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Francesco Antonio Franzoni. Un artista carrarese alla corte dei Papi

di Maria Arcidiacono

Il recente volume Francesco Antonio Franzoni (1734-1818). Un artista carrarese alla corte dei Papi di Rosella Carloni presenta una ricerca accuratissima su uno scultore conosciuto solo in parte dagli studiosi, ma davvero emblematico nel milieu artistico-culturale tra Roma e Carrara nel passaggio tra XVIII e XIX secolo.

Pubblicato per i tipi di Artemide Edizioni e corredato da una ricca appendice documentaria, il libro ripercorre l’intera vicenda di questo artista toscano, il cui percorso è segnato da un connubio singolare tra attività creativa e talento imprenditoriale nel commercio dei marmi.

immmagine copertina del libro Francesco Antonio Franzoni (1734-1818). Un artista carrarese alla corte dei Papi, di Rosella Carloni (Artemide)
Francesco Antonio Franzoni (1734-1818). Un artista carrarese alla corte dei Papi, di Rosella Carloni (Artemide)

Formatosi presumibilmente a Carrara nel laboratorio dello scultore Giovanni Antonio Cybei, Franzoni sviluppò parallelamente una pratica come intermediario nel mercato del marmo statuario (favorita dal fatto che parte della celebre cava al Polvaccio, quella prediletta da Michelangelo, era appartenuta alla sua famiglia).

immagine del ritratto ci Domenico De Angelis. Ritratto dello scultore Francesco Antonio Franzoni. olio su tela 1790 ca. - Carrara. Accademia di Belle Arti. Fonte Wikipedia
Domenico De Angelis. Ritratto dello scultore Francesco Antonio Franzoni. olio su tela 1790 ca. – Carrara. Accademia di Belle Arti. Fonte Wikipedia

A 23 anni si trasferì a Roma, dove intrecciò rapporti con artisti del calibro di Giovanni Battista Piranesi e con la comunità toscana trasferitasi nell’Urbe.

Tra i primi incarichi romani spicca il monumento funebre a Flaminia Odescalchi Chigi in Santa Maria del Popolo (1772), dove venne apprezzata in particolare la qualità delle figure zoomorfe – il leone alla base e l’aquila in sommità – che divennero la sua cifra distintiva.

Fu la lezione di Piranesi ad affinare un’altra sua prerogativa: la capacità inventiva nel restauro integrativo di opere antiche, dote preziosissima in una Roma che era, come sottolinea Rosella Carloni, il centro del collezionismo e del mercato delle antichità.

Decisivo fu il rapporto con i pontefici del tempo, in una fase di grande espansione del complesso museale vaticano.

Durante il pontificato di Clemente XIV, Franzoni entrò in contatto con Giovanni Angelo Braschi, allora Tesoriere della Camera Apostolica; quando Braschi divenne Pio VI (1775), lo nominò Intagliatore del Sacro Palazzo Apostolico e il suo rapporto con il papato si confermò anche con il successore, Pio VII Chiaramonti.

Numerosi i suoi interventi negli spazi museali vaticani: dalla Sala dei Candelabri alla Galleria delle Statue, dalla Sala degli Animali fino alla Sala della Biga che ospitava l’omonimo gruppo scultoreo considerato il suo capolavoro, frutto di un complesso lavoro compositivo tra materiale antico di diversa provenienza e integrazioni originali.

A questa attività si affiancò quella di fornitore di marmi di qualità, che accrebbe ulteriormente il suo prestigio: la bottega in via della Purificazione divenne meta di visite illustri, tra cui quella di Antonio Canova nell’aprile 1770.

L’autrice ricostruisce anche il lungo sodalizio con “l’abile e spregiudicato” scultore Vincenzo Pacetti, fondato su competenze complementari e su una comune visione imprenditoriale della bottega, durato circa quarant’anni “non essendovi mai stato verun contrasto fra noi”.

Cosa rimane, oggi, di artisti come Franzoni, allora celebri e richiestissimi? Quasi nulla, fuori dal mondo accademico.

È questa la domanda che resta aperta dopo la lettura, e che dà al libro il suo peso ulteriore: non si tratta solo di una biografia ben documentata, ma del recupero di una figura che illumina un’intera stagione di cerniera tra Settecento e Ottocento, tra tardobarocco e neoclassicismo.

Rosella Carloni ci accompagna in questa singolare biografia di un artista-imprenditore, fantasioso nella sua prassi creativa, ma dall’approccio ‘moderno’ nella gestione degli affari, lo fa con rigore e con la capacità, non scontata, di rendere avvincente la ricerca d’archivio.

Informazioni: Rosella Carloni, Francesco Antonio Franzoni (1734-1818). Un artista carrarese alla corte dei Papi, Roma 2025,  Artemide Edizioni

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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