Pur non essendosi inabissata nel totale oblio, la figura di Elvira Coda Notari era davvero poco conosciuta fino a qualche tempo fa. Quel poco che si sapeva di lei lo dobbiamo agli studiosi della Storia del Cinema italiano che a partire dagli anni Settanta si interessarono alla grande regista. Andrebbe precisato che per il suo singolare profilo potremmo estendere al di là dei confini italiani, e ben oltre il ruolo di regista, la sua grande versatilità come professionista del cinema.

immagine per Locandina del documentario di Valerio Ciriaci Elvira Notari. Oltre il silenzio (2025)
Locandina del documentario di Valerio Ciriaci Elvira Notari. Oltre il silenzio (2025)

Fortunatamente, le pubblicazioni a lei dedicate (tra le più recenti citiamo: Elvira, 2022 di Flavia Amabile e La figlia del Vesuvio, 2023 di Emanuele Coen) hanno risarcito in parte questa imperdonabile dimenticanza e hanno fatto da preludio a Elvira Notari. Oltre il silenzio, il documentario celebrativo dei 150 anni dalla nascita, di Valerio Ciriaci che è stato presentato alla recente Biennale del Cinema nella sezione Venezia Classici.

Ma chi era Elvira Coda Notari? Nata nel 1875 a Salerno, si trasferì a Napoli nel 1902, aveva studiato da insegnante per dedicarsi poi al lavoro di modista.

L’incontro e il matrimonio con il fotografo Nicola Notari cambieranno completamente la sua vita: nel laboratorio del marito passò dalla coloritura di pellicole fotografiche alla produzione di lungometraggi e brevi documentari, tutto ciò fece di lei la prima autrice cinematografica italiana.

Con la nascita della Dora Film iniziò la distribuzione di pellicole ispirate a romanzi, a canzoni popolari, alla vita quotidiana e alle feste popolari napoletane.

Elvira copriva quasi tutti i ruoli necessari alla produzione dei suoi film, dalla scelta del soggetto e dei protagonisti, alla sceneggiatura; si occupava anche della comunicazione e della distribuzione nelle sale e raggiunse il mercato americano incontrando grande successo di pubblico tra gli emigrati italiani che apprezzarono questo sguardo realista sui loro luoghi d’origine.

Fu proprio la freschezza innovativa del suo cinema, privo dell’enfasi forzata incoraggiata e sostenuta dal fascismo, a renderla invisa al regime che iniziò a censurare le sue pellicole impedendone la proiezione e l’esportazione.

Della filmografia parziale di Elvira Notari, che vanta oltre cinquanta degli oltre 160 titoli stimati, da Gli arrivederci del 1906 a Napoli sirena della canzone del 1929, sono sopravvissuti due film interi, tra i quali, notevole, È piccerella (https://www.youtube.com/watch?v=uByTIr_TMvA), e due terzi di un altro.

L’attività della Dora Film si concluse nel 1930, anno nel quale Elvira, allora cinquantacinquenne, si ritirò a Cava de’ Tirreni, dove morì nel 1946.

Abbiamo pensato di rivolgere qualche domanda su Elvira Notari alla giornalista e scrittrice Flavia Amabile, autrice di Elvira (Einaudi 2022).

Come sei venuta a conoscenza dell’esistenza di questa grande regista?

In maniera del tutto casuale, non la conoscevo assolutamente. Ho letto la sua storia su una pagina di una cronaca locale, mi sono incuriosita perché era la storia di una donna che non conoscevo, mi sono chiesta come fosse possibile che io, come tanti altri, non ne sapessi nulla. E ho pensato che avrei dovuto capire e spiegare il perché.

Nella biografia di Elvira Notari ci sono episodi che mettono in risalto il suo spirito indipendente dalle convenzioni sociali. Qual è l’aspetto della sua personalità che ti ha colpita di più?

La sua coerenza. Nonostante le forti pressioni da parte del regime fascista non ha mai cambiato il suo modo di fare cinema. E nonostante le forti pressioni sociali di un’epoca in cui le mogli dovevano rimanere a casa non ha cambiato neanche il suo modo di essere.

Quando capì che non era più il suo tempo e che l’alternativa per andare avanti era scendere a compromessi, scomparve, semplicemente. Ritirandosi a Cava de’ Tirreni, che all’epoca significava sparire nel nulla, fece calare il sipario sulla sua figura. È un gesto che indica coerenza e libertà: dopo aver girato nelle sale cinematografiche di tutta Italia, capisce che è il momento di smettere e si eclissa completamente.

Non amava apparire, tant’è vero che abbiamo pochissime immagini ufficiali, quello che le interessava esprimere era il suo lavoro, teneva moltissimo a rivendicare il suo ruolo come appare dai titoli di testa dei due film sopravvissuti per intero.  Era il modo per chiarire che la regista era lei e non il marito Nicola come alcuni sostenevano.

Dagli anni Settanta-Ottanta, oltre agli studiosi di cinema che hanno contribuito a farla riscoprire, ci sono scrittori e scrittrici come te che hanno raccontato una donna modernissima, singolare per il suo tempo, sia per le sue capacità imprenditoriali, che per la modalità creativa dei suoi film, fu anticipatrice del neorealismo…insomma, rappresentò una pagina importante nella storia del cinema.

La sua importanza è enorme, noi diciamo che è la prima regista italiana, forse dovremmo dire anche che è la seconda regista al mondo, la prima è la francese Alice Guy-Blaché, che però era sposata con un produttore, ed è stato un po’ più facile per lei. Non sono una storica del cinema, ma, da quanto ho potuto appurare, è stata la prima produttrice, la prima sceneggiatrice e la prima distributrice cinematografica al mondo. Non ho notizie, aspetto che qualcuno smentisca questi dati.

Copriva tutti i ruoli e ciò che di notevole faceva il marito Nicola, oltre ad averla introdotta in questo mondo, era girare materialmente i film, lei dirigeva tutto, ma Nicola era il suo operatore. Poi diciamo che fu un’anticipatrice del neorealismo, ma dovremmo precisare che lo chiamiamo neorealismo perché ci fu un ‘realismo’, che era certamente suo e apparteneva a quel ‘cinema dal vero’.

A molte immagini girate per le strade, se ne alternano veramente poche altre girate negli studi, anche se per studi s’intendevano tre pareti in cartone, senza soffitto per utilizzare la luce naturale e risparmiare energia elettrica. Si filmavano le feste napoletane, quella della Madonna del Carmine, Piedigrotta, le processioni, ma alcune scene, alcune inquadrature di Nicola Notari ancora ci stupiscono a un secolo di distanza perché lui possedeva davvero un ‘occhio’ cinematografico.

Il documentario di Valerio Ciriaci, Elvira Notari. Oltre il silenzio, presentato alla Biennale di Venezia ha visto anche il tuo coinvolgimento, vuoi raccontarci come è stata questa esperienza? 

È stato molto bello partecipare a questo documentario, perché è stato un gruppo molto unito di ‘maniaci’ di Elvira Coda Notari, che si scambiava messaggi sui singoli fotogrammi cercando di individuare i personaggi – per lo più suoi familiari – che già conoscevamo; insomma, una bella avventura tra persone che si trovavano a condividere la stessa passione.

Questo mi ha anche permesso di andare avanti nella ricerca, perché una volta pubblicato il libro mi ero fermata, invece sono emersi aspetti della vita di Elvira che non si conoscevano, ne parlo nelle mie presentazioni, ma sono in parte presenti anche nel documentario che in questo mese verrà proiettato in varie città d’Italia.

immagine per Maria Arcidiacono
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Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).

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