Leonòr Fini, Maria Lupieri, Maria Mèlan, Anita Pittoni e Miela Rèina sono cinque artiste che nel Novecento delle avanguardie hanno animato la vita culturale triestina e alle quali è dedicata una mostra a Magazzino 26, nell’area del Porto Vecchio del capoluogo friulano.
La rassegna, dal titolo L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo, a cura di Marianna Accerboni, aveva già fatto tappa a Bruxelles presso l’Istituto Italiano di Cultura nel 2024, ma viene qui proposta in una versione ampliata, con più di 220 opere che, oltre ai lavori delle artiste, comprende anche lettere, documenti, libri, gioielli, profumi, accessori e materiali d’archivio.

Al centro del progetto c’è proprio la città di Trieste e il suo milieu culturale della prima metà del Novecento, quando si potevano incontrare figure del calibro di Umberto Saba, Italo Svevo o James Joyce, e dove i nuovi linguaggi della modernità provenienti dalle grandi capitali europee trovavano l’ambiente ideale.
In un contesto internazionale così aperto e creativo, le protagoniste della mostra videro la possibilità di sviluppare il proprio talento, ciascuna dando vita ad un proprio percorso che la mostra caratterizza e illustra pienamente nelle sue specificità.
Si può partire dalla personalità poliedrica di Leonor Fini, che prima di trasferirsi a Parigi nel 1931, a ventiquattro anni, trascorse a Trieste gli anni formativi, quando la città era il crocevia di nuovi fermenti culturali e iniziò a sviluppare le sue grandi capacità creative non solo nella pittura, ma anche nella scrittura, nella scenografia e nei costumi teatrali.
Maria Lupieri ebbe contatti con i grandi protagonisti della cultura italiana, tra i quali Eugenio Montale e Carlo Levi, abbracciò anche lei l’attività di scenografa ed ebbe un prestigioso incarico nel 1927 al Teatro della Scala. Maria Melan si laureò in Architettura a Venezia, collaborò con Carlo Scarpa e lavorò molto anche come pittrice e illustratrice.
Anita Pittoni si dedicò al teatro lavorando come costumista e collaborando con Anton Giulio Bragaglia. A queste attività unì la passione per la scrittura e per l’editoria dando vita a una casa editrice, Lo Zibaldone.
L’importanza del talento di Miela Reina si misura con ciò che disse di lei Gillo Dorfles, definendola «la sola artista dell’area giuliana ad aver creato un’opera non solo degna di essere ricordata e studiata, ma di essere considerata come una solitaria e inimitabile avventura della fantasia».
Informazioni L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo
- a cura di Marianna Accerboni
- Sala Carlo Sbisà – Magazzino 26 – Porto Vecchio di Trieste
- fino al 27 settembre 2026
- Mostra promossa e realizzata da Associazione Foemina APS, Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo con il contributo di Fondazione CRTrieste e delle Fondazioni Benefiche Casali ETS
- Maggiori dettagli e informazioni, anche sul ricco programma di eventi collaterali che andrà avanti per tutta l’estate, sono disponibili sul portale turistico del Comune di Trieste
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
- Maria Arcidiacono
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