Gli ampi spazi del Mattatoio di Roma (Padiglione 9b) ospitano Progettare il Caos, la mostra di Felice Levini curata da Massimo Belli.

Il titolo prende spunto dall’opera che copre un’intera parete e offre al visitatore un saggio delle costruzioni alchemiche dell’artista. La tecnica è pennarello su carta, ma è solo un esempio dei supporti e dei mezzi che Levini padroneggia con estrema disinvoltura.
I temi sono molteplici, l’ironia è sempre presente, ma non devono sfuggirci la critica caustica alla società e l’analisi spietata e scanzonata dell’attualità. Felice Levini ha una storia di militanza artistica che ha radici in una stagione irripetibile, la cui lunga eco è presente in molte sue opere.
Levini stesso ama di tanto in tanto apparire, affacciarsi nelle sue opere come un visitatore qualsiasi; sono camei a sorpresa sempre spiazzanti: che si tratti di un autoritratto (1982) dove si presenta, triplice, a ribaltare la popolare espressione delle tre scimmiette, ribadendo che, a differenza di esse, lui vede, sente e parla, o in versione giocosamente feroce (1992) oppure nel Doppio autoritratto (2012), una sorta di carta da gioco con l’aggettivo “ultimo” reiterato e declinato in tutte le espressioni più comuni.
Il riferimento talvolta si fa colto quando guarda all’antichità, filtrandola però per i suoi scopi, come l’opus sectile con la testa di Helios che diventa uno specchio rotto.
Vale comunque la pena perdersi nel suo caleidoscopio, percorrendo il corridoio centrale sovrastati dal Circolo degli Angeli, otto teli dipinti su pvc trasparente (1993-94) e davanti all’opera che dà il titolo alla mostra (2022/24).
Due lavori distanti nel tempo, entrambi – come tutte le sue opere – caratterizzati da un impeccabile rigore esecutivo, zeppi di immagini e frasi, in un horror vacui benefico che costringe alla riflessione, a interrogarsi su cose per niente scontate.
Nel corso del tempo, Felice Levini ha maturato (e conservato) molte amicizie nella comunità dell’arte, lo si è visto nell’affollata inaugurazione del 19 febbraio scorso; citiamo un artista su tutti: H. H. Lim, con il quale Levini ha condiviso performance ed esperienze espositive.
Per concludere – invitandovi ad andare a visitare la mostra – ricordiamo un piccolo, ma significativo episodio che sintetizza l’arguzia e il distacco di Levini da ogni atteggiamento serioso e conformista: nel 2012, a Roma, presso l’Auditorium di Mecenate, in occasione di uno degli appuntamenti dei Martedì Critici di Alberto Dambruoso, che lo vide ospite, alla proposta di rivolgergli qualche domanda, tra il pubblico si alzò proprio Lim che gli chiese: “Ma tu sei felice?”. La risposta fu: “Diciamo che non posso fare diversamente”.
Info mostra Felice Levini – Progettare il Caos
- a cura di Massimo Belli
- Ex Mattatoio – Padiglione 9b – Piazza Orazio Giustiniani, 4, Roma
- Fino al 21 aprile 2025
- Orari: dal martedì alla domenica 11:00 – 20:00; lunedì chiuso
- Mostra promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo. Organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con AA+ (Associazione per l’Arte e Più)
- Catalogo a cura di Massimo Belli, con testi di Aurelio Picca, Renato Barilli, Francesco Moschini e Massimo Belli edito da Silvana Editoriale.
- www.mattatoioroma.it
Archeologa e storica dell'arte, collabora con autori e case editrici per ricerche iconografiche, editing e coordinamento redazionale. Dal 2010 scrive su artapartofculture.net e, occasionalmente, elabora testi critici e cura progetti espositivi. Nel 2023 ha pubblicato C'era una volta il bar di Vezio (Iacobelli).
















