Non sarà semplice per la commissione giudicatrice assegnare il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea nella sua prima edizione del 2026.
Le città finaliste (Carrara, Gallarate, Gibellina, Pescara e Todi, in rigoroso ordine alfabetico) hanno messo in campo tutte le loro risorse ed energie per presentarsi in audizione lo scorso 25 ottobre in un’affollata Sala Spadolini del MiC.

Cinque progetti ben presentati ed articolati che rispondevano puntualmente ai requisiti previsti nel bando. Trenta minuti a disposizione per esporre la propria idea di città d’arte contemporanea e altri trenta per rispondere alle domande della giuria presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e composta da Sofia Gnoli, Walter Guadagnini, Renata Cristina Mazzantini e Vincenzo Santoro.
Tutte le finaliste, va sottolineato, hanno rivendicato la propria vocazione di città aperta alla creatività e all’innovazione.
Da Carrara, che, grazie alle cave di marmo, vanta da Michelangelo in poi una presenza costante di grandi artisti; tra i progetti più recenti, quelli di Koons e Cattelan, che hanno già avviato cantieri in aggiunta a quelli pensati e proposti in occasione del bando. La maggior parte delle opere resterà a Carrara dove sono in corso lavori al museo del Marmo e sono in programma ricadute anche economiche nel territorio circostante.
Gallarate nel presentarsi, ha puntato sulla propria vocazione di città produttiva, ben collegata con l’Europa attraverso la propria rete infrastrutturale e la vicinanza con Malpensa.
Si è sottolineata la concomitanza delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. L’offerta progettuale, nel vantare uno storico e noto premio per l’arte contemporanea e la ricca collezione del museo Maga, promette il coinvolgimento di giovani generazioni artistico-curatoriali che, assieme ai progetti sugli archivi e gli studi d’artista già situati nel territorio (Baj, Fontana, Sangregorio), rappresenteranno il cuore della proposta.
Gibellina ha invece toccato le corde dell’emozione.
Una città che l’arte contemporanea ha sottratto al disfacimento dovuto al trauma della catastrofe sismica, un laboratorio aperto che ha continuato ad essere vivo e che è pronto a fare sistema con accademie e fondazioni di tutta Italia, tra le quali la Fondazione Merz. Dall’eredità di Ludovico Corrao alle novità di giovani artisti in un confine territoriale che si estenderà ai comuni limitrofi e vedrà il coinvolgimento di numerosi partner pubblici e privati.
Anche Pescara non ha risparmiato sorprese, la sua storia di città dalle tante gallerie d’arte, dai propri artisti.
Ettore Spalletti in primis, da quelli che hanno lasciato tracce della propria ricerca in sedi pubbliche, come il tribunale (Cucchi e Pistoletto) e i nuovi spazi che verranno inaugurati, con la novità dell’ormai prossima fusione amministrativa con i comuni di Spoltore e Montesilvano. La marina e le zone rurali, l’eredità di Fuori Uso e i nuovi paesaggi sonori saranno i territori da esplorare.
Todi è stata raccontata con passione e rigore.
Se il paesaggio rappresenta un tutt’uno con il ricco patrimonio storico-artistico, inaspettato e vivace è l’approccio della città con l’arte contemporanea, perché a Todi gli artisti contemporanei erano e sono di casa: da Boetti a D’Orazio, da Beverly Pepper, la cui Fondazione ha trovato qui un’attivissima sede, a Ceccobelli e Cecchini. Memori forse di una geografia del passato che chiamava Todi’ un territorio più ampio, i centri limitrofi accoglieranno laboratori ed eventi per offrire l’opportunità di nuove connessioni con le realtà culturali internazionali.
Conosceremo presto il nome della prima Capitale italiana dell’arte contemporanea, la cui proclamazione ufficiale è prevista nei prossimi giorni, ma è stato confortante sapere che, nei progetti e nelle pianificazioni delle amministrazioni di questi luoghi diversi tra loro, talvolta caratterizzati da un passato ricco di storia, l’arte contemporanea ha finalmente conquistato un proprio ruolo significativo.
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).











