Artista che si distingue per le sue scelte coraggiose, anticipatrice e sostenitrice di tematiche che tuttora abbracciano il nostro tempo, Bruna Esposito è protagonista di In Light of Facts, una mostra in corso presso il Magazzino Italian Art di Cold Spring, nello Stato di New York, a cura di Nicola Lucchi.

New York è la metropoli dove era giunta nel 1980, dopo aver frequentato a Roma, dove è nata, la Facoltà di Architettura. Fu negli spazi underground, negli atelier degli artisti, ma anche facendo mille lavoretti che trovò quella che lei stessa definisce la sua scuola di vita. Poi volò a Berlino, parentesi altrettanto significativa per la sua formazione.
Nella città ancora separata dal muro, all’esercizio dialettico di contrapporre ad esso delle piccole opere d’arte e delle performance, l’artista unì anche un’idea sorprendente di recupero/reimpiego dei pissoir, i bagni pubblici ottocenteschi in ghisa, che avrebbe voluto trasformare in caroselli girevoli; fu inoltre vincitrice di una borsa di studio dell’Internationale Bauausstellung e realizzò anche delle sculture galleggianti (Canoa in volo).
La riflessione sul riutilizzo, sul riciclo, sull’attenzione per gli oggetti semplici della quotidianità o della natura in ogni suo aspetto, caratterizzerà fortemente la sua ricerca assieme al costante impegno sugli urgenti temi del presente.
Al centro della mostra newyorchese c’è l’immigrazione, la contraddizione che emerge dall’uso delle luccicanti coperte isotermiche, la loro preziosità nell’essere usate per il primo soccorso di migranti che fuggono dalla povertà assoluta.
Le vediamo, ripiegate, diventare diagrammi nell’opera Statistiche, poggiate su dissuasori acuminati per uccelli, anch’essi metafore di respingimento.
La luce, contenuta nel titolo della mostra, è un elemento assai presente nella produzione di Bruna Esposito: colpisce sia le superfici dorate che i banchetti utilizzati per i mercatini (Inconveniente, 2014) e diventa più fioca nella serie dei lumini cimiteriali disposti in fila davanti a un’esile colonna di portafortuna di stoffa, le gallinelle thailandesi, e a dei sacchi di riso in Oltremare (sotto terra vulnerabili) dove un video mostra il lento annegare di una bandiera.
Immagini che denunciano ciò che l’Occidente è diventato, opere che non perdono il loro spaventoso legame con la realtà e che l’artista ha voluto esporre proprio nel paese dove sono attualmente in vigore le più spietate politiche anti-immigratorie.
La biografia di Bruna Esposito è ricca di partecipazioni a importanti mostre internazionali (a partire da Documenta X, a Kassel nel 1997) e di prestigiosi riconoscimenti (come il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia e il premio PS1 Italian Studio Program del MoMA nel 1999).
Le sue scelte creative dettate dall’amore per l’ambiente, dall’impegno per la sua salvaguardia, oltre alla capacità di renderci partecipi del suo sguardo, che sa sempre spingersi oltre, sono quelle prerogative che non sempre chi si esprime attraverso l’arte possiede.
La mostra a New York si concluderà il 31 gennaio 2027, ma nel frattempo, a Roma, un’opera di Bruna Esposito sarà esposta fino al 20 settembre all’Extra MAXXI; si tratta di un lavoro del 2014 della serie Scope, per la mostra Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea, a cura di Beatrice Buscaroli e dedicata all’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi (5 ottobre 1226).

Una comunissima scopa di saggina fissata verticalmente su una colonnina di marmo pregiato: è possibile leggervi il voler ristabilire una giusta scala di valore, restituendo al lavoro umile il pregio che merita; oppure il contrasto tra l’umiltà della vita di Francesco e la paradossale opulenza che contraddistingue le basiliche, ricche di marmi e di oro a lui dedicate.
Una cosa sembra evidente: all’assertività e al cinismo di una denuncia di maniera e alla spettacolarizzazione del dolore, Bruna Esposito sa bene come contrapporre la semplicità e l’intimità di oggetti silenziosi che sanno davvero raccontare e far riflettere.
Informazioni: Bruna Esposito In Light of Facts
- a cura di Nicola Lucchi
- fino al 31 gennaio 2027
- Magazzino Italian Art – Cold Spring, New York
- www.magazzino.art
- info@magazzino.art
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).












