ultimi articoli dell'autore

Le celebrazioni dei 150 anni dell’École Française de Rome continuano e svelano decorazioni e una mostra

di Maria Arcidiacono

Tra Palazzo Farnese e la sede di Piazza Navona, continuano le celebrazioni dei 150 anni dell’École française de Rome (celebrazioni delle quali abbiamo già parlato qui).

Due mesi fa la direttrice Brigitte Marin, assieme a Alessandra Acconci, storica dell’arte e funzionaria della Soprintendenza speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, a Simon Sarlin, docente dell’Università di Parigi-Nanterre e alle restauratrici Cristiana de Lisio e Alessia Felici, ha presentato parte del risultato di una campagna di restauri che da mesi interessa l’intero edificio di piazza Farnese.

In una delle sale al secondo piano della storica biblioteca è emersa una novità nel programma decorativo condotto sul palazzo da Antonio Cipolla tra il 1861 e il 1863 per l’arrivo della famiglia Borbone; l’ambiente, destinato in origine al fratello del re Francesco II, presenta un impianto diverso rispetto a quelli ben noti d’ispirazione pompeiana che si trovano nel piano inferiore; dopo aver rimosso il rivestimento in tessuto è stata individuata sulle pareti una luminosa campitura di colore azzurro alla quale si affiancano trompe-l’œil architettonici e decorazioni in finto marmo.

Palazzo Farnese restituisce così un nuovo tassello della propria storia che si intreccia con quella della Roma risorgimentale: in particolare ci offre l’occasione di rammentare le vicende di Francesco II, re delle Due Sicilie, che, in esilio a Roma dopo la vittoria garibaldina, aveva fissato la propria dimora a Palazzo Farnese, appena restaurato dopo le insurrezioni che avevano caratterizzato i momenti cruciali del processo di unificazione del Paese e che culminarono nella stagione della Repubblica Romana con i cruenti scontri che ne seguirono.

Non fu un periodo felice per il sovrano: abbandonata Napoli, aveva tentato di recuperare il proprio regno difendendosi strenuamente nell’assedio di Gaeta dove si era rifugiato, oscillando tra l’adesione al nascente Regno d’Italia sotto la guida dei Savoia (con i quali era peraltro imparentato) e l’appoggio al brigantaggio, fenomeno di rivolta che giudicava troppo rapida l’unificazione e si era schierato in difesa dei Borbone.

Ma una nuova iniziativa si aggiunge al calendario dei festeggiamenti: negli spazi espositivi dell’École al civico 62 di piazza Navona è stata recentemente inaugurata la mostra Un museo per l’École: la collezione di antichità dell’École française de Rome.

Curata dagli archeologi Christian Mazet e Paolo Tomassini, sostenuta dal Ministero francese dell’Istruzione Superiore e della Ricerca [www.enseignementsup-recherche.gouv.fr], dall’associazione Les Amis de l’École française de Rome e realizzata con il Réseau des Écoles françaises à l’étranger, la mostra sarà aperta al pubblico fino al 20 dicembre 2024, con ingresso libero.

Duecento i reperti esposti, tra sculture, terrecotte etrusco-laziali, vasi greci ed etruschi, oltre a documenti provenienti dagli archivi dell’École française de Rome e dagli inventari degli arredi di Palazzo Farnese.

Un progetto nato nei lunghi mesi dell’emergenza epidemiologica, su iniziativa della direttrice Marin che ha suggerito ai due curatori di dar vita a uno studio scientifico approfondito sull’intera collezione presente negli spazi di pertinenza dell’École, con particolare attenzione ad alcuni reperti del tutto inediti perché custoditi per svariati decenni nei depositi.

Fu proprio nel 1875 che l’allora direttore Auguste Geffroy espresse per primo il desiderio di creare un museo per l’École, progetto poi rimasto nel cassetto per un secolo e mezzo, ora finalmente disponibile a tutti, oltre che a ricercatori e studenti, in un allestimento suddiviso in sezioni: dalla storia legata al collezionismo e al mercato antiquario della Roma post-unitaria, ai primi risultati delle indagini archeologiche a Palestrina nel 1878, dal materiale ceramico donato da Augusto Castellani a un gruppo di sculture di età romana e cristiana, per finire con una particolare sezione di varie tipologie di materiale archeologico, che sottolinea la lodevole vocazione didattica dell’École.

Lo sguardo e lo spirito del progetto non sono solamente rivolti al passato: particolare attenzione è stata ugualmente rivolta al futuro della ricerca e della valorizzazione degli oggetti in mostra, che si presenta anche in una forma virtuale, con modelli 3D proiettati sotto forma di ologrammi, video su schermi e QR-code che danno accesso al catalogo online dei singoli oggetti.

Altra scelta di rilevante importanza è stata quella di lasciare intatta una parte dei reperti prelevati dai depositi che si presentano in mostra ancora velati dalle concrezioni terrose dello scavo.

Si tratta in prevalenza di sculture in terracotta che hanno già rivelato tracce del colore originale che veniva sopradipinto (il più delle volte per sottolineare l’incarnato).

Un ulteriore prezioso apporto alla conoscenza di una raccolta inedita, tutta da scoprire, in attesa del prossimo autunno che vedrà la pubblicazione di un volume monografico ricco di approfondimenti.

Un Museo per L’École mostra dedicata alla collezione archeologica dell’École française de Rome

  • École française de Rome –Piazza Farnese 67 / Piazza Navona, 62 -00186 Roma
  • 29 maggio – 20 dicembre 2024
  • Ingresso libero
  • Orari: Dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00, il sabato dalle 10.00 alle 13.00 – Chiusure eccezionali: sabato 29 giugno; da giovedì 8 agosto a domenica 25 agosto inclusi; venerdì 1°novembre; lunedì 11 novembre 2024

 

immagine per Maria Arcidiacono
+ ARTICOLI

Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *