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Diana cacciatrice a Palazzo delle Pietre

di Maria Arcidiacono

A Roma, presso Palazzo delle Pietre, è stata presentata recentemente alla stampa una scultura in marmo del II secolo d.C., copia romana da un originale greco, raffigurante Diana Venatrix, (o Artemide Cacciatrice).

L’iconografia è ben nota attraverso le svariate repliche conservate in diversi musei italiani (per citarne solo alcuni: a Roma, presso i Musei Capitolini e al Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano; nel Museo Archeologico di Cremona in quello di Minturno e, sebbene frammentaria, in quello di Brindisi); ma anche all’estero, come la celebre Diana di Versailles al Museo del Louvre, dove è conservato anche il tipo Rospigliosi, mentre altri esemplari si trovano ad Atene, a Tripoli e a Berlino.

Nel nostro caso la dea si presenta come arciera in corsa, con un chitone corto e una mantella dal panneggio svolazzante annodata sotto il seno. Ciò che resta dell’attaccatura del braccio destro fa ritenere che fosse pronta ad estrarre una freccia dalla faretra, secondo uno schema frequente in altri esemplari di questa tipologia, mentre l’animale al suo fianco dovrebbe essere un cane, che talvolta, in altre versioni della scultura, si presenta sostituito o accompagnato da un cervo che la dea afferra per le corna.

La statua si aggiunge a una raccolta di antichità che completa l’arredo di Palazzo delle Pietre, prestigiosa struttura ricettiva nel Rione Sant’Eustachio, di proprietà di Carlo Mazzi, la cui scelta di diventare collezionista è nata dalla passione di un trisavolo per le antichità. Fieramente aretino, dopo aver ricoperto ruoli manageriali in vari settori, dall’industria aeronautica al cinema, Mazzi è stato presidente del gruppo Prada fino a pochi anni fa, quando prese la decisione di acquistare questo palazzo risalente al XV secolo, assai malridotto e illeggibile per vie delle molteplici superfetazioni.

Ci sono voluti anni e una cifra ragguardevole per ristrutturare l’edificio, ciò ha reso il progetto più simile a un intervento di restauro che al consueto investimento finalizzato alla mera valorizzazione immobiliare.

Tutto quello che si poteva recuperare all’interno delle mura quattrocentesche è stato scrupolosamente risanato, contribuendo al meglio alla complessiva conservazione del bene e, soprattutto, integrando con discrezione ed equilibrio gli indispensabili dispositivi di servizio rispettando il più possibile le parti originali.

Il lavoro, durato qualche anno ed eseguito sempre in aperto confronto e collaborazione con la Soprintendenza, ha restituito, tra le altre cose, sia le due finestre tonde, che il colore originario della facciata.

Mazzi ha coinvolto la propria famiglia, progettando veri e propri appartamenti, dando vita a una struttura ricettiva con arredi di gran pregio e arricchita dalla propria raccolta di antichità, frutto di anni di ricerche e acquisti mirati nel mercato antiquario.

Non trattandosi di una sede museale vera e propria, sebbene ne possegga in parte le caratteristiche, se si è momentaneamente sprovvisti del privilegio di poter soggiornare a Palazzo delle Pietre, sarà possibile vedere la scultura e le altre opere custodite negli spazi condivisi previa richiesta alla direzione, che dovrà tenere conto della necessaria riservatezza a tutela della privacy dei propri ospiti. Insomma, una visita non proprio semplicissima, ma nemmeno impossibile.

Informazioni Diana cacciatrice a Palazzo delle Pietre

  • Via delle Coppelle, 23 – Roma – Italia
  • contatti: +390686610012  – info@palazzodellepietre.com
  • Ufficio stampa Palazzo delle Pietre: Federica Mariani; Adele Della Sala
immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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