Per alcuni giorni la spiaggia di Aspri Ammos, sull’isola di Othonoi nella Grecia nord-occidentale ha avuto due antichissimi visitatori armati di lancia che sembravano scesi da una di quelle pitture rupestri preistoriche con scene di caccia. Ma anziché mirare agli animali le loro armi rudimentali erano puntate contro la sagoma di una piattaforma estrattiva.
Stiamo parlando dell’opera dal titolo The Hunt realizzata nel mese di luglio dall’artista greco The Krank.
Esprimendosi attraverso interventi di land art e installazioni nello spazio pubblico, l’autore contribuisce a trasformare dei luoghi reali in spazi di riflessione collettiva, ponendo spesso al centro tematiche sociali e, come in questo caso, di carattere ambientale.
L’installazione, di breve durata, solo il tempo necessario per poterla documentare, si estendeva per circa 500mq ed è stata creata usando delle sagome di geotessile nero con i ciottoli bianchi della spiaggia a marcare il bordo delle figure.
Per poterla apprezzare era necessaria una visione dall’alto che documentasse le fasi esecutive dell’opera con immagini riprese da un drone (qui il video: https://vimeo.com/1212399737).
Il tutto è decisamente suggestivo: rappresenta un’irruzione paradossale da un passato assai remoto in un paesaggio dalla bellezza incontaminata; due figure dalle linee essenziali, armate presumibilmente di selce appuntita, che affrontano in modo del tutto insensato, un manufatto industriale purtroppo esistente: il pozzo Asopos-1A relativo al progetto Block 2.
Ma c’è una sproporzione tra le grandi dimensioni dei due cacciatori a fronte della piattaforma decisamente più piccola: suggerisce non tanto la distanza fisica di quest’ultima (circa 10 km dall’installazione) quanto l’invito a non farsi condizionare dall’apparente inappropriatezza di armi primitive a fronte di un apparato complesso creato dall’essere umano moderno.
Forse i cacciatori giganteggiano rispetto ai predatori che perforano il fondale marino alla ricerca di gas perché rappresentano le presenze ancestrali di chi ancora abita quei luoghi e vuole difenderli dalle trivellazioni.
A questo proposito vale la pena ricordare che The Hunt si inserisce in un piano più ampio di difesa ambientale dell’area, che non è solo di straordinaria bellezza per il mare cristallino color turchese e per i ciottoli bianchissimi che la caratterizzano, ma anche perché è abitata da molte specie a rischio (balene, delfini, le tartarughe Caretta caretta e soprattutto la foca monaca che sceglie le grotte marine poco distanti per partorire).
Secondo le associazioni ambientaliste, l’attività estrattiva provocherebbe forti onde sismiche che avrebbero un impatto estremamente negativo sull’ecosistema marino e violerebbero peraltro un quadro normativo che paradossalmente la Grecia sostiene di voler rafforzare a tutela di siti come questo, definiti di importanza comunitaria e sottoposti a protezione speciale.
Per approfondire il progetto, vedere per esempio la documentazione fotografica completa, il video drone, o conoscere meglio il lavoro di The Krank, si può consultare la newsroom ufficiale del progetto, disponibile anche in italiano, che raccoglie sia la scheda tecnica dell’opera che la biografia dell’artista.
Newsroom ufficiale: https://sites.google.com/view/thehunt-newsroom/italian

Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).















