Aver studiato archeologia e storia dell’arte a Roma, nel secolo scorso, significa aver avuto a che fare, almeno una volta, con la BIASA, la Biblioteca dell’Istituto di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia.

Ballatoi e scaffali lignei, grandi finestre che talvolta, in prossimità della chiusura e in barba alla regola del silenzio, lasciavano filtrare il suono del traffico cittadino, gli slogan dei cortei, gli sbuffi degli autobus alla fermata e le note dei suonatori ambulanti che si esibivano nell’angolo verso piazza San Marco.

immagine per Palazzo San Felice nuova Biblioteca di Storia dell'Arte, BIASA e qualche spina
Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte – Sala della Crociera al Collegio Romano

Molto è cambiato da allora: l’immenso cantiere della linea C della metropolitana invade la piazza e l’attraversamento è angusto sia per le manifestazioni che per i musicisti di strada.

Ma anche la biblioteca non è più la stessa: da oltre dieci anni sono state pressoché azzerate le nuove acquisizioni, c’è un parziale aggiornamento grazie alle donazioni di privati, di istituti e di qualche casa editrice, ma il progetto di trasferimento del quale si parlava fin dalla fine degli anni Novanta e che sembrerebbe ormai prossimo, pone la biblioteca in un limbo di incertezza.

Colmare il divario con le attrezzatissime biblioteche specialistiche straniere in città (Deutsches Archäologisches Institut, American Academy, École française, British School, Biblioteca Hertziana) è un’impresa impossibile, ma i problemi della biblioteca hanno radici antiche.

Fondata nel 1875 per i funzionari della Direzione degli scavi e dei musei che poi diventerà la Direzione delle antichità e delle belle arti del Ministero della pubblica istruzione, fu trasferita dalla prima sede di piazza della Minerva a quella attuale nel 1922.

È innegabile che a distanza di un secolo le esigenze di una biblioteca “ottocentesca” che occupa parte di un palazzo del Quattrocento non siano quelle di una biblioteca moderna, soprattutto in termini di spazi. Infatti, già negli anni Novanta una parte dei volumi venne trasferita nella Sala Crociera della sede del MiC al Collegio Romano e in un lontano deposito a Ciampino.

Ma la novità è che non solo sono in pieno svolgimento i lavori avviati nel 2017 per il trasferimento della biblioteca a Palazzo San Felice, l’edificio che il Quirinale ha generosamente reso disponibile per ospitarla, ma che il cantiere è ora visitabile.

Del complesso, il cui nucleo originario a destinazione conventuale risale al XVII secolo, rimane soprattutto la trasformazione ottocentesca voluta da Pio IX nella seconda metà dell’Ottocento, nel corso della quale si scoprì il Sepolcro dei Sempronii, un monumento funebre risalente al I secolo a. C. che ora sarà possibile vedere grazie al nuovo allestimento.

Il restauro dell’intero complesso e il progetto per la nuova biblioteca sono stati affidati a Mario Botta, il noto architetto svizzero di grande esperienza e di notevole prestigio internazionale.

Tra i vari progetti di biblioteche da lui realizzati, basterà ricordare la Biblioteca Tiraboschi di Bergamo, quella Municipale di Dortmund, in Germania e quella in Svizzera, a Einsiedeln, dedicata allo studioso Werner Oechslin. C’è quindi totale fiducia che, anche in questa circostanza, Mario Botta abbia saputo concepire le soluzioni migliori rispetto alla particolarità del luogo e alle richieste ricevute.

Tuttavia, tra gli antichi e nuovi frequentatori, e, più in generale tra gli addetti ai lavori, serpeggia qualche perplessità, dovuta in buona parte all’enormità del patrimonio librario da traslocare (400mila volumi, tra cui incunaboli, cinquecentine, seicentine, periodici, migliaia di incisioni, disegni e fotografie, manifesti teatrali, opere manoscritte e preziosi fondi archivistici, come il Fondo Lanciani) a fronte di uno spazio che, per quanto esteso (8mila metri quadrati), sarà in parte destinato, com’è giusto che sia, ad uffici, depositi, locali tecnici, ma anche a spazi espositivi e per eventi.

Altra nota dolente è che non sarà un’allegra passeggiata colmare il vuoto degli oltre dieci anni di assenza di acquisizioni, soprattutto in previsione di un congruo sviluppo delle stesse, come si converrebbe a una biblioteca che non deve invecchiare troppo presto, né ritrovarsi nuovamente con un’insufficienza di spazi.

Bisognerà poi accantonare l’idea che nella nuova sede si possa ricomporre l’intera collezione libraria: i volumi nella Sala Crociera al Collegio Romano e quelli che giacciono nel deposito di Ciampino resteranno dove sono, e davvero se ne ignora il motivo.

I malumori sono palpabili e dietro non c’è banale nostalgia del passato, semplicemente si dubita ci sia stata sufficiente oculatezza nel programmare l’operazione, che prevede, peraltro, l’istituzione di una fondazione: siamo certi che sia necessaria? Non basterebbe far funzionare meglio la biblioteca, con un po’ di risorse e di assunzioni?

Infine, vorremmo proporre un suggerimento: scegliete sui cataloghi on line un libro di archeologia o storia dell’arte che vi piacerebbe leggere, ma che non sia troppo recente per poterlo trovare in biblioteca, andate a Palazzo Venezia e sfogliatelo in quelle sale, ripensando a quanti studiosi e studiose di quelle discipline le hanno frequentate nel corso del tempo, prima che gli istituti stranieri a Roma dimostrassero identica passione e un pizzico in più di efficienza amministrativa e di investimenti.

Poi prenotate (ogni fine settimana, gratuitamente) una visita al nuovo cantiere della biblioteca a via della Dataria. Oltre al Sepolcro dei Sempronii e al corridoio con le fasi storico-costruttive del palazzo, c’è un piccolo ambiente affrescato in corso di studio che ospita già un primo tesoro della biblioteca: il disegno preparatorio per la Nuova Pianta di Roma eseguito da Giovanni Battista Nolli tra il 1736 e il 1738.

Pare che quell’impresa sia stata per Nolli un insuccesso commerciale che lo portò alla rovina, ma, già alla fine del XVIII secolo la Nuova Pianta di Roma si diffuse in Europa e venne considerata unanimemente un capolavoro.

Non si paga per frequentare le biblioteche, si sa che non sono redditizie, ma sono ancora necessarie a formare chi in futuro preserverà i monumenti e i musei a cui tanto teniamo, sarebbe bene prendersene cura, ammodernandone la fruibilità e vigilando sul loro futuro.

Cultura in Cantiere

Biblioteca di Archeologia e storia dell’arte

 

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

6 risposte

    1. Gentile Fulvia, grazie per le sue gradite parole d’apprezzamento.
      Invitare alla riflessione era lo scopo principale dell’articolo (e anche lo spirito che ha dato vita allo stesso web magazine).

  1. Trovo molto interessante questo articolo, io ho insegnato 35 anni architettura e Storia dell’arte anei licei. Posseggo varie collezioni di volumi, sto cercando a chi poter fare donazione. Chiarisco che sono testi importanti. Se fosse possibile, si può mettere in contatto con me.

    1. Gentile Elena, mi sembra un’ottima iniziativa!
      La cosa migliore che le posso suggerire è di rivolgersi direttamente alla biblioteca chiedendo della persona che si occupa delle donazioni.

      I contatti sono quelli indicati in calce all’articolo:
      +39.06. 69994211
      Indirizzo di posta elettronica: vi-ve.biasa.ricerca@cultura.gov.it

  2. Grazie mille dell’ articolo e degli aggiornamenti, sulla questione da tempo resto perplessa:
    perché spostare le raccolte se la nuova sede non sarà capiente per tutte?
    Cosa si intende fare degli spazi di Palazzo Venezia?
    Nemmeno sulla Biblioteca Nazionale di Archeologia e Storia dell’ Arte si riesce ad ottenere un finanziamento decente dallo Stato per il quale paghiamo le imposte?
    Perché occorrerebbe l’ ennesima fondazione?
    Infine…ci volete uccidere anche i ricordi?
    Saluti, gradirei qualche chiarimento!

    1. Gentile Rita,
      condivido le sue perplessità ed è proprio per questo che ho cercato di approfondire raccogliendo informazioni il più possibile aggiornate. Purtroppo le sue domande, condivise anch’esse e non solo da me, sono per il momento senza risposta. La Biasa è stata incardinata nel ViVe (Vittoriano-Palazzo Venezia) un’istituzione culturale autonoma prevalentemente di carattere museale, la cui prassi organizzativa e gestionale presenta forti differenze con quella delle biblioteche. Il motivo per il quale, dal 2014 in poi, non si sia più provveduto a finanziare adeguatamente la biblioteca è la domanda delle domande, alla quale seguono quelle che ha posto lei.
      Mio malgrado, non ho potuto far altro che sollevare la questione con un articolo. Anche a me piacerebbe conoscere, al di là della bellissima nuova sede donata dal Quirinale, il destino della ‘povera’ biblioteca e degli spazi di Palazzo Venezia, decisamente allettanti, sulla cui tutela e futura disponibilità pubblica occorrerà vigilare. Nel salutarla, in attesa di nuovi sviluppi e di risposte alle nostre domande, le segnalo una recente petizione che denuncia le criticità dell’operazione: https://chng.it/9BBcCVfWCd

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