Il 2024 volge al termine, ma le celebrazioni per il centenario della nascita del Surrealismo proseguiranno ancora per un po’, e visitare anche una sola delle mostre in corso sarà come ripercorrere le tappe di questa avanguardia rivoluzionaria e scoprire come seppe svilupparsi spaziando tra i vari linguaggi delle arti visive, dalla pittura al cinema, e nella letteratura.
Vanno sicuramente segnalate le esposizioni internazionali, cominciando da Parigi, la città che vide nascere il Surrealismo con la pubblicazione nel 1924 del celebre Manifesto, e che ospita già una grande mostra presso il Centre Pompidou, curata da Didier Ottinger e Marie Sarré e visitabile fino al 13 gennaio 2025.
In Inghilterra, a Wakefield, nello Yorkshire, presso il museo Hepworth, una mostra dal titolo Forbidden Territories in programma fino al 21 aprile 2025, con opere di Dalí, Agar, Miller e Max Ernst, insieme a quelle di artisti contemporanei che hanno scelto di proseguire sulla scia del surrealismo storico con una propria e odierna chiave di lettura.

But Live Here? No Thanks: Surrealism + Anti-Fascism è stata inaugurata lo scorso ottobre ed è visitabile fino al 2 marzo 2025 al Museo Lenbachhaus di Monaco; incentrata sul pensiero e l’azione surrealisti e la militanza che caratterizzò la vita di molti suoi protagonisti, racconta la loro strenua opposizione, tra arte e politica, ai partiti e ai governi totalitari in Europa e nel mondo.
Passando al panorama italiano e ai rapporti tra gli esponenti del Surrealismo e l’Italia, segnaliamo il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino che fino al 2 marzo 2025 ospiterà Giorgio de Chirico 1924, dedicata all’artista considerato un precursore del surrealismo dallo stesso fondatore del movimento, André Breton.
Imperdibile anche l’altra grande mostra alla Fondazione Magnani Rocca di Parma dove c’è tempo fino al 15 dicembre per visitare Il Surrealismo e l’Italia, a cura di Alice Ensabella, Alessandro Nigro e Stefano Roffi, con opere, tra gli altri, di René Magritte, Salvador Dalì, Joan Mirò, Marcel Duchamp, Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Fabrizio Clerici, Leonor Fini ed Enrico Baj.

Proprio a quest’ultimo grande pittore e scultore è dedicata la mostra nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale di Milano che proseguirà fino al 9 febbraio 2025. Una cinquantina le opere dell’artista milanese, tra le quali spicca la grande installazione del 1972, I Funerali dell’anarchico Pinelli una riflessione/denuncia di Baj sulla tragica morte, a Milano, del partigiano Giuseppe Pinelli, ingiustamente accusato nel dicembre 1969 di essere implicato nella strage di piazza Fontana.
Altra mostra monografica è quella visitabile fino al prossimo 23 marzo 2025 a Venezia, presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dedicata a Roberto Sebastiàn Matta.

Tuttavia, per uno sguardo inedito e avvincente sui rapporti tra il poeta-critico d’arte Édouard Jaguer (1924-2006) e i protagonisti dell’arte italiana tra surrealismo e informale, suggeriamo un recente saggio dal ricco apparato iconografico: Édouard Jaguer, “Phases” e l’Italia, dello studioso Giuseppe Di Natale, pubblicato da L’Erma di Bretschneider.
Nato Édouard Petit, nello stesso anno del surrealismo e giovane frequentatore delle più note personalità del movimento, a partire dallo stesso Breton, Jaguer intrattenne con esponenti del mondo dell’arte italiana una fitta corrispondenza, un corposo carteggio, che Di Natale ha rigorosamente raccolto ed esaminato.
Baj, Capogrossi, Novelli, Perilli erano alcuni degli artisti italiani con i quali Jaguer interloquiva nel secondo dopoguerra: decine di lettere, zeppe di informazioni, considerazioni e apprezzamenti reciproci sui rispettivi progetti espositivi.
Ci furono anche vivaci scambi di idee con il giovane critico Enrico Crispolti che, come rammenta Di Natale:
«(…) recettivo e attento a ogni trasformazione in atto, era particolarmente interessato al passaggio tra surrealismo e informale, cerniera fondamentale tra l’avanguardia e l’attualità del contemporaneo, e Jaguer era il miglior tramite per comprenderne i passaggi».
Le lettere registrano anche un intensificarsi di comunicazioni verso la fine degli anni Cinquanta per una mostra che avrebbe visto protagonisti, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, alcuni artisti vicini alle riviste Phases (diretta da Jaguer) e L’Esperienza Moderna (fondata nel 1957 da Gastone Novelli e Achille Perilli).
Un progetto che sarebbe stato certamente significativo per la cultura contemporanea, ma che non si realizzò mai.
Nonostante la mostra fosse stata già calendarizzata da Palma Bucarelli, fu proprio la celeberrima direttrice, non potendo garantire il necessario supporto economico per le spese di trasporto, assicurazione delle opere e catalogo, a causare il ritiro di Édouard Jaguer dal progetto: non voleva che fossero artisti e curatori a finanziarlo di tasca propria.
Cosa rimane di quella stagione di grande scambio e fermento per la ricerca di una «unità culturale europea» – come la definiva Giulio Carlo Argan – nel secondo dopoguerra?

Forse ripercorrere le modalità attraverso le quali si mossero le avanguardie può ancora insegnarci qualcosa; allora potrebbero restare valide le parole del critico letterario e poeta surrealista Jean-Louis Bédouin:
«se sono in molti allora a scoprire il surrealismo, non è affatto per ‘nostalgia’ di un passato che non hanno vissuto. Al contrario è perché il surrealismo gli sembra, anche se in modo confuso, ben più attuale di tutto ciò che si proclama rumorosamente tale».
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).















