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ACEA Heritage a Roma. Spazio museale nella sede dell’azienda municipale.

Edifici di grande pregio architettonico, opere d’arte, documenti d’archivio, fotografie, beni librari e altro ancora: a partire dal 2001 l’associazione Museimpresa ha messo in rete il patrimonio di alcune tra le più note aziende italiane, operanti in svariati settori merceologici e industriali. Stiamo parlando di oltre 150 archivi e musei aziendali e di grandi collezioni, meno conosciute di quelle istituzionali, ma con scopi simili, come quello di «favorire lo scambio e la diffusione di conoscenze e di esperienze tra la comunità museale, le imprese, le istituzioni culturali e il grande pubblico».
In linea con i principi dell’associazione e con la supervisione dell’Unità Iniziative Culturali di Acea, guidata da Sabrina Fiorino, nel tempo record di sei mesi è stato inaugurato a Roma ACEA Heritage, un grande spazio museale nella sede dell’azienda municipale per l’approvvigionamento idrico ed energetico della Capitale a piazzale Ostiense.

 

immagine per ACEA Heritage - allestimento mostra -sito web Museimpresa
ACEA Heritage – allestimento mostra -sito web Museimpresa
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ACEA Heritage – Materiale d’epoca – in basso la lampada xeno Osram – sito web Museimpresa

Pannelli esplicativi che restituiscono buona parte dei 116 anni di storia aziendale, ricostruita grazie all’accurata ricerca condotta dalla società di servizi archivistici Memoria, con Nicoletta Valente che ha coordinato il gruppo di lavoro formato da Michele De Lucia, Emma de Pasquale, Irene Ranaldi, Elena Sasso D’Elia e con il contributo di Matilde Migliorini.

Il racconto comincia dal referendum del 1909 promosso dal sindaco Nathan – che riteneva necessario municipalizzare la gestione dei servizi pubblici della nuova Capitale d’Italia – a seguito del quale, con il risultato plebiscitario dell’oltre 98% di voti a favore, nacque l’A.E.M. (Azienda Elettrica Municipalizzata), la futura Acea.

Si prosegue poi con il periodo fascista e il racconto per immagini della celebre “giornata particolare”, quella della visita di Adolf Hitler in Italia nel maggio del 1938.

L’azienda ha recuperato oltre 120 fotografie che mostrano l’apparato scenografico approntato dall’allora AGEA (Azienda Governatoriale Elettricità e Acque, così si chiamò dal 1936 al 1944) con un’illuminazione straordinaria di bracieri di luce, fasci littori ed aquile imperiali che dovevano impressionare l’ospite e mostrargli una città con gli emblemi del passato che doveva altresì presentarsi proiettata nel futuro (naturalmente ‘sfuggirono’ alle inquadrature ufficiali tutte quelle scenografie e finte impalcature che coprivano il cantiere non ancora concluso della stazione Ostiense).

Al termine del secondo conflitto mondiale la popolazione di Roma era giunta a un milione e mezzo di abitanti, le fonti dell’Acqua Marcia e dell’Acqua Vergine non erano più sufficienti, si procedette quindi alla realizzazione dell’acquedotto del Peschiera, che era già previsto all’epoca della giunta di Nathan come integrazione all’approvvigionamento idrico della città e per il quale, nel piano industriale dell’azienda, è attualmente previsto un considerevole ampliamento (molto contestato dai movimenti ambientalisti).

Ma il cuore della mostra è rappresentato dall’edificio di piazzale Ostiense e dalle sue fasi costruttive: a cominciare dal plastico del 1956 che rappresenta accuratamente (era addirittura prevista l’illuminazione interna del modello) il progetto elaborato dall’ufficio tecnico di ingegneri e personale specializzato interno all’azienda.

Nel percorso si prosegue con l’apparato decorativo a completamento del corpo di fabbrica, con la fontana (Studio Quaroni, Amerigo Romitelli, Ugo Macrì) concepita anche con funzione di utilità grazie ai condotti di recupero dell’aria umida sotto la cascata, che veniva convogliata nel sistema di condizionamento dell’intero edificio.

Grazie a Isabella Francavilla Marotta, all’Archivio Gino Marotta e dopo un intervento di restauro e rimontaggio, è stata recuperata ed esposta la fontana dell’artista molisano il cui progetto fu però escluso dal concorso.

