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Dieci anni dalla riforma Franceschini, un bilancio.

Un gruppo di accademici, studiosi, ex-funzionari dei Beni culturali ha dato alle stampe, per i tipi di Scienze e Lettere, un prezioso volumetto: Dieci anni dopo. Riflessioni sparse sulla “riforma” Franceschini, a cura di Pier Giovanni Guzzo.

Oltre alla premessa di Tomaso Montanari e all’intervento del curatore, vi sono una decina di contributi a firma di: Emanuele Greco, Caterina Bon Valsassina, Luigi Malnati, Raffaella Poggiani Keller, Alessio De Cristofaro, Carlo Pavolini, Leonardo Bison, Irene Berlingò, Alfredo Balasco e Mirco Modolo.

Si tratta di un’analisi dettagliata e impietosa degli effetti della “Riorganizzazione del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo”, il provvedimento legislativo del 2014 meglio noto come “Riforma Franceschini”.

immagine per presentazione Fondazione Marco Besso - maggio 2025 da sin. Francesco Erbani, Pier Giovanni Guzzo, Emanuele Greco, Francesco Scoppola e Irene Berlingò
Presentazione Fondazione Marco Besso – maggio 2025 da sin. Francesco Erbani, Pier Giovanni Guzzo, Emanuele Greco, Francesco Scoppola e Irene Berlingò

Di riforme in materia di riassetto dei musei, degli uffici centrali e territoriali delle soprintendenze e più in generale della gestione del patrimonio culturale, se ne contano ben 15 nell’ultimo quarto di secolo («in media una ogni 20 mesi», sottolinea Emanuele Greco).

Gli autori e le autrici hanno svolto un lavoro attento di documentazione, arricchito sia dalla propria esperienza nella pubblica amministrazione, che da quel senso di responsabilità, misto a lungimiranza, che evidentemente – e fortunatamente – rimane cucito addosso a chi ha dedicato gran parte della propria vita alla tutela del patrimonio culturale italiano.

Dalla ricerca emerge che una fetta consistente di rappresentanti politici di ogni schieramento ha espresso nei decenni un palese fastidio nel rispetto delle norme di salvaguardia fissate dal 1939 in poi su queste tematiche.

Come ricorda Alfredo Balasco, il modello italiano della tutela, che si consolidò nel 1974 con la creazione del Ministero dei beni culturali e ambientali, fu preso ad esempio in tutto il mondo, ma aveva radici nel Rinascimento, con la nomina di Raffaello a Prefetto delle Antichità di Roma da parte di papa Leone X.

In molti hanno visto i prodromi della distorta interpretazione della valorizzazione, (mal-intesa come superamento dei criteri di tutela e a favore dello sfruttamento economico dei beni), a partire dalla definizione di “giacimenti culturali”, coniata nel 1986 dall’allora Ministro del Lavoro De Michelis e quello dei Beni culturali Gullotti.

Non che non ci fosse necessità di cambiamento; ha affermato infatti Montanari:

«il governo del patrimonio aveva bisogno di essere riformato…»

Precisando, però:

«…ma in direzione diametralmente opposta».

Si è partiti dalla necessità di risparmiare, puntando sulla possibile redditività dei Beni culturali e si è finito con il rivolgersi al privato, anziché restituire finalmente quel patrimonio alla cittadinanza per incrementare realmente la cultura.

Tra le denunce più ricorrenti, la tendenza alla spettacolarizzazione, soprattutto nell’ambito delle scoperte archeologiche (che talvolta avvengono in diretta).

Si sottolinea anche un’enfasi sulla valorizzazione, non intesa come invito alla fruizione del valore prezioso dei nostri beni archeologici, architettonici, storico-artistici e del paesaggio, bensì la messa a valore sotto il profilo meramente economico, attuando un vero e proprio mercantilismo dei beni culturali.

Altro nodo è stata la separazione tra Soprintendenze e musei del territorio, relegando le prime all’attività burocratica, aggravata dalla cronica assenza di personale, talvolta anche di spazi per i depositi, per non parlare dell’abbandono di alcune aree archeologiche (come denuncia Alfredo Balasco relativamente all’Alto Casertano).

Viceversa, alle grandi sedi museali ad autonomia speciale (diventati ormai 60, grazie anche all’ex ministro Sangiuliano), viene assegnata la prerogativa del business, ovvero la vendita di biglietti sempre più costosi o l’affitto di spazi per attività o eventi privati, spesso di grandi brand del lusso (Bulgari, Dior, D&G, Gucci, Valentino, etc., come rivela Leonardo Bison nel suo contributo).

Irene Berlingò si è assunta l’onere di riportare minuziosamente le cifre che evidenziano una progressiva diminuzione in termini di stanziamenti per la cultura a fronte di introiti tutto sommato modesti.

Solo i monumenti più celebri, come il Colosseo, vedono un progressivo incremento di vendite grazie all’impennata di ingressi, in una città sempre più ostaggio dell’iperturismo (dove si registra l’exploit del Pantheon nella classifica degli incassi grazie alla novità dell’ingresso a pagamento).

L’ultimo, ulteriore sfregio, questa volta al paesaggio, potrebbe rivelarsi il DDL 1372[1] in discussione al parlamento, come ha dichiarato Emanuele Greco alla presentazione del volume.

Per agevolare la realizzazione di opere pubbliche e snellire le procedure burocratiche, si propone di definire “obbligatorio e non vincolante” il parere delle Soprintendenze sui permessi d’intervento riducendo i tempi di risposta, alla scadenza dei quali scatterebbe il silenzio/assenso delegando ogni decisione all’Ente locale.

Sono stati presentati in Commissione i pareri delle associazioni interessate: da quelle d’impresa, favorevoli all’approvazione e al varo del disegno di legge, a quelle in difesa del patrimonio culturale e paesaggistico che esprimono la loro pressoché unanime contrarietà (FAI, Associazione Nazionale Archeologi, Associazione Dimore Storiche Italiane e altre: qui la documentazione acquisita dalla Commissione).

Le motivazioni, i suggerimenti, le correzioni sono espresse con chiarezza e sembra esserci totale sintonia con quanto troverete ampiamente illustrato (e denunciato) su questa piccola ma preziosa pubblicazione.

Ne suggeriamo la lettura perché è un compendio dettagliato di quanto è accaduto nell’ultimo decennio e un monito affinché si interrompa la deriva (auto)distruttiva di un patrimonio che, a parole, si definisce inestimabile, ma che, in tutta evidenza, viene sottoposto di fatto a mere valutazioni di natura monetaria.

immagine per copertina di Dieci Anni dopo. Riflessioni sparse sulla riforma franceschini
Dieci Anni dopo. Riflessioni sparse sulla “riforma” Franceschini, a cura di Pier Giovanni Guzzo

Info libro

  • Dieci anni dopo. Riflessioni sparse sulla “riforma” Franceschini
  • a cura di Pier Giovanni Guzzo
  • premessa di Tomaso Montanari
  • contributi di: Emanuele Greco, Caterina Bon Valsassina, Luigi Malnati, Raffaella Poggiani Keller, Alessio De Cristofaro, Carlo Pavolini, Leonardo Bison, Irene Berlingò, Alfredo Balasco e Mirco Modolo.
  • Scienze e Lettere Editore

Note

1.  Delega al Governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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