Centinaia di metri quadri di superficie espositiva, più di 190 opere, un allestimento concepito per ricreare la percezione di una monumentalità che l’occhio sbrigativo del quotidiano non sa più cogliere: questo – e altro ancora – è ciò che offre la mostra Ville e Giardini di Roma. Una Corona di Delizie, a cura di Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Federica Pirani e Sandro Santolini, in corso a Palazzo Braschi, una delle sedi del sistema dei Musei in Comune della Capitale.
Il progetto espositivo, che si avvale anche del supporto di un Comitato scientifico internazionale composto da Vincenzo Cazzato, Barbara Jatta, Sabine Frommel, Denis Ribouillault e Claudio Strinati, è un omaggio allo straordinario patrimonio storico paesaggistico romano ed è frutto di una lunga ricerca e di una pari lunga esperienza a salvaguardia dei beni culturali e del verde capitolino dei curatori e organizzatori che l’hanno reso possibile.
Suddiviso cronologicamente dal XV secolo al Novecento, il percorso si snoda e racconta il progressivo trasformarsi del gusto architettonico in rapporto alla natura da parte del papato e delle famiglie aristocratiche, i cui nomi, talvolta, definiscono tuttora la toponomastica urbana, mettendo in luce, nel contempo, la memoria di edifici non più esistenti.
Si comincia con le ville realizzate in età rinascimentale con abbellimenti e modelli d’invenzione dei nuovi giardini che videro coinvolti artisti del calibro di Bramante, Peruzzi e Raffaello.
In mostra, tra le altre, c’è un’opera della seconda metà del Cinquecento conservata a Praga, Il giardino delle sculture del Cardinale Cesi di Hendrick van Cleve III, nella quale appare evidente la riscoperta dell’antico, con le numerose statue disseminate nel verde dell’area tra il Vaticano e il Gianicolo e l’imponente edificio di cui oggi non vi è più traccia.
Imitatissima nel Rinascimento per via dell’intervento di Raffaello, Villa Madama a Monte Mario è sopravvissuta solo in parte: del grande progetto voluto da Giulio de’ Medici restano la loggia, la peschiera e alcune fontane del giardino terrazzato.
Ben documentata in mostra è Villa Medici, acquisita nel 1576 dal cardinale Francesco de’ Medici, è presente in un olio su tela della seconda metà del Settecento attribuito a Paolo Anesi e conservato agli Uffizi da dove proviene anche un’altra veduta della Villa sul Colle Pincio, dipinta nel 1685 da Caspar van Wittel.
Villa Mattei, detta “Celimontana”, edificata anch’essa nella seconda metà del Cinquecento, è protagonista di alcune opere ottocentesche, come l’olio su tela conservato al Museo Praz di Roma e firmato da John Newbolt che inquadra la villa nel suo affaccio verso le Terme di Caracalla con al centro il Sarcofago delle Muse (ora a Palazzo Massimo-Museo Nazionale Romano).
Il XVII secolo vide protagonisti artisti e architetti che diedero vita allo sviluppo di ville caratterizzate da una più ampia articolazione degli spazi, tra essi: Carlo Maderno, Alessandro Algardi e Pietro da Cortona. Si trova fuori Porta Pinciana la villa più rappresentativa del tempo: quella che Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, fece realizzare per affermare il potere e la fama raggiunti dalla famiglia.
Molto documentata e celebrata nelle guide del tempo, fu rappresentata con dovizia di particolari da Joseph Heintz il Giovane in una tela datata 1625, alla quale seguirono svariati dipinti anche nei secoli successivi.
In aperta competizione con la magnifica Villa Borghese, il cardinale Ludovico Ludovisi, imparentato a sua volta con un altro pontefice, Gregorio XV, fece costruire una villa a ridosso delle Mura Aureliane.
A seguito delle demolizioni di fine Ottocento, del sontuoso complesso di Villa Ludovisi resta il Casino dell’Aurora (così chiamato per via del noto dipinto del Guercino).
Altre furono le ville che arricchirono il paesaggio romano in pieno gusto Barocco: Villa Altieri, nell’Esquilino, Villa Costaguti, in prossimità dell’odierna via XX Settembre, la villa della famiglia Giustiniani, non lontano da Porta del Popolo, quella dei Lancellotti nella zona del Laterano.
È andata purtroppo quasi del tutto perduta la più importante opera realizzata dall’architetta (o architettrice) Plautilla Bricci che, assieme al fratello Basilio, per Elpidio Benedetti, segretario del celebre cardinale Mazzarino, costruì, nel 1663, la villa detta Il Vascello, sul colle del Gianicolo. In mostra due dipinti ne testimoniano la distruzione nel corso dei combattimenti in difesa della Repubblica Romana contro l’esercito francese.
Rimanendo in questa zona, proprio nella metà del Seicento, cominciarono i lavori per la costruzione del Casino del Bel Respiro: un progetto di Alessandro Algardi per conto della famiglia Pamphilj che fece realizzare la splendida villa, imitatissima per la sua ricchezza di corpi di fabbrica e fontane, è tuttora il parco pubblico più esteso della città.
Il Settecento rappresenterà una fase di transizione, tra la costruzione e il mantenimento dell’eredità barocca, con lo sviluppo di nuove ville, come Villa Patrizi, e nuovi giardini, come quelli di Palazzo Colonna o di Villa Corsini (questi ultimi costituiscono oggi l’Orto Botanico).
Il XIX secolo vide protagonista la famiglia dei Torlonia, ai quali si deve “l’ultima impresa del mecenatismo romano”, ovvero la Villa sulla via Nomentana, le cui fasi costruttive si protrassero oltre il secolo, fino agli inizi del Novecento, quando, ad opera di Vincenzo Fasolo, vennero completati i lavori in stile liberty della Casina delle Civette.
Per il resto, l’Ottocento fu caratterizzato dalle parziali ma devastanti distruzioni di questo grande patrimonio di verde e bellezza: le battaglie del 1849, che interessarono soprattutto il Gianicolo e le ben più rovinose demolizioni a seguito della proclamazione di Roma capitale nel 1871 (oltre alla già citata Villa Ludovisi, si segnalano le perdute Villa Montalto Peretti, presso l’attuale Stazione Termini, e Villa Patrizi, fuori Porta Pia, nel luogo dove dal 1907 ha sede il Ministero dei Lavori Pubblici).
La costruzione degli argini, sebbene promossa per scongiurare ulteriori danni provocati dalle inondazioni del Tevere, fece perdere alla città l’antico rapporto che aveva con il proprio fiume.
Il percorso abbraccia in parte anche la storia delle ville romane nel XX secolo e l’incremento del verde con nuovi giardini durante il ventennio fascista (che spesso ebbe luogo sfruttando spazi appartenenti ad antiche ville): Villa Glori, Villa Caffarelli, Colle Oppio, il Parco Nemorense e quello di Testaccio, il Giardino degli Aranci all’Aventino e Villa Paganini, tra quelli più noti.
Si segnala infine la sezione dedicata all’intrattenimento e alla socialità, ovvero alle differenti modalità attraverso le quali si godeva di questi spazi: da luoghi d’incontro intellettuale (come, nel Settecento, le riunioni dell’Accademia dell’Arcadia presso Villa Corsini o negli Orti farnesiani sul Palatino) ai cortili dove dedicarsi a giochi popolari (come quello delle bocce con dettagli curiosi e ‘ripensamenti’ in una tela di un anonimo fiammingo della fine del Seicento o come il gioco della “palla a bracciale”, raffigurato in un dipinto di Antonio Joli della prima metà del secolo successivo).
Un tale impegno di ricerca da parte degli studiosi che hanno dato vita a questa mostra merita di essere premiato, le numerose opere fanno conoscere al meglio l’aspetto di queste straordinarie dimore e del verde che le circondava, l’allestimento è arricchito da un apparato didattico veramente degno di questo nome, una postazione interattiva aiuta a individuare le ville e i parchi in una grande mappa della città, inoltre, per gli amanti del genere, c’è anche un passaggio immersivo attraversato da vedute cangianti, rintocchi di campane e suoni della natura in sottofondo.
Il suggerimento è quello di soffermarsi sui dettagli dei dipinti, piccole scene curiose, particolari architettonici e un paesaggio urbano oggi quasi irriconoscibile, testimonianza di una peculiarità di Roma da conoscere meglio e da proteggere.
Informazioni Ville e giardini di Roma: una corona di delizie
- Fino al 12 aprile 2026
- Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata da Zètema Progetto Cultura, con il contributo di Euphorbia Srl Cultura del Paesaggio
- Catalogo pubblicato da L’Erma di Bretschneider
- Museo di Roma a Palazzo Braschi – Piazza San Pantaleo 10, Roma
- Orari: dal martedì alla domenica ore 10.00-19.00
- Info: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)
- museodiroma@comune.roma.it
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
