All’artista venne tuttavia affidata la realizzazione del soffitto dell’atrio, con cento pannelli, tutti diversi uno dall’altro; successivamente Marotta, assieme all’architetto Angelo Di Castro, ideò ed eseguì l’elemento perimetrale in bronzo della sala destinata al pubblico, elaborandolo attraverso moduli con diverse tessiture, un’opera che, grazie al restauro, è tornata finalmente ‘visibile’ e apprezzabile.

Viene spontaneo un accostamento alle opere coeve di Arnaldo Pomodoro, quasi un debito condiviso dai due artisti nei confronti dell’astrazione, una ricerca propria di quegli anni, che nel decennio successivo cederà il passo, per Marotta, ad una diversa evocazione della natura, con le ben note sculture ispirate alle piante e agli animali; nuove ricerche che confermarono tuttavia il suo interesse nei confronti dei materiali, grazie alla scoperta e all’uso innovativo del metacrilato.

L’allestimento dello spazio centrale è interamente dedicato all’architetto e scultore Pietro de Laurentiis, che partecipò all’inizio degli anni Sessanta al concorso per la realizzazione dei due monumenti che si trovano all’esterno del palazzo.

Sulle pareti ci sono decine di disegni preparatori, al centro le fusioni in bronzo e alcuni gessi provenienti dall’Archivio Pietro De Laurentiis che testimoniano la dedizione dell’artista nell’elaborazione del progetto che durò tre anni e che chiamò Le Città Illuminate, a sottolineare come la gestione della luce dovesse essere intelligente  e lungimirante.

In linea con il suo ambientalismo militante, si sforzò di impedire la cementificazione lungo le vicine Mura Aureliane; poi, negli anni Settanta, elaborò un nuovo progetto che rivisitava la forma dei cosiddetti “nasoni”, le fontanelle di acqua pubblica della Capitale.

Le aveva pensate con forme curvilinee in ghisa smaltata: in mostra ci sono i disegni di quella che fino ad ora, era una semplice idea mai resa pubblica (e che – chissà – potrebbe concretizzarsi con qualche esemplare nel prossimo futuro).

Sono stati restaurati anche i due bassorilievi in bronzo di Eugene De Courten; situati nell’atrio e datati tra il 1959 e il 1963, raffigurano i Caduti dell’Acea (i dipendenti dell’azienda morti sul lavoro e quelli caduti in guerra).

Una parete è stata poi dedicata a una selezione di oggetti d’epoca (alcuni dei quali provenienti dalle case di ex dipendenti Acea): dai contatori ‘a gettone’ al bulbo della celebre (per i romani) Lampada Osram della Stazione Termini, un unico pezzo di vetro assicurato per circa 200mila euro.

Prima di avviarci alla conclusione, abbiamo rivolto un paio di domande a Irene Ranaldi che ha collaborato al progetto nella doppia veste di sociologa urbana e di archivista e che, assieme al gruppo di lavoro della società Memoria, ha ispezionato per mesi a Fiano Romano, l’archivio storico Acea (12 km lineari di documenti, centinaia di volumi e circa 31mila fotografie, tanto per fare qualche cifra):

Dopo questo impegnativo lavoro di ricerca, qual è stato il ritrovamento più emozionante?

Sicuramente, sia per la mia formazione di archivista, che per il mio lavoro di sociologa urbana, essendomi da sempre occupata di periferie, a partire dagli studi con Franco Ferrarotti, direi il Piano di risanamento delle borgate di Acea.

La mia sensibilità è stata più rivolta agli anni successivi al dopoguerra, quando le borgate erano ancora prive dei servizi minimi essenziali; si può dire che per il programma di risanamento voluto dal Comune di Roma e in qualità di azienda municipalizzata, Acea fece la sua parte.

Il risanamento di queste ottanta borgate lo conoscevo piuttosto bene per averlo studiato a fondo, ma mi è molto piaciuto poter finalmente vedere le linee preparatorie del piano, i verbali e i dépliant particolareggiati, zona per zona, intervento per intervento, palo della luce per palo della luce, etc.

Un grande piano di riqualificazione che ha portato al miglioramento delle condizioni di vita di migliaia di romani: vedere la documentazione è l’aspetto più bello del lavoro d’archivio, dalla preparazione, ai conflitti che potevano emergere, ai ritardi nell’esecuzione, ma soprattutto poter trovare e leggere anche i risultati di tutto ciò, è stato bello ed emozionante.

