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Giubileo senza papa, 1350. Mostra al Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano

di Maria Arcidiacono

Ci sarà tempo fino al 1° febbraio 2026 per visitare 1350. Il Giubileo senza papa, la mostra a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor, in corso presso i Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali.

Un grande progetto espositivo che ruota attorno all’indizione del secondo giubileo della storia della Chiesa.

Tra i protagonisti della mostra, troviamo Bonifacio VIII Caetani, il papa che nel 1300 proclamò il primo Anno Santo. La sua famiglia era proprietaria del castello delle Milizie, l’edificio fortificato che nel medioevo aveva inglobato proprio i Mercati di Traiano – la scelta dello spazio espositivo da parte dei curatori non è stata casuale – la cui Torre resta ancora oggi testimonianza di quella fase storica.

immagine per Bonifacio VIII nella loggia delle benedizioni -riproduzione del disegno di M. Barosso da Instrumenta Translationum di J. Grimaldi
Bonifacio VIII nella loggia delle benedizioni – riproduzione del disegno di M. Barosso da Instrumenta Translationum di J. Grimaldi

La mostra offre l’occasione di sottolineare l’esistenza di un consolidato errore interpretativo di un’opera conservata presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Si tratta del dipinto del 1590 tratto dall’Instrumenta Translationum di Jacopo Grimaldi – presente in mostra attraverso una riproduzione del disegno acquarellato di Maria Barosso – raffigurante l’affresco perduto con Bonifacio VIII nella loggia delle benedizioni in Laterano. Non si tratterebbe, quindi, di una rappresentazione della proclamazione del Giubileo, ma, viceversa, della presa di possesso del Laterano, cerimonia altrettanto importante e significativa che concludeva il rito di insediamento del nuovo pontefice.

Dopo soli nove anni dal primo giubileo lo scenario nell’Urbe era profondamente cambiato: com’è noto, la nuova sede papale era stata trasferita ad Avignone (dove si avvicendarono pontefici di nazionalità francese fino al 1377) e lo spostamento diede luogo a un diffuso senso di smarrimento – e di disappunto – tra i fedeli romani.

immagine per Palazzo papale ad Avignone - modello in scala
Palazzo papale ad Avignone – modello in scala

Nel 1342, con l’elezione di Clemente VI al soglio pontificio, il Comune di Roma inviò ad Avignone, in qualità di ambasciatori, Stefanuccio Colonna e Francesco Orsini, con la richiesta di ripristinare la sede pontificia a Roma e di proclamare un nuovo giubileo nel 1350; all’appello si accompagnava la proposta di ridurre, da allora in avanti, l’intervallo tra un giubileo e un altro da un secolo a cinquant’anni.

Ad aderire all’iniziativa diplomatica, recandosi ad Avignone per conto proprio, in rappresentanza del popolo romano, ci fu anche Cola di Rienzo, protagonista della vita politica romana della metà del XIV secolo. La sua parabola ascendente, la conquista del potere, il favore delle folle e la tragica caduta finale affascinarono secoli dopo gli uomini del Risorgimento che ne esaltavano una certa laicità e la volontà di rafforzare la rappresentatività del popolo e del Senato.

La mostra sottolinea la sua grande passione per la storia antica e per le epigrafi latine, come dimostra una delle due opere ottocentesche in mostra, quella del 1829, di Pelagio Pelagi, raffigurante Cola di Rienzo intento a illustrare ai Romani le antiche epigrafi; l’altra, del 1884, è di Ettore Roesler Franz e raffigura la cosiddetta Casa di Cola di Rienzo.

Cola si trattenne in Francia per un po’, lì ebbe modo di ricevere il sostegno di Clemente VI alla causa in difesa di Roma, e di conoscere Francesco Petrarca, con il quale non solo condivise la passione per l’Urbe, ma anche la necessità di salvarla dall’abbandono.

Il poeta, che dedicò numerose pagine e svariate lettere indirizzate al papa, denunciando lo sfacelo della città, è presente in mostra con un busto in marmo realizzato dallo scultore Carlo Finelli nel 1815 e conservato nella Protomoteca dei Musei Capitolini; nella stessa sala, anch’esso proveniente dai Musei Capitolini, il Globo di bronzo dorato, un tempo collocato sulla sommità dell’Obelisco Vaticano, che, secondo le notizie riportate nei Mirabilia Urbis Romae (tra le fonti più consultate da Francesco Petrarca) avrebbe contenuto le ceneri di Giulio Cesare.

immagine per 1350. Il Giubileo senza papa - Carlo Finelli, Busto di Francesco Petrarca, 1815 - Globo in bronzo dorato, già sulla sommità dell'Obelisco Vaticano
Carlo Finelli, Busto di Francesco Petrarca, 1815 – Globo in bronzo dorato, già sulla sommità dell’Obelisco Vaticano

Il percorso espositivo offre informazioni sugli avvenimenti drammatici che precedettero il secondo Giubileo: la Peste Nera che nel 1348 si diffuse nella penisola e poi nel resto d’Europa e il forte terremoto nell’autunno dell’anno successivo, che causò danni ingenti a diversi monumenti e privò della sommità – mai più ricostruita – alcune torri, come quella delle Milizie e quella dei Conti.

