Astuta come il marito e tutt’altro che piccolo-borghese e desiderosa di tranquillità domestica, come affermava Gabriele D’Annunzio, Penelope, una delle grandi figure femminili dell’Odissea di Omero, è la protagonista di una mostra in corso a Roma, al Parco archeologico del Colosseo.

A cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni, il progetto si articola in due sedi: il Tempio di Romolo e le Uccelliere farnesiane. Sono oltre cinquanta le opere in mostra e abbracciano un arco temporale che va dall’arte antica (ad esempio, uno skyphos a figure rosse dal Museo Nazionale Etrusco di Chiusi) a quella contemporanea, come l’illustrazione di Giacomo Manzù per l’Odissea, tradotta da Salvatore Quasimodo e pubblicata nel 1977.
La mostra, oltre a un delicato omaggio a Maria Lai, che nella sua ricerca fece grande uso del materiale tessile, presenta un ricco ciclo di incontri dal titolo Esistere come donna, con interventi di docenti, critici e studiose di varie discipline, un corposo programma che ha già avuto in collegamento video un’ospite del calibro di Margaret Atwood.
Il percorso espositivo si snoda attraverso alcune tematiche che caratterizzano l’iconografia di Penelope e i vari momenti della sua vita: è raffigurata con gli strumenti della tessitura, spesso accanto al telaio, attraverso il quale riuscì a trarre in inganno i pretendenti con la celebre tela “perpetua”, o con il capo velato, a rappresentare non solo la modestia, ma anche la volontà di proteggersi dagli sguardi dei principi; la troviamo immersa nel proprio ricco universo onirico, dove talvolta la colloca Omero, che descrive nel dettaglio i suoi sogni, o infine, accanto al talamo nuziale, attorno al quale sfiderà lo stesso Ulisse (Odisseo per i greci) mettendolo alla prova.
È sorprendente il fascino che questa figura ha saputo esercitare nel corso dei secoli: nell’allestimento scenografico di Federica Parolini, che evoca la struttura del telaio e l’arte della tessitura, ci si perde tra le stampe, le sculture, i dipinti, a partire da quelli provenienti da Pompei, come l’affresco nel quale Euriclea riconosce Ulisse, al quadro tardo-cinquecentesco di Leandro Bassano, dove Penelope disfa la tela al chiarore di una fiaccola, o con un’illustrazione di Joseph Kuhn Régnier per la rivista “La Vie Parisienne” del maggio 1918, dove un’elegante e leziosa Penelope siede accanto all’immancabile telaio.
Non mancano i due fondamentali riferimenti al cinema: nel 1954, con Silvana Mangano e Franco Interlenghi nelle parti, rispettivamente, di Penelope e Telemaco in una pellicola diretta da Mario Camerini, e nel celebre film per la tv diretto nel 1968 da Franco Rossi, con la straordinaria Penelope dal volto fiero e sognante di Irene Papas.
Ma non dimentichiamo che la regina di Itaca, al di là delle sue virtù di donna saggia e fedele, dimostra grande forza e tenacia nel non voler cedere a un matrimonio forzato, nell’essere riuscita, lontano dalle guerre, a ricavarsi una stanza tutta per sé (come sottolinea la curatrice Alessandra Sarchi citando Virginia Woolf), arroccandosi magari, ma tenendo in scacco per lungo tempo le bramosie di quei principi invadenti.
L’invito a visitare la mostra si accompagna alla proposta di leggere (o rileggere) l’Odissea, il poema che contiene l’essenza dell’essere umano nelle sue innumerevoli sfaccettature che spesso si riflettono nel divino, in un Olimpo rissoso, con gelosia e benevolenza che si alternano, incursioni nei sogni dei mortali e tifoserie molto terrestri. Omero ci rivela la vita degli uomini del suo tempo e di tutti i tempi: la guerra, la vendetta, l’avidità, l’esercizio spietato del potere, ma anche la lealtà dell’amicizia, la sacralità dell’ospite, che, chiunque fosse e da qualsiasi luogo provenisse, doveva essere accolto e rifocillato, la commozione di padre e figlio che si ritrovano (…un desiderio di pianto era sorto in entrambi), e la saggia intelligenza di Penelope.
Non ci sono più gli dei, pieni di difetti come noi, a istigarci, ad ammonirci, a salvarci dal mare in tempesta a patto che gli sacrificassimo doni. Penelope voleva la pace, e Atena, la dea armata di tutto punto e dagli occhi lucenti, più alta la fece, più grande; la fece più bianca dell’avorio tagliato per affrontare meglio le insidie.
La guerra finì, ma a un prezzo altissimo per tutti: dopo aver compiuto una strage sanguinosa nel suo palazzo, Ulisse fu costretto ad affrontare l’ultima prova davanti alla moglie che dopo tanta attesa, lo sfidava, fingendo di non riconoscerlo.
Finalmente si riabbracciarono, l’eroe resistette un po’, poi spiegò le vele e ripartì nuovamente per seguir virtute e canoscenza, come scrisse Dante molti secoli dopo. Ma anche per l’eternamente paziente Penelope il mito epico della Telegonia disegnò in seguito un destino diverso: lontano dall’isola di Itaca e con il dono dell’immortalità.
Info mostra Penelope
- a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni
- Roma, Parco archeologico del Colosseo
Mostra al Tempio di Romolo e alle Uccelliere farnesiane
- Fino al 12 gennaio 2025
- Orari: Tutti i giorni *
- fino al 30 settembre 9.00 – 19.15 – dal 1 al 26 ottobre 9.00 – 18.30 – dal 27 ottobre al 12 gennaio 9.00 – 16.30 – Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura – Chiuso 25 dicembre e 1° gennaio
* I siti dove è allestita la mostra hanno i seguenti orari:
- 9.00 – 18.10 fino a ottobre
- 9.00 – 16.10 da novembre in poi
- Per info e biglietti: www.colosseo.it
Il ciclo di incontri Esistere come donna si svolgerà presso la Curia Iulia nel Foro Romano.
- Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su eventbrite.it
- Info e aggiornamenti: colosseo.it | electa.it | fondazionefondamenta.it
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).


















2 risposte
grazie !!
testo chiaro ed esaustivo.
Un sapiente invito a visitare la mostra !!
La ringrazio molto per le sue parole di apprezzamento, sono davvero lieta che le sia piaciuto. D’altro canto, lo scopo di artapartofculture è proprio quello di incuriosire, spingere all’approfondimento, proporre riflessioni.