Abbiamo notato che ci sono stati periodi nei quali le politiche aziendali di Acea dimostravano una certa sensibilità sia al benessere dei propri dipendenti che al fabbisogno degli utenti nelle periferie. C’è stato qualche documento significativo a testimonianza di queste virtuose prassi aziendali?

Tuttora l’Acea conserva questa attenzione nei confronti dei propri dipendenti, c’è ancora un welfare interno di tutto rispetto.

Quello che mi ha ‘intenerita’ è vedere questo sistema di welfare negli anni del boom economico, con lo spostamento della sede a piazzale Ostiense nel 1962; lo si vede nelle lettere di assunzione, dove sono elencati i benefici (estesi ai familiari) che avrebbero potuto maturare impiegati e operai.

Tra i sistemi di welfare mi hanno particolarmente colpita i villaggi-vacanze, tra i quali Rivisondoli (AQ).

Le strutture che ospitavano le famiglie dei dipendenti erano realmente belle per quegli anni, attraverso le foto si respira l’orgoglio operaio assieme a quello medio-borghese di questi uomini, o meglio, capi famiglia (non c’era ancora stata la Riforma del diritto di famiglia), molto orgogliosi perché potevano permettersi di portare a sciare i propri bambini (https://www.museodigitale.gruppo.acea.it/portfolio-item/villaggio-rivisondoli/index.html).

Sono anche documentati gli appuntamenti annuali, come la distribuzione di pacchi dono per la Befana, concorsi interni di pittura e di scultura.

C’era attenzione per il ‘fuori orario’, tutto quello che avveniva oltre l’orario lavorativo, per una concezione del lavoro che era ancora in quegli anni assolutamente olivettiana; il Movimento Comunità, al quale partecipò lo stesso Ferrarotti, per quella sua brevissima esperienza politica alla Camera dei Deputati, proprio in quegli anni arrivava a maturazione e poi allo scioglimento per via della scomparsa di Adriano Olivetti nel 1960.

immagine per Rivisondoli - Abruzzo - 1962. Casa soggiorno per dipendenti Acea - ph. Museo digitale gruppo Acea
Rivisondoli – Abruzzo – 1962. Casa soggiorno per dipendenti Acea – ph. Museo digitale gruppo Acea

Nello scorrere del tempo, la gestione di Acea ha avuto – sia consentito il gioco di parole per un’azienda che eroga energia elettrica – momenti di luci e di ombre;  lo stesso spazio espositivo ha rappresentato per molto tempo il luogo delle lamentele per i disservizi, anche le cronache recenti hanno portato alla ribalta episodi discutibili che non è opportuno argomentare in questa sede; tuttavia, appaiono lodevoli la cura meticolosa e l’impegno profuso in così breve tempo per cominciare a rendere disponibile una parte del ricco patrimonio culturale di Acea.

Pur rientrando in un quadro di provvedimenti legislativi che riguardano il dovere di cura del patrimonio da parte delle imprese storiche, l’iniziativa Acea Heritage è meritoria, anche perché dimostra di voler abbracciare le importanti linee guida di Museimpresa di cui fa parte.

L’auspicio è che il progetto espositivo possa presto essere inquadrato nell’ottica di una agevole e adeguata fruizione da parte del pubblico, che immaginiamo desideroso di conoscere questo tassello importante della storia di Roma e che potrebbe reclamare ulteriori aperture oltre alle giornate dedicate previste.

Spesso, chi si trova a ricoprire ruoli dirigenziali nei sistemi museali istituzionali, promuovendo collaborazioni virtuose tra pubblico e privato, considera assai importante rendere la cittadinanza partecipe con delle offerte culturali d’eccellenza, perché il coinvolgimento del pubblico – soprattutto quello di prossimità – è parte essenziale nei processi di valorizzazione e conoscenza.

Alla lunga, aggiungiamo, una politica inclusiva può attivamente contribuire alla tutela dei musei stessi, e quelli aziendali non dovrebbero fare eccezione.

Informazioni: ACEA Heritage – Piazzale Ostiense, 2 Roma

  • https://www.gruppoacea.it/acea-heritage
  • Da settembre sono previste visite su prenotazione.
  • Il primo appuntamento ufficiale di apertura per il grande pubblico avrà luogo in occasione delle Giornate FAI d’Autunno previste per sabato 12 e domenica 13 ottobre.
immagine per Maria Arcidiacono
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Maria Arcidiacono Archeologa e storica dell'arte, collabora con quotidiani e riviste. Attualmente si occupa, presso una casa editrice, di un progetto editoriale riguardante il patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno.

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