Presso la Sinagoga di Ostia Antica si rinnova quest’anno l’appuntamento con Arte in Memoria, un progetto ideato e curato da Ada Chiara Zevi in collaborazione con l’Associazione Culturale Arte in Memoria.
L’iniziativa è nata nel 2002 e prende spunto da una analoga rassegna, cominciata nel 1990 e legata alla fortuita sopravvivenza al nazismo della sinagoga tardo-ottocentesca di Stommeln, in provincia di Colonia.

L’edificio fu risparmiato dai pogrom del 1938 perché la piccola comunità locale si era trasferita nelle grandi città e la sinagoga era stata venduta a un agricoltore che la usò come magazzino.
Alla fine degli anni Settanta l’amministrazione locale effettuò un intervento di recupero della struttura e l’adibì a centro culturale, successivamente l’artista Wilfried Gies diede vita al progetto Synagoge Stommeln invitando ogni anno un artista – il primo fu Jannis Kounellis nel 1991 – a realizzarvi un’opera per uno dei luoghi divenuti simbolo della Shoah.
La scelta di individuare nella sinagoga di Ostia Antica lo spazio fisico per rinnovare, attraverso l’arte, il ricordo dello sterminio nazifascista del popolo ebraico presenta delle analogie con il progetto tedesco, ma contiene anche un ulteriore elemento significativo che riguarda le radici antichissime della presenza ebraica a Roma.
La sinagoga, il cui impianto iniziale del I secolo d.C. doveva essere riconducibile a un edificio privato, sorge al di fuori delle mura di Ostia. La presenza di una comunità numerosa è attestata dalle iscrizioni che confermano la conversione dell’edificio in sinagoga, dalle successive trasformazioni dell’edificio a partire dal II fino al IV secolo e, di recente, anche dal ritrovamento di un antico bagno rituale ebraico in un’area più centrale.
L’abbandono della sinagoga probabilmente non ebbe a che vedere con distruzioni mirate, ma con il graduale allontanamento degli abitanti dall’intero sito.
Il progetto si inscrive in una tendenza – ora assai diffusa – di dialogo tra antico e contemporaneo che negli ultimi anni si è articolata attraverso varie modalità, ma che vede in Arte in Memoria, con il suo percorso di oltre vent’anni, un apprezzabile esempio di longevità.
L’efficacia di queste iniziative sta da una parte nell’apertura al contemporaneo delle sedi museali e dei siti archeologici e dall’altra nella volontà dell’artista di conoscere il luogo, cosa che poi gli consentirà di disporre di tutti gli strumenti interpretativi utili a interagire con esso.
Le edizioni passate hanno visto la partecipazione di artisti di spessore e prestigio internazionali, quali lo stesso Kounellis e, in ordine sparso, Hidetoshi Nagasawa, Giulio Paolini, Sol Le Witt, Daniel Buren, Eliseo Mattiacci, Richard Long, Giuseppe Penone e molti altri.
Avere a che fare con una tra le più antiche sinagoghe d’Europa pone l’artista di fronte a uno spazio che contiene la duplice capacità di porre quesiti e di rispondere a interrogativi; tuttavia, nel suo silenzio, il luogo lascia anche completa libertà di parola e le opere delle artiste protagoniste di questa dodicesima edizione, Ella Littwitz e Natalia Romik, esprimono ciascuna una riflessione potente che abbraccia sia la sfera religiosa che l’importanza della memoria condivisa pur nelle vive contraddizioni del nostro tempo.
L’israeliana Ella Littwitz presenta un’installazione con un armadio aperto che fa riferimento all’arca contenente la torah, o meglio, all’assenza di quest’ultima tra le ante spalancate, sostituita da un passo biblico che dà il titolo all’opera: For they have seen (y)our nakedness – Perché hanno visto la vostra (nostra) nudità.
Il brano tratto dal Libro delle Lamentazioni (“Gerusalemme ha peccato gravemente, perciò è diventata oggetto di scherno; tutti quelli che la onoravano ora la disprezzano, perché hanno visto la sua nudità; lei stessa geme e si allontana”) è rivelatore del significato sotteso di perdita collettiva della moralità (la vostra nudità aggiunta dall’autrice con quella y tra parentesi).
Tuttavia, l’orientamento dell’installazione verso est presuppone una volontà riparatoria, un auspicio di riconciliazione con Gerusalemme e ciò che essa rappresenta.
