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Dante Ferretti, con i miei occhi. Omaggio doveroso al tre volte premio Oscar italiano.

Con una quarantina di opere tra bozzetti e dipinti ha da poco aperto i battenti a Roma, presso i Musei di San Salvatore in Lauro, Dante Ferretti, con i miei occhi, a cura di Raffaele Curi.

Grande e conosciutissimo maestro della scenografia contemporanea, Ferretti (Macerata, 26 febbraio 1943) è il protagonista di una mostra che vuole essere un giusto riconoscimento a chi non si è limitato a contribuire alla restituzione materiale dei meravigliosi e talvolta stravaganti sogni di registi leggendari, ma è intervenuto con la sua forza creativa dando vita a qualcosa di altamente poetico.

immagine per Mostra Dante Ferretti. Con i miei occhi
Dante Ferretti. Con i miei occhi

Una poesia effimera si potrebbe obbiettare, ma, finché si potranno proiettare film, anche il sapiente apparato scenografico rivivrà davanti a spettatori e spettatrici che potranno continuare ad apprezzarlo.

In mostra sono esposte le testimonianze concrete dell’approccio creativo, del momento nel quale sul foglio prende forma quella che sarà un’imponente scenografia: come il bozzetto dell’enigmatico Rinoceronte sollevato con catene nel film di Federico Fellini E la nave va (1983), fino alla spettacolare Parigi ricostruita in Hugo Cabret di Martin Scorsese (2012) che valse a Ferretti il meritatissimo terzo Oscar (in mostra la busta originale con la formula And the Oscar goes to…).

Senza dimenticare altre importanti collaborazioni, come la sua intermediazione fatata tra il capolavoro letterario di Umberto Eco e la regia di Jean-Jacques Annaud ne Il nome della rosa (1986).

E qui, alla domanda sul suo ricordo personale riguardo alla lavorazione del film, un Ferretti disincantato rammenta la risposta che diede a un gruppo di studiosi, sorpresi nel vedere nella campagna romana la ricostruzione di una monumentale abbazia medioevale della quale non vi era traccia alcuna nelle fonti storiche:

E ci credo che non vi risulta: non c’è! Anzi, se non vi sbrigate tra poco smonteranno tutto”.

Tutta la conferenza stampa è stata una giostra di aneddoti e autoironia, come il racconto di quando convinse Scorsese a scegliere Cinecittà per la realizzazione di Gangs of New York (2002) portandolo di domenica a un ristorante di fronte agli studi, per poi fargli fare un giro in una Cinecittà deserta.

Ha affermato Raffaele Curi:

“Ferretti è uno degli ultimissimi protagonisti e testimoni viventi del nostro grande cinema, si doveva organizzare una mostra”.

Ma Dante Ferretti non è solo uno scenografo, è anche architetto e soprattutto un artista: come definire altrimenti chi tutt’ora si dedica al disegno e alla ricerca pittorica?

I suoi lavori più recenti in mostra, a distanza di tempo, evocano le sue scenografie, ma ne sono al contempo distanti, come un’attività appartata, al di là del clamore.

Commovente il suo ricordo personale di Pier Paolo Pasolini, con il quale esordì ne Il Vangelo secondo Matteo (1964) e senza il quale non avrebbe goduto di questa formidabile carriera:

“Ho conosciuto persone straordinarie, ma lui sta lassù, più in alto di tutti”

Informazioni: Dante Ferretti, con i miei occhi

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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