Forse solo chi opera nell’ambito del restauro può avere consuetudine e familiarità con il processo creativo degli artisti del passato, per via del particolare privilegio di poter scoprire da vicino le modalità esecutive, le differenti stesure, i diversi approcci compositivi che talvolta si celano dietro alcune opere. Ma la mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, in corso a Roma fino al 12 aprile alla Pinacoteca dei Musei Capitolini, pone anche noi visitatori e visitatrici nella condizione di scoprire le fasi di realizzazione di una selezione di opere prevalentemente cinque-seicentesche, contraddistinte dalla comune incompletezza.
La mostra, che ha visto come curatori Costanza Barbieri, docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, e Claudio Seccaroni, ricercatore ENEA, è stata realizzata grazie al Progetto EAR – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU ed è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Centro del progetto espositivo è l’utilizzo di strumenti diagnostici non invasivi, normalmente adoperati nel restauro, per dar vita a un’indagine in grado di coniugare, in un’unica prassi, la ricerca artistica con quella scientifica, allo scopo preminente di ricostruire le ragioni stesse del non finito.
Per esempio, seguendo l’ordine cronologico delle opere in mostra, scopriamo che il sarcofago strigilato, risalente al III secolo d.C., presenta una coppia di defunti dai volti appena sbozzati e del tutto privi di lineamenti riconducibili a una fisionomia: una procedura intenzionale perché i ritratti sarebbero stati scolpiti successivamente, dopo la morte del committente.

Altra opera, anch’essa appartenente ai musei Capitolini, ma invisibile al pubblico perché dipinta sul retro di una Sacra Conversazione, è il dipinto incompiuto di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, raffigurante una Circoncisione.
La riflettografia IR mette in evidenza differenti modalità esecutive, in particolare i contorni marcati delle figure; nel disegno preparatorio l’artista ha fatto talvolta uso di sottili incisioni per delineare i dettagli anatomici.

In un’opera proveniente dalla Galleria Cantore di Modena, dello stesso artista e di analogo soggetto (benché, come argomentato attraverso un’attenta lettura iconografica dalla curatrice Costanza Barbieri, è assai probabile si tratti della Circoncisione di Giovanni Battista e non di quella di Cristo), l’impostazione sembra aver seguito una modalità differente, lasciando incomplete le parti dell’incarnato e del volto della maggior parte dei personaggi, una prassi esecutiva forse riconducibile alla bottega del Garofalo, dove le parti più impegnative furono lasciate incompiute allo scopo di dipingerle successivamente, con la supervisione del maestro.

Si segnala poi la Sala VI, dedicata interamente a Guido Reni, con opere che provenivano dalla collezione Sacchetti, una famiglia di banchieri fiorentini trasferitasi a Roma nella seconda metà del Cinquecento.
I dipinti, in particolare le opere appartenenti alla cosiddetta “seconda maniera” del pittore bolognese, confluirono, attraverso una vendita, alla collezione capitolina nella metà del Settecento.
Mentre una delle opere (Silvio, Dorinda e Linco – Allegoria dell’amore rifiutato), pur rientrando tra quelle non finite, è da ricondurre al periodo giovanile dell’artista, quando frequentava la bottega di Ludovico Carracci, le altre sette opere in mostra sono caratterizzate dall’indeterminatezza dei dettagli, da una tenue definizione delle forme e da una stesura piuttosto rarefatta del colore.

Un’impronta che evidentemente piacque molto ai Sacchetti, i documenti rivelano infatti che, pur tra altri lavori attribuiti al pittore, giunti nella raccolta attraverso acquisizioni differenti da parte della famiglia, il nucleo completo delle opere tarde di Guido Reni pervenne intatto al momento della vendita al Campidoglio.
Il catalogo, pubblicato da Artemide, contiene le presentazioni di Ilaria Miarelli Mariani, Cecilia Casorati e Umberto Croppi, a seguire, le introduzioni dei curatori Costanza Barbieri che sottolinea l’importanza della ricerca artistica per le Accademie di Belle Arti, proprio in relazione all’analisi dei processi creativi e Claudio Seccaroni, che evidenzia l’importanza dell’allestimento che integra, attraverso un approfondimento didattico, il consueto percorso museale.
Il catalogo presenta altresì ampio spazio dedicato sia ai contributi di carattere scientifico legati ai processi di diagnostica finalizzati alla ricerca e al restauro (Marco Cardinali, Maria Beatrice De Ruggieri e Luca Tortora) che ai saggi di Carmen Bambach (un’approfondita disamina sulle declinazioni del ‘non finito’ in Leonardo e Michelangelo), di Cecilia Frosinini e Roberto Bellucci (una riflessione tra non completato e non finito con focus su due opere degli Uffizi: l’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci e la Madonna del Baldacchino di Raffaello), di Sergio Guarino (con un’analisi degli ultimi anni di Guido Reni e la lettura coeva della fase conclusiva del suo percorso pittorico).
Ma il dono inaspettato è il saggio di Augusto Gentili, il grande storico dell’arte recentemente scomparso, che, partendo da alcune opere di Tiziano, ne sottolinea sia gli aspetti formali relativi al ‘non finito’, che l’esattezza filologica dell’artista nell’aderire al mito o alle sacre scritture.
Una lettura iconografica attenta e avvincente quella di Gentili, che smaschera, pennellata per pennellata, i fraintendimenti degli imitatori: una sintesi di quel piacere, o forse meglio, di quella gioia della ricerca che lo studioso sapeva trasmettere in modo eccellente nelle sue affollate lezioni universitarie e nei suoi saggi, eredità preziosa di un grande maestro.
La mostra coniuga gli aspetti peculiari della ricerca scientifica con quelli dell’analisi storico-artistica, le opere esaminate, accompagnate dall’apparato didattico, sono delle parentesi che si aprono, con un’apposita segnaletica colorata, nel consueto percorso museale: un’occasione di approfondimento che suggeriamo di non perdere se avete in programma una visita alla Pinacoteca Capitolina.
Informazioni Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva
- Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina – Piazza del Campidoglio, 1 Roma
- Fino al 12 aprile 2026
- Contatti: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00) – info.museicapitolini@comune.roma.it
- Orari: tutti i giorni 9.30 – 19.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
- A cura di: Costanza Barbieri (Accademia di Belle Arti di Roma) e Claudio Seccaroni (ENEA)
- Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
- Accademia di Belle Arti di Roma nell’ambito del Progetto EAR – Enacting Artistic Research, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU, con fondi a valere sul PNRR
- Zètema Progetto Cultura
- Catalogo di Artemide Edizioni
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).













