ultimi articoli dell'autore

Licia Borrelli Vlad la grande archeologa. Storia di un’affermazione femminile.

di Maria Arcidiacono

Una lunga esistenza vissuta intensamente all’insegna della ricerca, quella di Licia Borrelli Vlad, la grande archeologa che recentemente è venuta a mancare all’età di 104 anni.

Nata a Ferrara nel 1921, trascorse l’infanzia cambiando più volte città (il padre era magistrato) per poi trascorrere gli anni di formazione universitaria a Firenze dove ebbe come docente di archeologia Ranuccio Bianchi Bandinelli; un incontro fondamentale che arricchì la sua preparazione in un ambito di studi che lo studioso senese voleva ulteriormente modernizzare, superando la prassi di stampo rigidamente filologico o meramente antiquario.

In un’intervista di qualche anno fa dichiarò di aver capito proprio allora che «l’archeologia non è una raccolta di figurine o una collezione di sassi, ma il tramite fra noi e coloro che ci hanno preceduti».

Favorito da Bianchi Bandinelli, e altrettanto decisivo, fu l’incontro con Cesare Brandi, il grande teorico del restauro, che segnò l’unione tra le due discipline – l’archeologia e il restauro – che distinsero l’intera vita della studiosa.

I suoi allievi e collaboratori la ricordano come una donna gentile e colta, molto legata al marito, Roman Vlad, musicista e compositore romeno, naturalizzato italiano.

Entrambi condividevano una biografia avventurosa: lui, nel 1941, dopo aver suonato in casa, per l’ultima volta, sul suo amato pianoforte, un Preludio di Chopin, fuggì in modo rocambolesco dalla Romania, caricando l’intera famiglia a bordo di una carrozza rimediata all’ultimo istante; seguirono gli studi, l’arrivo in Italia, i concerti, l’amicizia con Stravinskij e altri protagonisti della cultura internazionale, il matrimonio con Licia «che illumina la mia vita», disse.

Licia, nel frattempo, era stata infermiera volontaria per la Croce Rossa durante la guerra, avendo rifiutato di aderire alla repubblica di Salò, si nascose a Firenze e poi a Vallombrosa dove erano giunte le truppe naziste; lì riuscì più volte a sottrarre le munizioni alla guarnigione tedesca lasciata da Kesselring, per portarle ai partigiani; riprese a fare l’infermiera nell’Ottava armata britannica e raccontò di aver assistito, in ospedale a Merano, i reduci dai campi di concentramento.

Una volta giunta a Roma, nel 1946, quando l’Istituto Centrale del Restauro venne riaperto da Cesare Brandi, vi entrò poco tempo dopo come archeologa, e cominciò quella lunga stagione di ricerca per un’istituzione poi universalmente riconosciuta come un’eccellenza assoluta.

Altra importante tappa del suo percorso accademico fu, nel 1950, l’esperienza di specializzanda alla prestigiosa Scuola archeologica italiana di Atene.

Alla notizia della sua scomparsa, molti sono stati in rete i tributi alla sua memoria, alcuni dei quali hanno regalato episodi inediti del suo percorso accademico e biografico (segnalo, tra tutti, un articolo di Valentina Porcheddu che rimanda a una bella intervista di qualche anno prima).

Uno dei suoi ultimi, preziosi interventi è stato quello in videocollegamento per il Convegno svoltosi a Roma tra il 29 novembre e il 1° dicembre 2023 – i cui atti sono in corso di pubblicazione – Cesare Brandi e le frontiere del restauro. Teoria e prassi, nel quale l’insigne studiosa ha avuto modo di chiarire il ruolo fondamentale che ebbe l’ICR nella ricostruzione postbellica, raccontando anche delle difficoltà tecniche nel dover lavorare con la scarna documentazione fotografica in bianco e nero del tempo, e di come, nonostante ciò, la rivoluzionaria Teoria del restauro brandiana si diffuse subito in maniera significativa in Italia e nel mondo.

Con Licia Borrelli Vlad se ne è andata una vera intellettuale che fu protagonista del suo secolo (tutt’altro che breve, verrebbe da dire, nel suo caso): rigorosa, appassionata, aperta al dialogo e invidiabilmente lucida fino alla fine della sua intensissima vita.

 

immagine per Maria Arcidiacono
+ ARTICOLI

Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *