L’artista Pamela Diamante espone fino al 5 luglio 2025 presso la Galleria Gilda Lavia di Roma, Le Mangiatrici di Terra, un progetto arricchito dai testi di Giuliana Schiavone e Claudia Attimonelli.

I corpi, il meridione, le discriminazioni di genere, le voci marginalizzate e la capacità di confliggere con il potere sono le tematiche esplorate e modulate dall’artista attraverso l’utilizzo di materiali e strumenti espressivi di grande efficacia.

Il lavoro bracciantile e agricolo nel sud, in particolare nel territorio pugliese, rappresenta per l’artista un’opportunità per ribaltare la prassi marginalizzante ed escludente delle donne e delle loro voci creative e militanti.

Pezzi di macchinari agricoli utilizzati per dissodare il terreno e per facilitare i processi di semina sono presenti in tutte le opere esposte; la ceramica realizzata dall’artista sostituisce il metallo in alcune opere, mentre una copia de La questione meridionale di Antonio Gramsci diventa – significativamente – la base di una di esse.

Pamela Diamante si è servita del supporto della stilista Antonella Mirco per realizzare una crinolina metallica d’uso ottocentesco, un inno crudele alla costrizione femminile, che costò peraltro la vita a molte donne negli ultimi decenni del secolo anche per via della facilità e della rapidità con le quali gli abiti sovrapposti potevano incendiarsi in ambienti illuminati da candele e scaldati da caminetti.

Questa sorta di gabbia elaborata dall’artista è tuttavia munita di punte metalliche (in origine destinate in agricoltura per praticare fori nel terreno) che diventano formidabili aculei difensivi.

Al contempo, la voce di Annamaria Loiacono nella Carmen di Bizet si scompone in sonorità contemporanee grazie all’intervento di Carol Rollo che spoglia l’opera lirica della propria armonia vocale, svelando ciò che sul palcoscenico rimane in ombra: la mise en scène di un femminicidio.

Ma il cuore della mostra è la serie delle Mangiatrici di Terra. Donne del sud, quindi ‘terrone’, nell’accezione razzista diffusa nel nostro paese non troppi decenni fa.

Uno stigma che viene ribaltato: gli strumenti per scavare la terra si proiettano all’esterno delle bocche dei sei autoritratti femminili per raccontare le battaglie delle quali sono protagoniste: Nicole, e la riaffermazione dell’identità trans, Marianna, e la difesa del diritto all’aborto, Marzia che rende omaggio con azioni concrete alle vittime della Terra dei Fuochi, come suo figlio, Nunzia e Nina che usano i linguaggi performativi e dell’arte visiva per porre al centro le condizioni di subalternità che attraversano la loro terra e Tita, artista e attivista che usa il linguaggio poetico per diffondere riflessioni sulle tematiche di genere.

L’operazione di Pamela Diamante è limpida e puntuale nel mostrare il fardello di arretratezza che ancora grava sui nostri corpi e che conosce un perdurante e odioso revival.

Come scrive Claudia Attimonelli:

«Le Mangiatrici di Terra sono un esercito intersezionale di frequenze e scosse che non conosce alienazione perché si muove dal di dentro delle radici e le orienta verso relazioni multiple e inedite in cui la carne, il ferro, la ceramica, la pelle e la pellicola abitano uno stesso spazio-tempo complesso».

Attraverso un allestimento impeccabile studiato con cura con Gilda Lavia e Loretta Di Tuccio, Pamela Diamante offre – sono le parole di Giuliana Schiavone:

«Un corpo cosciente, unificato. Simultaneamente vulnerabile e potente, rovescia i simboli della propria oppressione per tradurli nel lessico della propria resistenza e appartenenza. Al Sud».

Informazioni Pamela Diamante. Le Mangiatrici di Terra

 

immagine per Maria Arcidiacono
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Maria Arcidiacono Archeologa e storica dell'arte, collabora con quotidiani e riviste. Attualmente si occupa, presso una casa editrice, di un progetto editoriale riguardante il patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno.

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