La parola al teatro #19. Kafka e la bambola viaggiatrice. In dialogo con l’infanzia tra letteratura e teatro

Il teatro di figura tra animato e inanimato, due attori e una bambina-bambola sono i protagonisti di questo spettacolo. Una storia adulta e anche bambina che parla della potenza della vita che regala emozioni e gioie ma che ci fa conoscere anche il dolore, la nostalgia, la perdita e l’abbandono.
Una storia che parla di come si impara a stare dentro al cambiamento e di quanto si possa raccogliere dagli incontri, anche i più inaspettati.

Ispirato a un episodio reale della vita del grande autore delle Metamorfosi, Franz Kafka che, durante la sua quotidiana passeggiata al parco Steglitz incontra una bambina, Elsi, in lacrime perché ha perso Brigida, la sua bambola.
Colpito dall’intensità di quel dolore, lo scrittore si inventa una spiegazione bizzarra per consolare la piccola: Brigida è partita per un viaggio e lui, che è il Postino delle bambole, il pomeriggio seguente le recapiterà una sua lettera.

Al termine dello spettacolo andato in scena al Mattatoio nell’ambito del Romaeuropa Festival, interpretato da Desy Gialuz e Valerio Malorni, con la regia Fabrizio Pallara, fondatore della Compagnia teatrodelleapparizioni, abbiamo incontrato Valerio Malorni protagonista e drammaturgo, insieme a Fabrizio Pallara, per farci raccontare di questa esperienza.

Il testo nasce dall’omonimo romanzo dello scrittore catalano Jordi Sierra i Fabra: come si è creata questa alchimia tra letteratura e teatro?

L’alchimia nasce da un innamoramento verso il testo che ha reso l’incontro con il romanzo di Jordi Sierra i Fabra splendidamente fortuito; ci siamo riconosciuti tra quelle pagine. Da una parte nel soggetto, poiché ciò che muove la narrazione è un tema centrale nella nostra ricerca, l’incontro tra il mondo degli adulti e il mondo dell’infanzia, e di come questi due mondi entrano in dialogo, in uno sforzo costante di ascolto e comprensione reciproca, di distanze e identità da vivere nello stupore di ogni cambiamento. Nei termini del linguaggio poi, il nostro spettatore ideale molto assomiglia ad un lettore, o meglio la relazione che cerchiamo con la platea assomiglia al tempo della lettura, dilatato. Un tempo che permette di stare, di avvicinarsi alle questioni umane, alle grandi e piccole domande, senza risolverle, ma piuttosto entrandoci in contatto, per accenderle invece che rispondervi. La letteratura, nella sua grandezza, attraverso l’immaginazione entra tra le righe della realtà con un tatto che oggi è quanto mai bello e necessario. Ecco, l’alchimia è stata innanzitutto un accordo di intenti, ancor prima di ogni questione su come le tensioni narrative di un romanzo possano funzionare e trasformarsi in drammaturgia, a teatro.

L’impianto scenografico proposto, tra le delicate videoproiezioni che raccontano i viaggi di Brigida e il teatro di figura con la bambina – bambola, restituisce allo spettatore una miscela di straordinaria armonia da cui si viene rapiti.

Ogni racconto ha bisogno dei suoi elementi per essere raccontato e questi ci sono sembrati quelli necessari per penetrare le maglie della narrazione e renderla tridimensionale, viva. La scena con i due piani: esterno giorno, dove avviene l’incontro con la bambina, il parco, l’apertura, la possibilità di cambiare, di trasformarsi e l’interno notte, un luogo adulto, di tribolazione, del reale. Il buio in cui la luce fatica ad entrare e la fatica di prepararsi per la luce sono la terra su cui camminare.

La scelta di rappresentare la bambina attraverso la bambola è stata la prima decisione presa dopo la lettura del romanzo, per creare un doppio con la bambola perduta. Kafka attraverso i viaggi della bambola fa viaggiare la bambina, le anticipa quello che le accadrà come fanno le migliori fiabe, che preparano all’avventura della vita. I disegni realizzati da Massimo Racozzi facilitano l’accesso negli occhi di quel viaggio, nello sguardo dello scrittore che attraverso l’inchiostro delle sue lettere dipinge quello che sarà, colora un mondo sfocato e non definito, in cui si può scorgere la vita, il futuro nel presente.

La narrazione dei viaggi rappresenta la bellezza della vita evocando, tra i temi, quello della libertà: nei viaggi di Brigida, sola e felice in giro per il mondo, possiamo ricondurre la rivendicazione sull’emancipazione della donna e la parità di genere?

Laddove tocca il cuore della vita, una storia innesca una molteplicità di letture che incrociano le urgenze di una società.
Il tema dell’emancipazione di genere è di certo centrale oggi, ed evidentemente emerge, ma non è questo il tema all’origine del testo. Ci vuole un intero villaggio per educare una bambina – o un bambino – dice un proverbio africano: allora innanzitutto è l’infanzia tutta al centro della narrazione, è un essere umano che si affaccia alla vita, che cerca libertà, creando il proprio cammino, conquistando la propria autonomia attraverso ogni incontro, ogni occasione. È nutrendo l’ideale che ogni discriminazione può cadere, facendo politica senza parlare di politica, questa la responsabilità che abbiamo come artisti che parlano alle nuove generazioni.

Il viaggio è un tema ricorrente per la vostra compagnia al Romaeuropa Festival dove alla sua prima edizione del 2017 avete realizzato l’installazione Labirinto, un’esperienza immersiva in cui, attraverso un viaggio iniziatico, si percorreva una strada sconosciuta, ci si perdeva, si tornava indietro per ricominciare. Ora che si è conclusa questa rassegna, anche voi, come Brigida, continuate il tour: quali sono le prossime tappe di questo spettacolo?

Sì, da gennaio riprendiamo anche noi i nostri viaggi che sono le occasioni per entrare in un dialogo vivo con il pubblico e far crescere il lavoro guardando negli occhi degli spettatori. Cominceremo dall’Emilia Romagna e poi proseguiremo con il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana.

  • La compagnia poi curerà tre progetti a Roma: domeniche indiane al Teatro India
    12 gennaio / 9 febbraio / 22 marzo / 26 aprile / 24 maggio / 14 giugno
  • La rassegna di teatro di narrazione Voce parole al Teatro Argentina
    dal 26 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020
  • Sarà poi negli spazi del Teatro di Roma con il festival Contemporaneo futuro nuove generazioni  dal 2 al 5 aprile 2020
Paola Belluscio

Paola Belluscio

Si laurea in Scienze della Comunicazione con indirizzo impresa e marketing nel novembre del 1998 presso l'Università La Sapienza di Roma; matura circa dodici anni di esperienza presso agenzie internazionali di advertising del Gruppo WPP - Young&Rubicam, Bates Italia, J.Walter Thompson - nel ruolo di Account dove gestisce campagne pubblicitarie per conto di clienti tra cui Pfizer, Johnson&Johnson, Europcar, Alitalia, Rai, Amnesty International e Ail. Dal 2010 è dipendente di Roma Capitale e attualmente presta servizio presso l'Ufficio di di Presidenza del Municipio Roma XIV dove si occupa di comunicazione istituzionale, attività redazionale sui canali social del Municipio e piani di comunicazione. Ama viaggiare e leggere.

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