Felicissima e ben vissuta anima: così recita l’atto di morte di Giorgio Vasari, scomparso nel 1574. Poche parole che condensano la vita straordinaria di un uomo che non si limitò a dipingere e ad elaborare progetti architettonici, ma volle capire, documentare e raccontare l’arte del suo tempo.
La mostra Vasari e Roma, in corso a Palazzo Caffarelli-Musei Capitolini, restituisce con efficacia, e con oltre settanta opere, la stagione romana di questo protagonista assoluto del Cinquecento: gli anni in cui Roma, ancora segnata dalle ferite del Sacco del 1527, tornava a essere il centro pulsante dell’arte europea.

Di famiglia modesta, Vasari si formò inizialmente ad Arezzo con un precettore, Giovanni Pollio Lappoli (detto il Pollastra), che gli impartì una profonda educazione umanistico-letteraria.
Fu grazie al Cardinal Passerini che il giovane si trasferì successivamente a Firenze, trovandosi introdotto in un ambiente prestigioso dove, oltre ai rampolli dei Medici, ebbe modo di conoscere Michelangelo Buonarroti, un’amicizia testimoniata in mostra da due delle numerose lettere che i due si scambiarono.

Il primo soggiorno romano risale al gennaio del 1532, quando, poco più che ventenne, Vasari entrò in contatto con alcuni personaggi di spicco della città.
Ma tutta la sua biografia è costellata di incontri fortunati e di crescente autorevolezza, che gli valsero incarichi importanti da parte di ricchi mecenati e alti prelati, fino ai pontefici, da Paolo III Farnese a Gregorio XIII Boncompagni.
La mostra, a cura di Alessandra Baroni e promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è organizzata da MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Un bell’allestimento, articolato in quattro sezioni che seguono la sequenza dei soggiorni vasariani nell’Urbe, illustrando accuratamente il percorso creativo e la carriera del protagonista:
- I. Vasari a Roma nel 1532 e nel 1538: lo studio dall’antico e da Raffaello
- II. Alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la sala dei Cento Giorni e gli artisti ‘forestieri’ (1542-1546)
- III. Il ‘cantiere’ delle Vite; Vasari e Michelangelo e i lavori per papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555).
- IV. Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia (1570-1572).
Sedici dei dipinti in mostra recano la firma di Vasari. Tra questi, la Natività del 1538 per il Monastero di Camaldoli, in territorio aretino, un Ritratto di gentiluomo a lungo attribuito a Pontormo e conservato nei Musei di Strada Nuova a Genova, e la Resurrezione del 1550, custodita nella Pinacoteca di Siena, nella quale la resa volumetrica dei corpi in torsione e la limpidezza cromatica echeggiano con evidenza la lezione michelangiolesca.
Ma forse il tratto più distintivo di Vasari rimane la centralità che conferì al disegno come strumento imprescindibile di conoscenza: ne sono testimonianza il Cristo eucaristico, del 1555 agli Uffizi, e il più giovanile disegno a penna e inchiostro con acquarellature a pennello nel quale si è identificato un Giuseppe riconosciuto dai fratelli, da Raffaello, il genio che lo aveva affascinato fin dal primo arrivo a Roma.

Questo rigore del segno si specchia nella sua impresa letteraria più celebre, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani da Cimabue insino a’ tempi nostri, fonte irrinunciabile sui protagonisti dell’arte tra Trecento e Cinquecento, aggiornata in una seconda edizione nel 1568.

Quando nel 1554 fece ritorno a Firenze, portò da Roma la memoria dell’antico, sia quello visto dal vero che quello mutuato da Raffaello con le sue grottesche. All’apice del successo, realizzò grandi trasformazioni architettoniche nella città medicea e iniziò ad affrescare la cupola del Duomo.
Le opere degli altri protagonisti del tempo, come Perin del Vaga e Francesco Salviati, completano il quadro, restituendo il clima di profondo rinnovamento che Vasari attraversò e seppe trasferire nei suoi scritti.

La Roma vasariana del Cinquecento, con i suoi uomini illustri, dai bellissimi et onorati ragionamenti, con le committenze dei Farnese e degli ultimi pontefici, tra manierismo e istanze controriformiste, lasciò un’impronta profonda nell’artista, ed è ciò che la mostra si propone – riuscendovi pienamente – di restituire.

Informazioni Vasari e Roma
- A cura di Alessandra Baroni
- La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata da MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – Il catalogo, in via di edizione, è pubblicato da Gangemi Editore
- Fino al 19 luglio 2026
- Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli – via di Villa Caffarelli – Roma
- Orari: tutti i giorni 9:30 – 19:30 – ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
- Info mostra: 060608 (tutti i giorni ore 9:00 – 19:00)
- info.museicapitolini@comune.roma.it
- c.sanginiti@zetema.it, mariagraziafilippi@associazionemetamorfosi.com
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).












