Tee Shirt, una scultura in marmo dell’artista Igor Mitoraj, appartenente alla collezione del Museo intitolato all’artista a Pietrasanta, si trova esposta dall’11 settembre scorso a Palazzo Massimo, una delle sedi del Museo Nazionale Romano.
Accanto all’opera, che rappresenta un dettaglio del corpo umano – parte del torso e dei glutei con un panneggio sottile che scopre la nudità – è stata aggiunta, in dialogo, una delle copie romane del celebre modello scultoreo dell’antichità, la Venere accovacciata.
Derivata in tutta probabilità da un originale bronzeo scolpito nel III secolo a.C. da Doidalsas di Bitinia, la statua raffigura la dea che si sta lavando e si china come in attesa di ricevere un getto d’acqua sulla schiena.

L’iniziativa è promossa dal Museo Mitoraj, dal Museo Nazionale Romano e dalla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, dove, dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, avrà luogo la mostra Broken. Il potere del frammento: un progetto che mette al centro e in relazione opere aventi lo stesso tema, ma di epoche e provenienze differenti, al quale partecipa in prestito una copia della stessa Venere accovacciata, anch’essa appartenente alla collezione del Museo Nazionale Romano.
Operazioni come queste non sono prive di suggestione, anche perché è difficile restare indifferenti all’impatto visivo delle sculture di Mitoraj: lo si è visto soprattutto a Pompei, con la grande mostra del 2016.
Le opere occupavano lo spazio di un sito archeologico unico al mondo, la materia scelta, il bronzo, creava un cortocircuito ai visitatori meno preparati, lasciando la convinzione che si trattasse di opere antiche e ciò accadeva nonostante la presenza di pannelli didattici e di un accurato apparato di comunicazione.
Questo aspetto, sebbene fortunatamente sporadico, va tenuto in seria considerazione sotto il profilo della fruizione museale.

Le fratture, gli anacronismi, la voluta creazione di una patina e, soprattutto, la morfologia frammentata dei lavori dell’artista potevano trarre in inganno per via dell’aderenza a un modello virtuosamente accademico al quale Mitoraj conferiva qualche indizio di contemporaneità ascrivibile alla sua poetica.
Nel tempo, sia per volontà dell’artista – come accadde per il controverso inserimento di una sua lunetta bronzea sulla facciata della chiesa di Sant’Agostino a Pietrasanta – o per gli inviti che ricevette dalle istituzioni, le sue sculture sono state spesso ospitate in contesti archeologici, monumentali o altamente storicizzati.
Per fare qualche esempio: il Tindaro screpolato del Giardino di Boboli a Firenze, realizzato per una mostra monografica del 1999, che rimase in situ per oltre vent’anni, fino al 2023 quando fu donato, come desiderava l’artista, alle Gallerie degli Uffizi; la mostra ai Mercati di Traiano a Roma (2004), quella nella Valle dei Templi di Agrigento (2011) e la già citata e imponente mostra a Pompei, anch’essa fortemente voluta dall’artista e realizzata postuma nel 2016-2017, anche qui con un lascito successivo (il monumentale Dedalo accanto al Tempio di Venere).
Nei nuovi progetti espositivi di arte contemporanea presso siti archeologici o in aree di forte pregio storico-artistico e architettonico, si assiste a un incoraggiamento a osare di più nella scelta dell’artista da coinvolgere.
Figure meno rassicuranti in termini di conformità visiva rispetto a Igor Mitoraj, ma capaci di interagire con il luogo senza improvvisazioni, rappresentano un bel segnale e spesso creano uno scambio di riflessioni e di reciproca conoscenza tra due mondi forse meno distanti di quel che si può credere.
Bisogna tuttavia segnalare la recente mostra di Philip Colbert, proprio a Pompei, perché sembra abbia segnato l’attraversamento di un limite che è quello della banalissima e gratuita giustapposizione di opere di forte impatto in una splendida cornice: un progetto di scarsa comprensibilità anche in un ipotetico quadro di proposta dialettica.
Diverse voci critiche indipendenti hanno osservato quanto finisca con l’apparire una semplice – e mediocre – strategia di value management delle opere dell’artista a suo esclusivo vantaggio; un’operazione magari instagrammabile, ma del tutto controproducente, se non dannosa per chi (da ogni parte del mondo) programma con largo anticipo una visita in un sito Unesco di tale rilevanza e vorrebbe documentarla senza avere tra i piedi le ‘vivacissime’ aragoste di Colbert.
Tornando a Tee Shirt e alla Venere accovacciata, a fronte della monumentalità delle grandi sculture lasciate a Firenze e a Pompei, qui la misura del rapporto è sotto il segno della pacatezza, c’è una sorta di allineamento e di conformità a un comune linguaggio plastico: la raffinata lavorazione del marmo e i dettagli anatomici mostrano un’affinità grammaticale quasi sovrapponibile.
Da un’osservazione più attenta ci si accorge tuttavia che le fratture si muovono su terreni e presupposti differenti e sono proprio questi a segnare il confine e la distanza tra le due opere.
Una sottile ambiguità difficile da cogliere perché visivamente prevale una sorta di specularità che, come capita con le opere di Mitoraj, non sempre le rende distinguibili dall’antico.
Ma un aspetto va sottolineato: lo spazio museale e il carattere effimero di operazioni ben studiate come questa sono i contesti ideali nei quali discutere di questi temi.
Si può imparare a conoscere la ragione della frattura creata, voluta e non sanata dall’artista contemporaneo sulla sua opera e quella dovuta invece alla trasposizione da un originale bronzeo al marmo, ai successivi interventi nel corso dei secoli e infine al contesto di ritrovamento.
È come percorrere due viaggi paralleli: solo alla fine diventa più semplice mettere in discussione, anche radicalmente, ciò che si è visto.
Informazioni
Federica Rinaldi, Direttrice del Museo Nazionale Romano, in collaborazione con Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e Frank Boehm, Direttore del Museo Mitoraj di Pietrasanta, presenta:
Mitoraj al Museo Nazionale Romano
- Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo – Largo di Villa Peretti, 2, Roma
- Orari: martedì-domenica, ore 9.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) museonazionaleromano.it/
- Ufficio Stampa: mn-rm.press@cultura.gov.it; alessandrasanterini@gmail.com
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).











