Macro non Macro. L’insediamento di Giorgio de Finis e la conferenza stampa di presentazione

immagine Macro AsiloSolo posti in piedi nell’Auditorium del Macro a via Nizza, per la presentazione del progetto Macro Asilo di Giorgio De Finis.

A illustrare questa proposta, gli interventi del vicesindaco Luca Bergamo, della Presidente della Commissione Cultura Eleonora Guadagno, di Fabio Merosi (Azienda Speciale Palaexpo), di Michelangelo Pistoletto, di Cristiana Collu, di Bartolomeo Pietromarchi e dello stesso De Finis.

Vivacissimo il contraddittorio di operatori e giornalisti, nei confronti dell’assessore e del neo-curatore.

A cominciare da Raffaella Frascarelli, di Nomas Foundation, che ha incalzato i relatori accusando apertamente Luca Bergamo di non avere alcun diritto di carattere legislativo per nominare il direttore di una struttura pubblica, senza bando e senza aver nemmeno peraltro consultato chi, in questi anni, ha dedicato energie e progetti per il Macro.

Altro argomento che è stato messo in risalto – velatamente anche da Pietromarchi – riguarda le competenze.

L’esperienza del Maam (Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz), nata dalla necessità, tutta politica, di offrire protezione dalla minaccia di sgombero che incombe sulle famiglie occupanti che vivono nell’ex fabbrica sulla via Prenestina, presenta dei criteri di carattere inclusivo, volutamente – e direi necessariamente – privo di selezione; questa modalità, prevista anche per  il progetto espositivo Asilo, pone De Finis fuori dalle aspettative riguardanti la figura curatoriale, per come la si intende normalmente.

Inoltre, e questo aspetto è stato sottolineato in più di un intervento, è previsto un budget di una certa entità, seppur non elevatissimo (800mila euro per un anno e mezzo circa).

Altre questioni, sollevate da Carlo Alberto Bucci (“La Repubblica”), riguardavano il destino della sede di Testaccio e della collezione del Macro; poi, il costo del biglietto d’ingresso e la presenza degli sponsor (Laura Larcan, per “Il Messaggero”); la contraddizione tra la grande apertura e l’essere comunque un soggetto pensante (Simonetta Lux, che ha parlato anche della propria esperienza nel CdA di Zètema); e infine, l’osservazione sferzante di Gabriele Simongini de “Il Tempo”, che considera la nomina di De Finis “curatore” e non direttore, un escamotage per giustificare l’assenza di un bando di concorso.

Le risposte: si tratta di un progetto che avrà una durata definita, aperto a chiunque si consideri artista e dimostri la propria adesione; non si pagherà il biglietto d’ingresso al Museo che avrà la propria collezione esposta; a Testaccio, dove non opererà De Finis, verrà eliminata la denominazione Macro e sarà un polo unico, dedito prevalentemente all’arte performativa, cancellando tutti gli ‘spezzettamenti’ degli ultimi anni; il ricorso agli sponsor si è reso necessario, ha spiegato lungamente Bergamo – che si è alternato con De Finis nel rispondere ai quesiti – perché non esiste più quell’investimento economico fornito da Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio che garantivano sovvenzioni: ora i tagli alla cultura costringono gli enti locali a chiedere aiuto ai privati.

Alle accuse di non avere competenze, la risposta è stata chiara: l’invito a De Finis nasce dall’esperienza maturata al Maam, e lo stesso non si sarebbe mai candidato in un concorso pubblico.

Il progetto Asilo è stato elaborato, si diceva, nel segno di un’apertura priva di selezione (sono stati  non a caso citati dai giornalisti I 100 pittori di via Margutta, chiedendo se sarà dato spazio anche a loro); un progetto sperimentale che mira a trasformare il Museo in un luogo più ospitale, “inserendosi nella diversificazione dell’offerta di questa città” (Pietromarchi).

Forse il riferimento più semplice è stato quello di Michelangelo Pistoletto che ha visto nella realizzazione del Maam (e in particolare del progetto iniziale Metropoliz) il concretizzarsi di un’utopia, nella sua accezione etimologica di non-luogo. Anche il Macro, nella visione di De Finis, da dispositivo pubblico tradizionalmente incardinato alla sua natura di Museo, può trasformarsi in qualcos’altro; le sue vicende, molto travagliate, negli intenti del neo-curatore, dovrebbero virare in una direzione partecipativa, fruibile gratuitamente e priva di filtri.

Sarà il fatidico colpo di grazia? Sarà un’autentica esplosione rivoluzionaria?

A partire da ottobre 2018, per un anno e mezzo circa, il Macro vivrà una nuova stagione, i riflettori saranno puntati su Giorgio De Finis che ne gestirà materialmente gli spazi, mentre alla gestione amministrativa spetteranno le scelte relative agli 800mila euro di budget.

Detrattori e fans del nuovo curatore a tempo determinato potranno continuare amabilmente a scatenarsi “l’un contro l’altro armato” in un luogo fisico, via Nizza, 138 e nei frequentatissimi non-luoghi della rete.

art a part of cult(ure), come è sua vocazione precipua, procederà ad ulteriori approfondimenti e invita tutte le parti coinvolte a porsi in libere discussioni che a breve seguiranno. Aggiornamenti in corso…

Maria Arcidiacono

Maria Arcidiacono

Maria Arcidiacono Archeologa e storica dell'arte, collabora con quotidiani e riviste. Attualmente si occupa, presso una casa editrice, di un progetto editoriale riguardante il patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno.

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