Quest’ultima, com’è noto, è stata disgraziatamente colpita di recente da un disastroso crollo che è costato la vita a Octay Stroici, 66 anni, uno degli operai al lavoro nel cantiere di restauro. E questo, se è permessa una brevissima digressione, dovrebbe spingere a una riflessione condivisa innanzi tutto sulle procedure contrattuali che vedono persone in età pensionabile costretti a lavori rischiosi e usuranti, ma anche sulla necessità urgente di equilibrio tra criteri di tutela (che dovrebbero essere sistematici e diffusi) e quelli di valorizzazione (che fagocitano la maggior parte dei finanziamenti a vantaggio di monumenti ultra frequentati e sfruttati anche in maniera inopportuna).

Per tornare al nostro percorso espositivo, nella Grande Aula sono presenti oggetti che raccontano la vita quotidiana nella città medievale: lastre tombali, iscrizioni, cippi in marmo trasformati in strumenti per la misurazione del vino o dell’olio (con lo stemma dei Caetani), o rocchi di colonne, come quello utilizzato per la misurazione delle granaglie. Quest’ultimo è provvisto di protomi leonine, a rammentarci che, prima della lupa capitolina, il simbolo di Roma era il leone, come si può osservare nella riproduzione della pianta di Roma contenuta nel codice tardo-duecentesco Liber Ystoriarum Romanorum.

Grande spazio è stato dato ai pellegrini, la cui iconografia è facilmente individuabile grazie all’abito corto, al bastone, alla bisaccia; potrebbe difatti essere un pellegrino l’uomo raffigurato accanto alla moglie nella scultura in pietra arenaria proveniente dal Musée Lorrain di Nancy, datata al XII secolo e interpretata come Ritorno del crociato. In mostra sono presenti le insegne, piccoli oggetti in metallo che dimostravano l’avvenuto pellegrinaggio presso i santuari e le tombe dei santi.

immagine per 1350. Il Giubileo senza papa - Ritorno del crociato - scultura in pietra arenaria - Musée Lorrain di Nancy - XII secolo
Ritorno del crociato – scultura in pietra arenaria – Musée Lorrain di Nancy – XII secolo

Una delle sezioni più affascinanti è quella dedicata alla Veronica, reliquia assai venerata nella basilica di San Pietro in Vaticano e meta importantissima di devozione nei pellegrinaggi, alla quale persino Petrarca, in un sonetto tra il sacro e il profano, dedicò dei versi («Movesi il vecchierel canuto et biancho … » Francesco Petrarca, Canzoniere – sonetto XVI).

Tra le monete e i sigilli in mostra (due denari provisini relativi al Tribunato di Cola di Rienzo e tre bullae a sigillo di documenti papali emesse nel periodo Avignonese, tutte provenienti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana), spicca un ducato in oro emesso dal Senato proprio nel 1350 con l’immagine della Veronica. Riconducibile allo stesso anno è una scultura in pietra calcarea di Santa Veronica; proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Digione, è uno splendido esempio di arte borgognona e conserva tracce di policromia.

immagine per 1350. Il Giubileo senza papa - Santa Veronica - scultura in pietra calcarea - 1350 - Musée des Beaux-Arts di Digione
Santa Veronica – scultura in pietra calcarea – 1350 – Musée des Beaux-Arts di Digione

A conclusione del percorso non poteva mancare un riferimento al tanto atteso ritorno del pontefice a Roma, con protagonista un’altra figura straordinaria del tempo: santa Caterina da Siena, che tanto si impegnò nell’opera di convincimento nei confronti di papa Gregorio XI; anche qui però assistiamo ad un’iconografia consolidata di un episodio che in realtà non si è mai verificato, ossia Santa Caterina che accompagna il pontefice nel suo rientro a Roma, qui proposta in un dipinto del 1769 circa, di Laurent Pécheux custodito dalla Venerabile Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena a Roma.

immagine per 1350. Il Giubileo senza papa - Laurent Pécheux, Santa Caterina da Siena accoglie papa Gregorio XI 1769 circa (© Venerabile Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena a Roma)
Laurent Pécheux, Santa Caterina da Siena accoglie papa Gregorio XI 1769 circa (© Venerabile Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena a Roma)

La mostra svela un panorama inedito della Roma del XIV secolo, con uno sguardo attento sull’antico, che, benché ormai inglobato nelle successive trasformazioni della città, aveva ancora voce tra i contemporanei di Cola di Rienzo e di Francesco Petrarca, grandi appassionati dell’Urbe e inconsapevoli che per motivi differenti, avrebbero lasciato anch’essi un’importante traccia nella storia.

Le numerose opere e l’apparato didattico ricco di informazioni suggeriscono approfondimenti, lasciano porte spalancate per scoprire luoghi, protagonisti ed episodi forse poco conosciuti di Roma, ma molto significativi nel racconto complessivo della sua lunga storia.

Informazioni: 1350. Il Giubileo senza papa

  • fino al 1° febbraio 2026
  • a cura di: Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor
  • mostra promossa da: Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
  • Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali – via Quattro Novembre, 94 – 00187 Roma
  • dal lunedì alla domenica 09:30-19:30 – ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
  • contatti: tel. 060608 (tutti i giorni 09:30-19:30) – www.museiincomuneroma.it; www.zetema.it
immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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