Memorie sommerse: i bronzi del Ponte di Valentiniano, inaugurata a Roma il 4 dicembre scorso, è una mostra raccolta e preziosa, collocata nella Sala VI di Palazzo Massimo alle Terme, una delle sedi del Museo Nazionale Romano. Curatrici Federica Rinaldi, neodirettrice del Museo, che inaugura il proprio primo progetto espositivo, e Agnese Pergola, archeologa funzionaria del MNR.
L’esposizione racconta e documenta un gruppo di tre sculture bronzee di diversa datazione, riconducibili all’impianto architettonico-iconografico d’età tardoantica del ponte che oggi è più conosciuto come Ponte Sisto, per via dei rifacimenti del XV secolo dovuti al pontefice Sisto IV della Rovere.

Rinvenuti nella seconda metà dell’Ottocento a seguito dei lavori di manutenzione degli argini del Tevere, i bronzi sono stati finora custoditi nei depositi del Museo Nazionale Romano (dove torneranno nella prossima primavera).
Si può quindi affermare che le opere, dopo uno scrupoloso restauro (che ha fatto scoprire una serie di interventi effettuati in passato), siano ‘emerse’ una seconda volta per offrire uno sguardo inedito sulla Roma tardoantica.
Nel IV secolo si scelse, come spesso accadeva, di reimpiegare materiale certamente antecedente il regno di Valentiniano I, l’imperatore che fece ricostruire il ponte e al quale si ipotizza sia riconducibile la testa frammentaria in mostra.

Ma l’Ala finemente definita, appartenente a una Vittoria alata, la qualità tecnica della scultura, anch’essa frammentaria, del Togato, assieme alla proposta di ricostruzione complessiva della struttura, che prevedeva un arco onorario di accesso al ponte, lasciano pensare a una compiutezza d’impianto in termini compositivi e iconografici.

L’aspetto altrettanto interessante della mostra è quello rivelato dalle corrispondenze epigrafiche illustrate attraverso un video dalla professoressa Silvia Orlandi, docente di Epigrafia Latina e Antichità Romane alla Sapienza Università di Roma.
Si tratta di alcune iscrizioni dedicatorie poste sul parapetto del ponte (conservate nel Chiostro di Michelangelo, all’interno di una delle altre sedi del MNR, le Terme di Diocleziano), le dimensioni monumentali di alcuni di questi blocchi marmorei fanno ritenere che le iscrizioni dovessero apparire ben leggibili dalle imbarcazioni che navigavano sul Tevere.

Un’esposizione raccolta, dicevamo, ma esaustiva e concepita con l’intento di far conoscere i processi di ricerca attorno a un piccolo gruppo di opere, dando spazio e voce alle diverse discipline dell’archeologia, dell’epigrafia e del restauro.
Il Ponte di Valentiniano oggi è un ponte pedonale, che congiunge il rione Regola con quello di Trastevere, percorso quotidianamente da migliaia di persone, la mostra a Palazzo Massimo rappresenta un tassello significativo per la conoscenza del frequentatissimo monumento romano e sarà affiancata da un catalogo dal profilo squisitamente scientifico, già in preparazione presso le edizioni Quasar.
Informazioni: Memorie sommerse. I bronzi del ponte di Valentiniano
- a cura di Federica Rinaldi e Agnese Pergola
- Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo, Sala VI, piano terra – Largo di Villa Peretti, 2 – Roma
- Fino al 12 aprile 2026, dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00), ingresso da Largo di Villa Peretti 2
- Mostra inclusa nel costo del biglietto di ingresso del Museo, salvo le gratuità di legge
- Uffici Stampa Angelina Travaglini; Alessandra Santerini
Maria Arcidiacono Archeologa e storica dell'arte, collabora con quotidiani e riviste. Attualmente si occupa, presso una casa editrice, di un progetto editoriale riguardante il patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno.
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono
- Maria Arcidiacono









