Oscillazioni, il progetto sulle arti performative al festival di Teatro Akropolis

L’undicesima edizione del festival Testimonianze ricerca azioni, ideato e prodotto da Teatro Akropolis in modalità online – streaming, in ottemperanza dei provvedimenti presi nell’ultimo DPCM del 25 ottobre scorso, ha dedicato uno degli appuntamenti a Oscillazioni, la sezione del festival Teatri di Vetro di Roma diretto da Roberta Nicolai; un progetto sulla performing art considerato tra i più significativi realizzati in Italia negli ultimi anni, concepito per esporre i processi sottesi alla creazione artistica facendone emergere i molteplici livelli.

L’appuntamento, che segna anche l’avvio di un’importante collaborazione tra i due festival, si è realizzato attraverso il collegamento da Villa Durazzo Bombrini, che avrebbe dovuto accogliere lo spettacolo, dove Clemente Tafuri e David Beronio, direttori artistici del festival, hanno ospitato Roberta Nicolai per discutere dei processi di creazione artistica alla base degli spettacoli.

Si è dialogato in collegamento con la danzatrice e coreografa Alessandra Cristiani che ha esposto il suo Diario performativo e il suo metodo di lavoro che mette in rapporto la danza con l’arte visiva. Sono intervenute Paola Bianchi, danzatrice e coreografa, che ha illustrato il rapporto con la memoria dei gesti che l’ha condotta a Other OtrherNesse e Samantha Marenzi dell’Università Roma Tre dallo Spazio scenico La Lupa di Tuscania.

La Direttrice Roberta Nicolai che, in occasione della tredicesima edizione del suo festival, punto di riferimento per artisti, critici, studiosi e spettatori e luogo privilegiato per indagare la scena contemporanea, aveva definito Oscillazioni “al tempo stesso cornice e chiave, meta e luogo di destinazione del tutto”, è tornata a parlare della sua concezione di architettura artistica.

In Oscillazioni confluiscono progetti artistici che per loro natura prevedono una pluralità di dispositivi e formati scenici che cercano di dare voce a quei materiali, non presenti nella sintesi spettacolare, che viaggiano verso l’acquisizione di una forma autonoma: gesti scenici ibridi, tali da prevedere e accettare il performativo della parola detta, del discorso, della letteratura, della traduzione, dell’immagine.

Al termine della curva ci sono gli spettatori, e la creazione di dispositivi differenti è funzionale a invitare loro a un contatto intimo con la creazione, per collocare le posizioni convenzionali di chi è in sala e di chi è sul palco, in uno stato di squilibrio, di oscillazione, determinandone la qualità della relazione.

Indagare il “processo di creazione” di un’opera vuol dire, secondo Nicolai, aprirsi ad una sfida dove tutto può accadere proprio perché c’è l’opportunità di mutare e di moltiplicare i punti di vista degli artisti e degli spettatori. L’azione della decostruzione significa proprio accettazione della complessità: la forma non costituisce l’unica modalità di presentare la programmazione agli spettatori ma è il metodo per condurre la ricerca.

I primi referenti dell’intero progetto sono gli artisti e attraverso la cura degli artisti e dei loro progetti che si esercita la cura degli spettatori rimettendo nel giusto ordine la questione. Seguendo questo impianto architettonico, ciò che viene messo in campo può riguardarci proprio perché generato da un reticolo complesso di relazioni che sono il teatro. ù

Il teatro non può limitarsi a quel gesto di andare in un luogo per vedere uno spettacolo e di giudicare se è piacevole o meno. Questa attitudine, o meglio abitudine, è figlia di un inaridimento delle pulsioni vitali da cui il teatro ha origine. Il teatro ci ri-guarda, ci restituisce lo sguardo, ci dice chi siamo. Andare a teatro è viversi, vivere la propria vita.

L’obiettivo è quello dunque di indicare un nuovo centro che poi è quello di origine facendo sì che tutto si riorganizzi attorno ad esso e che torni ad essere vissuto. È necessario andare oltre le mediocrità del sistema, valorizzando le sperimentazioni coraggiose, spesso poco visibili, senza cedere all’illusione del facile consenso, spesso tradotto da un like, che rispecchia le profonde fragilità della scena contemporanea.

Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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