Ricavato da un mulino, del quale conserva parte dei macchinari, il MUBA – Museo della Bonifica di Arborea rappresenta uno dei progetti a forte vocazione didattica utili per comprendere la storia, forse poco conosciuta, del comune sardo in provincia di Oristano e quella delle trasformazioni dell’intera Piana di Terralba a partire dall’inizio del secolo scorso.
La documentazione parte con la storia dell’impresa di bonifica e degli interventi architettonici nel vasto territorio (circa 9000 ettari) che doveva, secondo gli intenti della Società Bonifiche Sarde, sottrarre l’area al flagello della malaria per trasformarla in territorio agricolo altamente produttivo.

Il processo, iniziato nell’epoca liberale postunitaria, ebbe una svolta vigorosa nel principio del ventennio fascista, con un’adesione totale agli ambiziosi programmi del regime che portò all’iniziale denominazione, fino al 1930, di Villaggio Mussolini, per divenire successivamente Mussolinia di Sardegna.
Nel febbraio 1944, il comune assunse il nome di Arborea, dall’omonima regione corrispondente all’antico giudicato medievale.
Il museo offre un’interessante sezione archeologica che documenta la necropoli di S’Ungroni, il pozzo votivo dell’area sacra di Orri e una cospicua serie di reperti, dall’epoca nuragica a quella romana, raccolti durante i lavori di bonifica.
Ma il cuore del museo è la sezione storica, che illustra le biografie dei protagonisti (ingegneri, architetti, avvocati, industriali, etc. …) che si avvicendarono nella direzione delle imprese di bonifica e nelle opere edilizie, seguendo i propri orientamenti imprenditoriali e, nel caso di ingegneri e architetti, la propria grammatica costruttiva.
Spaziando dall’ecclettismo dell’architetto Carlo Avanzini (1882-1932) che dopo la 1a guerra mondiale lavorò nello studio romano di Gino Coppedè e realizzò ad Arborea l’ospedale (oggi una RSA che ancora porta il suo nome), al gusto ancora barocchetto dell’Idrovora di Luri, costruita nel 1934 dall’ingegnere Flavio Scano (1896-1952) che passò, l’anno successivo, alle forme più rigorose dell’Idrovora di Sassu.
Non manca ad Arborea il severo razionalismo tipico degli edifici pubblici fascisti: la torre littoria, la casa del balilla e quella del fascio, progettate dall’ingegnere romano Giovanni Battista Ceas (1894-1975).
Le cronache ufficiali del tempo sono intrise di clamore propagandistico, il regime mussoliniano si era già reso protagonista del completamento di alcune opere di bonifica in territori paludosi, prevalentemente nel centro-nord.
L’intento, che appariva meritorio, era quello già attuato nelle politiche dei decenni precedenti: sconfiggere la malaria e dare impulso all’autosufficienza e alla competizione economica dell’Italia, ma la realizzazione di queste grandi opere in terra sarda, anche per via delle modalità attraverso le quali furono condotte le progressive colonizzazioni delle terre bonificate, non sempre ebbero gli auspicati benefici che le popolazioni provenienti da Veneto, Friuli, Emilia Romagna e Toscana si aspettavano.
Uno dei meriti di questo piccolo museo è quello di aver investito nella continua ricerca, offrendo opportunità di approfondimento, attraverso convegni e iniziative didattiche.
In una delle sale del museo, è possibile sfogliare, in edizione anastatica, Brigata Mussolinia, il notiziario mensile della Società Bonifiche Sarde, che, sebbene appesantito dalla scontata retorica fascista, rappresenta comunque una documentazione preziosa e interessante per scoprire i flussi della migrazione e quanto questi incisero nella trasformazione demografica del territorio.
È stato infine, attraverso le ricerche condotte da studiosi e docenti universitari, come ad esempio Maria Luisa Di Felice, relatrice di un convegno ospitato dal museo qualche anno fa, incentrato sui temi della mobilità, delle migrazioni e delle città di fondazione nella Sardegna contemporanea, (Di Felice M. L., “Eravamo come schiavi”. Famiglie contadine a Mussolinia-Arborea: fonti orali e dinamiche socio-economiche, in «Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea» n. 10, 2022) che è stato possibile conoscere la dura realtà mezzadrile dei coloni, le cui condizioni di vita nei poderi non furono così piacevoli come venivano entusiasticamente raccontate dagli organi ufficiali.
Soprattutto inizialmente, quando il vento e la sabbia della zona palustre resero difficile l’impianto delle coltivazioni, e poi la malaria, che non veniva adeguatamente combattuta nelle strutture sanitarie del posto, dipendenti anch’esse dalla Società delle Bonifiche Sarde.
Per molti, fu di fatto una vera e propria lotta per la sopravvivenza economica, con il lavoro mezzadrile che imponeva grossi limiti alle libere scelte di coltivazione e allevamento, per non parlare dell’emarginazione da parte delle famiglie sarde che risiedevano nel nuovo centro abitato e discriminavano i nuovi arrivati provenienti dal continente venuti a colonizzare le loro terre.
Fu per questa serie di ragioni che in molti, negli anni ’50, anche di fronte alla possibilità di riscattare i terreni, abbandonando il duro lavoro mezzadrile, scelsero di lasciare la Sardegna e di tornare nelle regioni settentrionali d’origine, dove l’industria che si andava sviluppando offriva garanzie di salario e opportunità economiche e di vita migliori.
Fu allora che le famiglie contadine sarde andarono nei poderi lasciati dai coloni e subirono inizialmente una discriminazione contraria, perché in quelle terre, tra chi era rimasto si parlava ormai prevalentemente in veneto.
Arborea ha sviluppato nel tempo la propria capacità di integrare le diverse realtà presenti nel territorio, conserva tuttora la vocazione produttiva che ebbe all’inizio del secolo scorso e, come afferma Maria Luisa Di Felice, «(…) il vissuto dei contadini della piana di Terralba offre uno spaccato originale sulle capacità sociali e pragmatiche che hanno le società di costruire forme di convivenza e d’inclusione», ne sono testimonianza svariate iniziative volte a valorizzare la memoria dell’intera comunità.
Della città di fondazione restano le architetture di servizio, la chiesa, i villini destinati alle rappresentanze societarie e istituzionali, i poderi, alcuni dei quali estremamente curati e restaurati anch’essi, mantenendo colori e caratteristiche originali.
Il museo ha il grande merito di mantenere vivo l’interesse per la storia dell’intero territorio, senza trascurare, oltre le luci, anche le ombre che accompagnarono le profonde trasformazioni del suo paesaggio agricolo e, soprattutto, del suo contesto umano e sociale.
Info MUBA Museo della Bonifica di Arborea
- Corso Italia, 24 – Arborea (OR)
- www.comune.arborea.oristano.it – www.museoarborea.it
- per info e visite guidate: 0783 802005
- muba@comunearborea.it

Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
























2 risposte
Buongiorno, ho visitato il vostro interessante sito, se possibile avere delle notizie nella vostra sezione storica riguardante Giacomo Pellizzari, a capo delle Officine Elettromeccaniche Pellizzari di Arzignano (VI), mio nonno da parte materna, che costruì e installo’ pompe idrovore alla idrovora di Luri e a quella di Sassu, dove sono ancora funzionanti da oltre 90 anni, ho visto il filmato su rainews delle giornate Fai di primavera di quest’anno, bellissimo, il nonno era molto amico dell’ Ing. Giulio Dolcetta, Presidente della Società delle bonifiche sarde, grazie e cordiali saluti, Roberto Negri
Gentile Roberto,
grazie per il suo commento e per aver condiviso questo prezioso frammento di storia familiare.
La figura di Giacomo Pellizzari e il contributo delle Officine Elettromeccaniche di Arzignano alla realizzazione delle idrovore di Luri e Sassu meritano senz’altro di essere approfonditi.
Per informazioni sulla documentazione conservata nella sezione storica, le suggerisco di contattare direttamente il MUBA – Museo della Bonifica di Arborea, che oltre a promuovere iniziative di ricerca su questi temi nella propria sede, potrà orientarla al meglio:
muba@comunearborea.it – 0783 802005
Cordiali saluti a lei,
Maria Arcidiacono