepolto nel 1916, poi ampliato nel 1931 come sezione de L’allegria.

Tra queste il celebre componimento Veglia scritto poco prima del Natale 1915 a metà della Prima guerra mondiale; il tema della lirica è racchiuso nel titolo: la veglia è sia il senso interminabile del tempo trascorso accanto al cadavere dilaniato del compagno, sia l’atteggiamento di fraterna partecipazione a quello strazio, dunque la “veglia funebre”.

I versi di Ungaretti scoprono nella guerra la solitudine e la fragilità della sorte umana che proprio nel momento della sofferenza fanno emergere il senso di fratellanza e di solidarietà che istintivamente legano ciascun uomo.

La vicinanza alla morte e al dolore rende tanto più forte l’attaccamento alla vita. Per un’intera notte il poeta scrive lettere piene d’amore, mentre si trova a vegliare un compagno morto, con il viso sfigurato dal dolore, con la bocca contratta in un ghigno di sofferenza, illuminato dalla luna piena, con il gonfiore delle mani irrigidite nella morte penetrato nel suo silenzio. Non è mai stato tanto legato alla vita.

La poesia, composta da due strofe di diversa lunghezza, si apre nel dolore ed il poeta esprime la sofferenza indicibile della guerra di trincea. Allitterazioni e omofonie sono le figure retoriche più frequenti; suoni duri e aspri che generano una musicalità dolorosa. Il compagno di Ungaretti non può più rivolgere alcuna domanda: la sua sofferenza trasmigra nell’animo del poeta che si fa silenzioso e sgomento.

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

La seconda, breve strofa, spiega lo stato d’animo del poeta, che per tutta la notte, mentre veglia il compagno morto, continua a scrivere, spinto da un attaccamento alla vita accentuato proprio da quella tragica condizione. La reazione del poeta è una ribellione disperata al destino di morte attraverso un sentimento di attaccamento alla vita. L’amore per la vita nasce proprio dalla vista della morte e della sua forza negatrice.

Il contrasto degli ultimi versi con l’inizio del componimento è molto forte. Di fronte agli orrori e alle brutalità della trincea, di fronte al mistero della morte, la reazione di Ungaretti è un’incrollabile speranza, un attaccamento alla vita e all’amore. Anzi, è proprio la consapevolezza del dolore e della morte che ci rende ancora più legati alla vita.

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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