Secondo l’artista le sue opere “dovrebbero fare domande piuttosto che dare risposte”, lo affermava anni fa in una intervista della quale ci piace sottolineare una ‘sua’ risposta in particolare, quella alla domanda su come fosse la sua vita in Israele:
“Vivo a Jaffa e dalla mia terrazza sul tetto posso vedere due moschee, una sinagoga, una chiesa e una palma che si muove dal vento del mare Mediterraneo. Credo che questo dica tutto”.
Il lavoro di Natalia Romik è imperniato soprattutto nell’attività di ricerca della memoria negli spazi architettonici legati alle comunità ebraiche dell’Europa dell’est.
Candele di cera d’api nera, una materia altamente evocativa di qualcosa che si consuma con il tempo, le sue Flickering architecture sono impronte di quel che resta degli edifici – quasi del tutto scomparsi – del patrimonio ebraico di Varsavia.
La sua formazione (architettura e design, oltre alla laurea in giurisprudenza) l’ha guidata alla ricerca di tracce della presenza ebraica negli ex shtetl e nella capitale polacca, ricreando una mappa architettonica costituita da edifici privati e pubblici, come l’ex Ospedale pediatrico ebraico Bersohn e le stele funerarie dell’antico cimitero ebraico di Bródno, risalente al XVIII secolo, il più antico di Varsavia.
Frammenti di strutture svanite, come chi le abitava, che Natalia Romik cerca di rintracciare con il rigore di un’archivista e che poi rielabora, nello sforzo di restituire visivamente una parte di quel patrimonio umano e culturale delle comunità polacche della diaspora prima della Seconda guerra mondiale.
Arte in memoria ha il merito di non lasciare ai soli giorni deputati alla commemorazione delle vittime della Shoah il doveroso compito di rinnovare il ricordo di quanto accaduto, ma di aver coinvolto, oltre agli artisti contemporanei, anche altri operatori culturali, come archeologi e restauratori.
Vale la pena rammentare due esperienze di edizioni precedenti: quella dell’artista polacco Horst Hoheisel con l’opera Felt Stones in Arte in Memoria 9, nel 2017, alla quale partecipò contribuendo a sollecitare il restauro alla muratura in prossimità dell’antica scalinata di accesso alla sinagoga; intervento che intraprese egli stesso, in collaborazione con i tecnici restauratori di Ostia antica.
Analoga esperienza quella dell’artista tedesca Maria Eichhorn che nell’edizione 2023 ha scelto, attraverso lo strumento della performance, di porre due pietre provenienti dal Lago di Tiberiade su un muro della sinagoga, provvedendo inoltre a finanziare il restauro di una porzione della decorazione musiva dell’edificio stesso (Porre due pietre dal Lago di Tiberiade su un muro della sinagoga di Ostia antica – e un mosaico).
Sono esempi di quanto il confronto costante tra varie figure professionali vada oltre la tutela dei beni, antichi o contemporanei che siano, ma si inscriva nel più ampio significato di cura di una memoria importante dal punto di vista storico, etico, culturale che è fondamentale continuare a condividere.
Arte in Memoria, in oltre vent’anni di attività, ha saputo fare del ricordo della Shoah qualcosa di vivo e necessario. Le opere di questa dodicesima edizione parlano anche al presente.
Ce ne poniamo una, rivolta all’artista israeliana: quella frase – le due moschee, la sinagoga, la chiesa, e una palma mossa dal vento del Mediterraneo – pronunciata prima del 7 ottobre 2023, è ancora nel suo cuore?
Informazioni Arte in Memoria 12
- a cura di Adachiara Zevi
- Parco archeologico di Ostia antica, Sinagoga – viale dei Romagnoli, 717 – Ostia antica-Roma
- Promosso da: Ministero della Cultura, Dipartimento per le attività culturali, Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, Direzione generale Musei, Parco archeologico di Ostia antica.
- Con il sostegno dell’Istituto Polacco di Roma e del Wissenschaftskolleg di Berlino.
- Direzione e Coordinamento di Alessandro D’Alessio e Francesco Spina
- Comunicazione e Promozione PAOA di Marina Lo Blundo
- Organizzazione: Associazione Culturale Arte in Memoria
- Fino al 27 settembre 2026
- Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 8.30 – ultimo ingresso ore 18.00 con uscita ore 19.00 – lunedì chiuso.
- info@arteinmemoria.it
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
- Maria Arcidiacono
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